Geolier ha portato Napoli a Roma


Il concerto di Geolier allo stadio Olimpico

Lo scorso 19 giugno è successa una cosa un po’ insolita qui a Roma: un ragazzo ventiseienne di Secondigliano ha sradicato Napoli e l’ha piantata nel cuore dello Stadio Olimpico. Per oltre due ore e mezza, suddivise in più atti, il rapper napoletano Geolier ha messo in scena uno spettacolo costruito nei minimi dettagli. Emanuele Palumbo non è nuovo al mondo degli stadi. Da ormai due anni colleziona sold out allo Stadio Diego Armando Maradona ed è reduce di un importantissimo concerto al San Siro di Milano. Una volta iniziato lo show con EL PIBE DE ORO, non si è più fermato: dai brani più recenti contenuti nell’album TUTTO È POSSIBILE fino ai pezzi che hanno segnato l’inizio del suo percorso, come Moncler, P Secondigliano e Na Catena. Esiste un falso mito sul napoletano: quello del personaggio che finisce per scimmiottare sé stesso, trasformandosi volontariamente nella caricatura della propria identità e risultando fastidioso a chi non riesce a entrarci in sintonia. Geolier, invece, è vero. È reale. E su un palco in cui non gioca in casa riesce a far emergere tutta la bellezza della napoletaneità. Sì, insisterò molto su questo aspetto, perché da napoletana mi si è sciolto il cuore nel vedere un intero stadio di Roma cantare in un dialetto che non gli appartiene, ma che per una sera è riuscito a coinvolgere tutti. È stata una di quelle immagini che difficilmente si dimenticano. Poi diciamocelo: Geolier i concerti li sa fare. È un pazzo, nel senso più bello del termine. Sale sul palco con l’energia di un ragazzo di ventisei anni e riesce a trasmetterla interamente al pubblico. Ringrazia, dimostra riconoscenza, interagisce, scherza. La sua forza sta proprio nel non dare mai per scontato il rapporto con chi lo ascolta: riconosce il valore di quel legame e lo alimenta per tutta la durata dello spettacolo. Sul palco, con lui, sono saliti anche tre ospiti molto diversi tra loro. Da un lato Achille Lauro, che sulle note di FOTOGRAFIA ha regalato un omaggio alla città ospitante; dall’altro Kid Yugi, capace di far impazzire il pubblico con OLÈ; infine MV Killa, richiamato dal solito, iconico Marcellooooo, prima di eseguire CADILLAC e far saltare tutto lo stadio. Naturalmente non sono mancati i momenti più intimi: quelli romantici, quelli in cui Emanuele invitava le coppie a cantarsi le canzoni nell’orecchio, ricordando a tutti di non dare mai per scontato l’amore. Il calore è stato il vero protagonista dell’intera serata. E poi c’è UN RICCO E UN POVERO. Come si racconta una canzone del genere a chi non l’ha mai ascoltata dal vivo? Già al primo ascolto dell’album in digitale si era imposta come il brano più sentito del progetto: un dialogo tra un uomo ricco e un uomo povero che, recentemente, il creator Joshuaelie ha accostato su TikTok a ‘A livella: una delle poesie più celebri di Totò. Attraverso il dialogo tra un marchese e un netturbino, entrambi ormai morti, racconta come la morte azzeri ogni differenza sociale: davanti alla “livella”, tutti gli uomini diventano uguali, indipendentemente dalla ricchezza, dal potere o dalla posizione che hanno occupato in vita. Un paragone che ha trovato conferma nelle parole dello stesso Geolier, il quale ha spiegato come la filosofia della Livella appartenga a ogni napoletano fin dalla nascita, ma osservandola in un’ottica più positiva, la vera ricchezza viene dall’interno, la ricchezza materiale invece spesso rende poveri d’animo, rende così sazi da sentirsi vuoti, mentre il vuoto di chi non possiede può essere riempito da sogni e desideri. Dal vivo tutto questo emerge con ancora più forza. Geolier si fa portavoce di una tradizione che riesce a parlare a tutti: grandi e piccoli, napoletani e non. Il suo amore e il suo rispetto per la terra madre sono diventati ancora più evidenti durante i tre concerti conclusivi del tour, tutti ospitati allo Stadio Diego Armando Maradona di Fuorigrotta. Tre concerti che meritano una menzione d’onore anche perché sono stati il palco di un annuncio importantissimo. Inizialmente erano previste tre date nel giugno 2027 allo Stadio Maradona; nel giro di pochissimo tempo, complice il sold out immediato, sono diventate sei. Ma la notizia più significativa è un’altra: Geolier nel 2027 suonerà soltanto lì, a Napoli. È una scelta che porta con sé un significato preciso. Vuole che la gente venga a Napoli. Vuole che le persone conoscano casa sua. Un’idea che richiama quella di Bad Bunny, che ha scelto di concentrare il proprio tour a Porto Rico. È una decisione strategica, certo, ma è anche una dichiarazione d’amore. Giocare in casa significa potersi mostrare al cento per cento, senza filtri. E quando ami davvero un luogo, desideri che siano gli altri a guardarlo attraverso i tuoi occhi. Forse non saranno occhi del tutto imparziali, forse non saranno completamente oggettivi, ma saranno sempre colmi di un amore puro, di rispetto e di una riconoscenza che difficilmente trovano eguali. Napoli è casa tua e io non vedo l’ora di tornare a casa.

03.07.2026 Alessia Restucci