Meno artisti più artigiani


Il live di Marco Castello al Roma Summer Fest fa innamorare

In questa febbrile ricerca del live perfetto, ci dimentichiamo quali sono gli elementi necessari a renderlo indimenticabile. Forse lo sono le sgomitate sudate per arrivare in transenna, forse è l’urlare a squarciagola le canzoni che per mesi hai sentito e risentito solo nelle tue cuffie. Eppure, un live rimane nel cuore anche dalla tribuna ー per me è successo con il tour Flop di Salmo ー o se non conosci tutte le canzoni a memoriaーcome per il live di Amore e rivoluzione a Villa Ada, dove gli Eugenio in via di Gioia avevano portato sul palco un album che era uscito solo da poche ore. Il live perfetto ha bisogno di una serie di elementi che, come per magia, si trovano tutti al loro posto. Nel caso del tour di Marco Castello, lo spettacolo meraviglioso a cui abbiamo assistito è stato tutto fuorché un caso. Quaglia sovversiva, l’album uscito in digitale il 12 dicembre del 2025, ci aveva stregato fin da subito. Carlo Geraci, nostro collaboratore e musicista, nel terzo numero aveva scritto uno dei miei articoli preferiti di Fuori Tempo sviscerando quelle dieci canzoni. Questo, infatti, non è un album che si merita un ascolto disattento e sarebbe quasi impossibile anche provandoci. Le strumentali ー perfette, ricercate, sospese, ma estremamente realistiche ー ti rimangono nel cuore, ma è la storia e l’ideologia che ogni canzone ti urla a colpire nel profondo. Ci sono tante frasi che ho ripetuto spesso in questi mesi, ma una in particolare mi è rimasta incollata diventando un po’ il mio motto personale.

E ci riapproprieremo degli spazi
e rifaremo bella la città
e impareremo ancora a far le cose con le mani
finalmente, finalmente
meno artisti
più artigiani
Marco Castello, All'acqua ghiacciata, 2025
L’idea di Quaglia Sovversiva è quella di raccontare una rivoluzione folle in una terra mangiata e illuminata a giorno dal turismo che ne scopre tutte le ridicole deformazioni. Ce lo racconta proprio Marco Castello tra una canzone e l’altra, alternando narrazione, canto e suono della tromba con una semplicità assolutamente non scontata. Pompe è il momento di realizzazione di questa rivolta, una canzone che racconta la consapevolezza del vivere una vita quotidiana piena di gente vuota a un rifornimento di benzina ed è con questo botto che il concerto si apre: nessuna canzone poteva essere più esplicativa. Perché, se la continuità perfetta dell’album nel live deve essere necessariamente spezzata da intermezzi, canzoni di album passati e cover inedite meravigliose, la coerenza è mantenuta da un’energia ideologica che sta proprio nella figura di Castello come artista, della sua band, del suo management. Gli assoli della band, i virtuosismi del batterista Giuseppe Molinari e del bassista Lorenzo Pisoni non sono rimasti inosservati e sono stati accolti da poghi, salti, urla di noi del pubblico, perché i fan di Marco sono una categoria a parte. Anche questo è stato uno degli elementi che ha elevato il concerto. Prima di ogni evento cerco sempre di fare qualche video con i fan perché mi piace conoscere la storia che li lega al proprio artista e l’umore con il quale affronteranno la calca del concerto. Ogni artista ha i suoi personaggi tipizzati che li seguono: quelli più chiusi, più aperti, più timidi, più estroversi. Amo conoscervi tutti, ma il calore che ho sentito quella sera, l’ho sentito in poche altre file per instore e concerti. Quella voglia di creare uno spazio libero, pieno e innamorato che Marco Castello porta con la sua musica, si trasmette ai suoi fan, che si lasciano attraversare da una ribellione sognante ad occhi aperti cercando di riprendere in mano quello che conta, che li fa diventare meno vuoti. All’Auditorium Parco della musica Ennio Morricone abbiamo ritrovato quello spazio per farci innamorare, come dice in Vessenali, in mezzo al tutto il grigiume e le logiche sterili, ma rigide del mercato musicale. La musica è stata il centro ed era anche il terreno per far emergere con forza l’ideologia di Quaglia Sovversiva.

