Fuoriscena
I talent show sono da sempre tra i programmi capaci di coinvolgere maggiormente il pubblico: ci si affeziona agli artisti, si aspetta con ansia ogni esibizione, si tifa da casa e si festeggia la vittoria di chi, puntata dopo puntata, riesce a conquistarsi un posto nel cuore degli spettatori. C’è però una differenza sostanziale. Per anni i talent hanno lasciato ai margini gran parte dell’universo urban: il rap ogni tanto riusciva a ritagliarsi uno spazio, ma la drill, il freestyle, la trap e tutta la cultura dell’underground sono rimasti quasi sempre fuori dallo schermo. Ricordate le figure di Briga e Skioffi ad Amici qualche anno fa? Il primo, uscito direttamente dall’HONIRO LABEL è piaciuto per dolcezza e modi di fare, uno stile che fa sentire al sicuro, ma ora? Skioffi, dal canto suo, ha scioccato l’Italia intera con il suo repertorio pregresso: eppure quanto spaccava? Controverso, scomodo e spesso al limite dell’inappropriato, sembrava destinato a prendersi una fetta importante della scena. Poi, però, quella promessa si è affievolita. Nuova Scena ha raccolto proprio questa assenza e l’ha trasformata nel cuore del format, portando finalmente in primo piano un mondo che fino a quel momento era stato raccontato solo ai suoi appassionati. Il risultato è un programma interessante da seguire, ma soprattutto una vera e propria cucina di hit. O almeno, questa è l’impressione iniziale. Il programma si sviluppa in 9 episodi, ognuno con protagonista una sfida particolare: abbiamo visto i concorrenti sfidarsi in battle di freestyle, cypher, videoclip, esibizioni con i mostri sacri, ognuno di loro portando la propria musica e soprattutto le proprie barre. Dei tre giudici presenti già alle scorse edizioni, Fabri Fibra, Rose Villain e Geolier, se n’è aggiunto un quarto: Guè, ognuno dei quali pregni delle proprie conoscenze ed esperienze. Tra i nostri preferiti di questa stagione figura sicuramente Triste Vendetta, la cui sfida con il sample c’ha fatto impazzire: con una coerenza disarmante ha saputo vestire L’estate sta finendo come se fosse un abito fatto su misura per lui; la sua uscita dallo show proprio dopo quella canzone è stata per noi un’assurdità. Un’altra figura immensamente rilevante è quella di R3versal, voce e flow abilmente miscelati, confezionati da una presenza decisamente importante: a noi ha dato l’idea di un’artista che già possiede ciò che vuole. E come non menzionare Layelti, inizialmente non c’aveva convinte ma dopo è stato impossibile toglierle gli occhi di dosso, il suo magnetismo è tangibile. Molti ci hanno gasate, ricordato che il rap è divertente ma contemporaneamente pieno di valore, va stimato e rispettato, in primis, però, va fatto bene. Ma Nuova Scena ci piace davvero? Sono ormai tre anni che i vincitori e i partecipanti di Nuova Scena passano come meteore. Cuta è forse il nome che, tra tutte le edizioni, è riuscito a lasciare davvero il segno: vero, potente, uno di quelli che personalmente ho continuato ad ascoltare anche dopo la fine del programma. Tutti gli altri, nonostante ce ne fossero di fortissimi, li ho persi per strada. Ricordo la febbre del Matador, alla fine del programma seguì un piccolo tour e dalle mie parti il locale ospitante fu il Common Ground, casa, all’epoca, di HellHeaven, quella sera si riempì in un baleno: il feedback fu positivo, ma poi? È come se la febbre fosse passata, come se tutto fosse tornato alla normalità e nulla si fosse poi imposto particolarmente. Da un programma come questo vogliamo vedere la spontaneità di artisti come Mattoncino che si prende un secondo per ringraziare e menzionare la sua base, le lacrime di Yellow che ci mostrano come ci siano delle persone dietro le identità dei partecipanti di uno spettacolo televisivo, vogliamo vedere la tenacia di Thyna che per tutta la durata del programma non ha fatto altro che dimostrare che la fame porta crescita. A vincere il programma non è stato un singolo partecipante, ma un duo calabrese che ha fatto divertire il pubblico, ma l’ha anche addolcito con un bel racconto dedicato all’amicizia.
Flextony e Tigerplug sono i vincitori della terza edizione di Nuova Scena, il duo di Cosenza che, a mio parere, si è dimostrato tra i più real dell’intero programma: non parliamo solo di barre ma anche di tutto quello che c’è intorno. Li abbiamo visti urlare, festeggiare, volersi bene e pure sbagliare, senza che ciò pregiudicasse la loro vittoria. Durante la loro esibizione con Nerissima Serpe e Papa V c’è sembrato di assistere ad uno sdoppiamento: un casino che iniziava e non trovava mai una fine, un caos che piace. Effettivamente a loro è andata meglio che a Thyna, che nonostante l’abbandono di Packy si è fatta valere ancora una volta senza abbattersi mai. C’è da dire che l’esibizione di Nap con Ele A sulle note di Oceano è stata incredibile, Nap ha scritto una strofa che si è adattata alla perfezione alla penna della rapper, ed entrambi hanno tenuto il palco con un forte feeling artistico. Il problema è che, a tratti, il programma risulta troppo costruito. Le dinamiche funzionano, le prove sono interessanti, ma è difficile affezionarsi sinceramente agli artisti e seguirli anche una volta spente le telecamere. I giudici, invece, fanno esattamente quello che ci si aspetta da loro: Fibra veste i panni del poliziotto cattivo, mentre Geolier e Guè sono quelli più concilianti. Ognuno, però, porta un punto di vista credibile e un contributo concreto alla crescita dei concorrenti. Di sicuro è un programma che funziona, ma dal quale vorrei di più: più coinvolgimento, più spazio dedicato agli artisti, più background e una post-produzione orientata contemporaneamente allo spettacolo e al racconto. Anche la presenza dei producer mi è sembrata troppo veloce: avrei voluto vedere di più del loro lavoro, del rapporto con i concorrenti e di tutto quello che succede dietro alla costruzione dei brani. Se l’obiettivo è davvero quello di creare una nuova scena, allora non basta scoprire nuovi talenti: bisogna dare loro il tempo e lo spazio per lasciare un segno anche dopo la fine del programma.
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