Gemitaiz al Rock in Roma
L’Elsewhere Live tour inizia al Rock in Roma, in una caldissima sera di giugno e all’insegna dello spettacolo. Fin dal primo ascolto dell’album di Gemitaiz, pubblicato il 12 dicembre del 2025, ho avuto l’impressione che sarebbe stato un live molto sentito e che avrebbe unito i fan storici con quelli più recenti. Più dei suoi ultimi album, qui i testi diventavano manifesto di una parte della popolazione che concepisce il mondo in maniera diversa. Curiosa la casualità per cui lo stesso giorno, in Italia, vengono pubblicati due album che parlano di rivoluzione con una profonda impronta ideologica. Ma se per Quaglia sovversiva di Marco Castello il fulcro è molto più locale e territoriale, Gemitaiz sogna un popolo mondiale che si opponga alla violenza del mondo. Sfacciatamente politico, si scaglia contro un frazionamento dell’attenzione che non ci permette di capire che l’orrore che abbiamo davanti è reale. Come avevamo riflettuto nel secondo nell’articolo a lui dedicato nel numero di Fuori Tempo, non è una constatazione sterile, ma vuole essere una spinta all’unione, per combattere insieme come fratelli e sorelle. L’Ippodromo delle capannelle diventa la perfetta location dove ambientare il mondo in declino che sta raccontando Gemitaiz. Sotto il sole rovente e afoso di giugno, sentire Mathilde Ferandez accompagnarlo nella traccia guida dell’album, L’altro Mondo, è stato come sentire una voce nel deserto che disperatamente cerca ancora amore per i vivi. Le atmosfere si sono mantenute per la presenza della band sul palco e la scenografia minimal, ma precisa. Eppure, nonostante lo stesso Gemitaiz abbia invitato più volte ad alzare il pugno destro durante le sue canzoni, il pubblico del 18 giugno ha accolto le canzoni di Elsewhere con meno entusiasmo di quanto ci si potesse aspettare. Davide De Luca ha colpito perché ogni parola rappata era profondamente sentita, tuttavia anche lui deve essere stato consapevole che questo era un album difficile per il suo pubblico. Ha confermato la storia che racconta di traccia in traccia eseguendo tutte le canzoni dell’album nell’ordine della tracklist, tranne Apatia, ma ha voluto anche intermezzarle con molti pezzi dell’inizio della sua carriera, mandando in visibilio i fan. Anche la presenza degli ospiti ha contribuito a creare energia dove poteva mancare a causa della riflessività di alcuni testi. Sono stati tantissimi gli artisti ad avvicendarsi su quel palco: Coez, Ele A ー che come sempre ci stupisce per il suo controllo nei live ーVenerus, nayt, Meg, Danno e Joshua. Abbiamo sentito la mancanza di Neffa, ma ci sono stati due ospiti che hanno dato un sapore completamente diverso al concerto: Salmo e Madman. I due artisti sono famosi per le loro live esplosive, il loro carisma scenico è innegabile proprio perché entrambi hanno un modo personale di condurre le loro esibizioni. Quella sera ci hanno regalato dei momenti unici: Old School, poi il ritorno di Salmo insieme a Madman per Killer Game e ancora Lacrime e l’incredibile segmento sui Veleno. Gemitaiz, che ama gli strumenti pur non suonandone uno, non ha lasciato che la band fungesse solo da elemento in più, ma l’ha coinvolta più volte in riarrangiamenti fino a regalarci, insieme a Madman, Veleno 6 con la strumentale di Beggin’: puro tecnicismo su una base difficilissima, ma iper stimolante. Forse il momento più alto dell’intero spettacolo. Nonostante sia stato un concerto bellissimo, vissuto e sudato, è apparso nel complesso poco coerente e più indirizzato all’esplosività, mentre ci si aspettava un live più intimista. Non è necessariamente un difetto, ma forse un invito a riascoltare i pezzi più vecchi o il nuovo album da una nuova prospettiva. Forse era il modo per De Luca per affermare che il Gemitaiz di QVC4 è lo stesso di Elsewhere, che la rabbia quando si cresce si trasforma in consapevolezza e controllo.
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