Ma po fanculo l'iperproduzione
sogniamo almeno fino a domattina
Marco Castello, Vessenali, 2025
Marco Castello funziona e fa innamorare perché non ha riferimenti. E non sto parlando di riferimenti musicali ー si ispira molto a Lucio Dalla e ai Beatles, riconfermando ancora di più la mia passione per lui ー ma nel modo di agire e di approcciarsi a questa industria musicale italiana. Credo sia incredibile vedere un cantautore siciliano che non si affida a basi preregistrate, collaborazioni studiate o marketing impersonale che riesce comunque ad avere il suo successo. Mi è capitato di parlarne proprio qualche settimana fa con un altro cantautore emergente italiano che, pur riconoscendo l’enorme bravura tecnica, attribuiva il seguito di Marco Castello a un casuale fenomeno di viralità delle sue canzoni su TikTok. Ma è davvero questa la spiegazione? L’impressione che ho io è che lui arrivi per vie traverse. Ho conosciuto Pezzi della sera perché mi è stato consigliato da un mio amico e l’ho consigliato, a mia volta, ai miei colleghi. Forse per la sua sincerità, per la sua purezza, ma quei consigli non sono rimasti mai inascoltati, tanto che quella sera del 23 giugno all’Auditorium erano tanto i miei colleghi che dal semplice ascolto sul cellulare avevano deciso di venire a sentire l’accordo di Porci dal vivo. Tante persone che conosco, invece, se ne sono innamorati proprio al concerto. Il seguito dei social è un riflesso di quello che si sperimenta nella realtà, come ho potuto sperimentare anche io pubblicando i video dei suoi concerti: un nutrito gruppo di fedeli, commentava i video con delle frasi mantriche per portarlo alto nell’algoritmo per guadagnarci nulla, solo per far conoscere ad altri la sua musica. Potremmo di nuovo chiederci il perché, ma sarebbe come voler spiegare perché ci si innamora. Innegabilmente, chi incontra la musica di Marco Castello ne rimane invischiato perché è tutto ciò che non abbiamo esperienziato, ma che conosciamo: il bisogno di costeggiare la banchina per riappropriarsi degli spazi.

Brillando ci riprenderemo i sette scogghi
e con le pietre spegneremo porcherie pubblicitarie
che ci hanno tolto buio ed eleganza
Marco Castello, All'acqua ghiacciata, 2025
Estremamente legato alla tangibilità della musica, nel 2023 fonda la sua etichetta discografica indipendente a Siracusa, Megghiu suli (chi mala accompagnati, dice il detto siciliano, cioè meglio soli che accompagnati malamente) e in questa sua indipendenza si legge la libertà di voler fare le cose con le proprie mani. La sua etichetta organizza tour, merchandise, vinili mettendosi contro tutto un sistema già collaudato e oliato che segue sempre gli stessi canali di promozione. Ho chiesto più volte ai negozi di dischi di Roma se potessi acquistare Quaglia Sovversiva o Pezzi della sera e ho potuto leggere il fastidioso disprezzo negli occhi dei venditori che non capivano perchè quei vinili da loro non arrivavano: perché cambiare le cose che funzionano? Andando al concerto di Marco Castello ho capito che non c’è una risposta se non quella di pensare che la prassi è la risposta obbligatoria. Uno dei drammi più gravi delle industrie culturali è proprio quello di obbedire a delle rigide regole, a un modo di fare collaudato, dimenticando la passione iniziale, quel battito di cuore che aiuta con le scelte e indirizza i piani creativi. Sceglie Bruno Berle in apertura, cantautore brasiliano di eccezionale bravura, poco conosciuto in Italia, e sceglie di stare con noi alle transenne del merchandising fino all’una inoltrata dopo il concerto, firmando di tutto, dai vinili alle braccia da tatuare. Sceglie quello che gli piace e sceglie di starci vicino, avvicinandoci al suo mondo fatto di Brasile, Sicilia e physical media.

Castello porta in alto il nome della nostra isola in maniera non scontata, partendo da essa e non rinnegandola mai. Anche se man mano che il concerto prende forma, l’isola diventa simbolo di un intero popolo di ribelli che non si riconoscono nel modo violento in cui la terra viene abitata, al giorno d’oggi. Così non eravamo noi siciliani a cantare a squarciagola, ma tutto il popolo di fan. Il suo concerto ci è rimasto nel cuore perché abbiamo apprezzato il suo modo sincero di essere un artigiano della musica. Come dice in Scoglio Volante, noi, la sua gente, siamo stanchi del vuoto, ma vogliamo sentire sulla nostra pelle un testo, un assolo, una rivoluzione. Forse per questo si è creata quell’energia incredibile, forse per questo, uscendo dall’Auditorium, tutti abbiamo pensato che desideriamo un mondo con meno artisti e più artigiani

Eppure sento in me un bruciare antico
che mi connette agli inferi che battono
e al cielo che respira.
E stanca del teatro e della stupidità umana
sapete che vi dico:
mi scotolo di dosso i parassiti,
rompo gli ormeggi e inizio a navigare
Marco Castello, Scoglio Volante, 2025

29.06.2026 Chiara Calcara