I Primigenia Music Awards raccontati da chi ha visto il dietro-le-quinte
Da quando abbiamo creato il nostro magazine e, più nello specifico, da quando ci siamo affacciate al panorama emergente, una cosa l’abbiamo capita molto in fretta: esiste un mondo sconfinato fatto di passione, di bella musica e di persone con una voglia immensa di emergere. Non si può dire lo stesso delle opportunità che vengono offerte a questi artisti: tra sfruttamenti, promesse mancate e algoritmi impietosi, essere un emergente oggi non è affatto semplice. Bisogna farsi le ossa. C’è però chi quella stessa passione la mette al servizio degli altri. I ragazzi dei Primigenia Music Awards li abbiamo conosciuti ormai mesi fa e, fin dal primo momento, si sono mostrati disponibili, appassionati e profondamente attenti non solo alla musica, ma anche ai messaggi che essa custodisce. Prima di ogni altra cosa sono un gruppo di amici, e si vede: passare del tempo con loro significa ritrovare quell’atmosfera delle sere d’estate, delle comitive, di quelle risate che arrivano spontanee. È la stessa energia che riescono a trasmettere attraverso il loro festival. Primigenia Music Awards è un contest musicale che, attraverso un’attenta selezione, offre agli artisti emergenti la possibilità di esibirsi e far ascoltare la propria musica. Ma non si limita a questo. Il loro obiettivo è lasciare spazio agli artisti, permettere loro di raccontarsi, di essere sé stessi e di esprimere al meglio ciò che hanno da offrire. Non era la prima volta che eravamo al loro fianco. Qualche mese fa avevamo partecipato a un evento organizzato dalla loro associazione in occasione della giornata internazionale dedicata alla donna. Lì avevamo ascoltato per la prima volta Mommo, che ci aveva conquistate con la sua dolcezza. Ritrovarla durante le audizioni del contest, questa volta con brani originali, ha confermato le nostre impressioni: un’interpretazione semplice ma intensa, capace di arrivare al cuore senza bisogno di effetti speciali. Sul palco del Mente Locale 3.0 sono saliti anche i Sapada, che insieme a Lupo abbiamo poi ritrovato all’Arezzo Wave. In questi mesi abbiamo avuto l’opportunità non solo di conoscere tantissimi artisti, ma anche di assumerci la responsabilità di ‘giudicare’ i loro sogni. A partire dalla preselezione gratuita abbiamo ascoltato oltre duecento brani attraverso l’app dei Primigenia; successivamente, durante le semifinali live, abbiamo assistito alle esibizioni dei sessanta artisti che avevano ottenuto i punteggi più alti nelle valutazioni dedicate a testo, interpretazione, originalità e presenza scenica. A condividere questo compito con noi c’era Fulvio, anima dei Primigenia e professionista con una lunga esperienza nell’industria musicale, insieme a musicisti e cantanti che, dopo ogni esibizione, offrivano un confronto sincero e costruttivo. Non si trattava di assegnare un semplice voto, ma di individuare i punti di forza di ogni progetto e gli aspetti su cui lavorare. Era la nostra prima esperienza come giudici e viverla da rappresentanti del nostro magazine è stato un onore. Eravamo un po’ impacciate, certo, ma avevamo soprattutto tanta voglia di ascoltare: ascoltare la musica e ascoltare le persone dietro quella musica. A chi continua a parlare di un panorama musicale contemporaneo piatto e privo di idee, verrebbe voglia di far ascoltare anche solo una parte degli artisti che abbiamo incontrato. I West Keys hanno portato sul palco un folk profondamente italiano che raccontava le loro radici modenesi senza rinunciare a un immaginario tutto americano. Il loro affiatamento e la fusione di due timbri così particolari ci hanno colpito per originalità e consapevolezza artistica. Abbiamo conosciuto anche Antonio Calabrese, cantautore salernitano capace di emozionarci grazie alla cura e alla sensibilità delle parole che sceglie per i suoi testi. Matthew Vane ci aveva inizialmente conquistate con un sound disco-pop dalle forti influenze britanniche, ricco di elettronica e sonorità vintage; i suoi brani più recenti in italiano, però, hanno mostrato ancora meglio il suo potenziale. Saremo curiose di riascoltarlo il 25 luglio, durante la finale dei Primigenia nella piazza principale di Palestrina, uno sfondo perfetto che incornicia l’iniziativa con grande orgoglio. Non è un caso che il contest porti il nome di Primigenia. La finale si svolge infatti a Palestrina, l’antica Praeneste, città che custodisce uno dei simboli più importanti della storia romana: il santuario della Fortuna Primigenia. Il termine Primigenia, che significa originaria, primordiale, richiama l’idea della nascita, dell’inizio e delle possibilità ancora tutte da costruire. Un significato che si intreccia perfettamente con la filosofia del festival, nato per accompagnare gli artisti nel momento più delicato e autentico del loro percorso: quello in cui il talento cerca ancora il suo spazio e il suo pubblico. Dei sessanta artisti ascoltati, infatti, soltanto tredici saliranno sul palco della finale davanti a una giuria composta da Michele Monina e altri nomi importanti del panorama. Tra loro ci sarà anche Dada Sutra, bassista delle Bambole di Pezza, in questa occasione impegnata nel suo progetto solista. La sua proposta è fortemente sperimentale, influenzata anche dal suo percorso universitario. Uno degli aspetti più belli di questa esperienza è stato proprio ciò che è successo lontano dal palco. Alla fine delle audizioni ci ritrovavamo quasi sempre tutti insieme, con uno spritz in mano, prima di correre verso la stazione per prendere l’ultimo treno per Roma. È stato lì che abbiamo parlato con Dada Sutra della musica di Yoko Ono — che, da fan dei Beatles, continuo a trovare difficile da decifrare — e con Fabio Schember delle carriere soliste dei Buena Vista Social Club. Anche lui ci ha profondamente colpite con un brano dedicato al rapporto con sua madre, capace di strappare più di una lacrima durante le audizioni. È forse questo il regalo più grande che ci hanno fatto i Primigenia: non solo ascoltare la musica, ma conoscere le persone che quella musica la scrivono e la vivono. Le audizioni sono state canzoni, risate e occhi lucidi; sono state giudizi e consigli, ma anche amicizie nate proprio dalla condivisione di quelle giornate e di quegli artisti che ci hanno lasciato qualcosa. Il 25 luglio i tredici finalisti — tra cui Anima, Dimaggio, Le Distanze, Bambina e Jole — si esibiranno a Palestrina con la possibilità di vincere un importante premio in denaro e compiere un passo concreto verso la costruzione della propria carriera. Ospiti della serata saranno anche Rancore, che ci ha emozionate con il suo ultimo album, e il content creator Leonardo Bocci. Per quanto siano nomi di richiamo, il nostro invito è un altro: venite per scoprire chi ancora non conoscete. Venite per ascoltare Stella, Grace, Bluesy, Giglio e tutti gli altri finalisti. Se vogliamo un panorama musicale davvero ricco, variegato e capace di rinnovarsi, dobbiamo imparare, come pubblico, a sostenere gli artisti emergenti che meritano di essere ascoltati. Perché è proprio da loro che passa il futuro della musica.
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