La Rubrica degli Emergenti


Mass Demonstration, ZeroFiltro, Francis’ Scream

Quando Alessia ha iniziato la Rubrica degli emergenti non avremmo mai pensato di arrivare qui, con Lucrezia Spedicati che è diventata un’amica e un braccio destro, e con la possibilità di invitare quegli artisti che abbiamo intervistato all’evento live di Fuori Tempo del 27 luglio, dove spero ci stiate leggendo. Gli emergenti di questo numero sono i Mass Demonstration, i ZEROFILTRO e FRANCIS’ SCREAM

Mass Demonstration: la curva Nord del Rock

I Mass Demonstration: un gruppo di ragazzi che hanno deciso di rivoluzionare la propria città con la musica.

Siamo i Mass Demonstration, cinque ragazzi di Novara e una band fieramente di provincia. La nostra forza non è il tecnicismo ma l’energia, dal vivo siamo caotici, istintivi, a volte schizofrenici, e cerchiamo di portare sul palco tutta la grinta che nasce dal crescere lontano dai grandi centri. In realtà la band non è fatta solo da noi cinque, ma esiste anche un sesto membro: la nostra Curva Nord. È il nome che abbiamo dato alla comunità che si è creata attorno a noi, ci seguono ovunque, preparano bandiere e trasformano ogni concerto in una festa collettiva. Sono una parte fondamentale di quello che siamo. Tutto è iniziato quando Giovanni e Paolo decisero di partecipare al festival della parrocchia del loro paese. Dovevano suonare alcune cover e un brano originale e proprio scrivendo quell’inedito si sono accorti che non si trattava soltanto di un’esperienza estemporanea ma che era nato qualcosa di più profondo. Da lì è partita la ricerca degli altri componenti e, una volta trovata la formazione giusta, non è mai cambiata. Siamo cresciuti insieme come musicisti e come persone, e questo continua a riflettersi nella nostra musica. Anche il nostro nome nasce da una storia piuttosto curiosa. Andrea stava cercando disperatamente un nome che potesse soddisfare Giovanni, notoriamente difficile da accontentare e navigando online si imbatté nell’espressione Mass Demonstrations all’interno di un articolo sulla Notte dei Cristalli. Il suono ci colpì immediatamente. Abbiamo tolto una s ed è nato Mass Demonstration. Nessun significato nascosto, semplicemente ci sembrava un nome figo. I primi anni sono stati quelli tipici di tante band emergenti: richieste, rifiuti e una continua ricerca di posti dove suonare, poi è arrivato Manuel Agnelli, che definiamo ancora oggi un incontro quasi mistico. Grazie a lui abbiamo suonato a Carne Fresca, aperto un suo concerto al Flowers Festival e siamo stati inseriti nel vinile che raccoglie le band della rassegna. Un’esperienza che ci ha aperto porte e prospettive che fino a poco tempo prima sembravano irraggiungibili. Un altro momento fondamentale è stato il concerto che abbiamo organizzato in totale autonomia nel secondo teatro di Novara. Abbiamo fatto sold out in platea e riempito quasi tutta la balconata, portando dentro circa 330 persone. Per una città come Novara è qualcosa di decisamente insolito. È stata una delle soddisfazioni più grandi del nostro percorso. La stampa locale, però, non ci ha praticamente considerati. È una situazione che ormai conosciamo bene, spesso chi prova a costruire qualcosa di diverso deve cercare attenzione altrove. Per questo ci teniamo a citare due realtà che per noi sono fondamentali: il Big Lebowski, che rappresenta il cuore alternativo della città, e il Nebulosa Festival, che negli ultimi anni sta contribuendo a dare nuova linfa alla scena locale. Musicalmente siamo il risultato delle cose che abbiamo ascoltato e che continuiamo ad ascoltare. Ci interessano artisti diversi tra loro, ma accomunati da una forte urgenza espressiva. Oasis, Fontaines D.C. e Geese sono stati punti di riferimento importanti. Con il tempo, però, le nostre influenze si sono ribaltate: da ragazzi guardavamo con diffidenza la musica italiana, mentre oggi è diventata una componente essenziale del nostro immaginario. Ministri, Black Country, New Road, Neutral Milk Hotel e Wilco rappresentano bene le coordinate entro cui si muove il nostro nuovo disco. Se c’è una parola che definisce il motivo per cui facciamo musica, quella parola è provincia. La provincia ci ha formati, nel bene e nel male. Ci ha dato un’identità, ma anche una costante sensazione di compressione. Il palco è il luogo in cui tutta quella tensione trova finalmente sfogo. In fondo il nostro obiettivo è semplice: vogliamo mettere Novara sulla mappa. Le canzoni nascono quasi sempre da un’intuizione individuale che poi sviluppiamo insieme in saletta. Da quando abbiamo iniziato a scrivere in italiano questo processo è diventato ancora più naturale. Anche il nostro modo di produrre musica è cambiato molto negli anni grazie a Pit Coccato, che ci segue negli arrangiamenti e nelle produzioni. Il nuovo album è stato realizzato insieme a lui e rappresenta il lavoro più completo che abbiamo fatto finora. Oggi essere una band significa confrontarsi continuamente con numeri, algoritmi e social network. Non siamo particolarmente interessati alle statistiche, ma sappiamo che questi strumenti sono importanti. Cerchiamo quindi di usarli senza snaturarci, privilegiando contenuti che raccontino davvero la nostra quotidianità. Viviamo in un’epoca in cui tutto corre velocemente e rischia di diventare replicabile. Per questo crediamo che avere una forte identità artistica sia ancora fondamentale. In mezzo a un mare di copie, spontaneità e autenticità continuano ad avere valore. E, al di là di qualsiasi logica di mercato, resta una certezza: fare musica con i propri amici, alle proprie condizioni, rende tutto infinitamente più bello. Per il futuro non abbiamo piani troppo rigidi. Sappiamo però che arriverà un nuovo album, anticipato da diversi singoli. Il resto è ancora da scrivere. Oppure ci sciogliamo domani, non si può mai sapere.
07.07.2026 Lucrezia Spedicati

ZEROFILTRO: Giovami allo sbaraglio

Tra gli artisti emergenti proposti questo mese c’è un duo di fratelli: ZEROFILTRO, composto da Francesco e Marco, i quali scelgono di raccontare di giovani allo sbaraglio con Napoli come sfondo.

ZEROFILTRO, per sentirsi bene» è il nostro modo di intendere la musica. Scriviamo le canzoni mettendoci completamente a nudo, raccontandoci per quello che siamo, sia nella musica che nelle parole. Lavorare insieme ed essere fratelli è un super plus, perché conosciamo l’uno dell’altro tutti i pregi, tutti i difetti, i limiti e le potenzialità. Ognuno ha il proprio ruolo: ci confrontiamo continuamente, ma rispettiamo il lavoro dell’altro. La passione per la musica è nata dal giorno zero, perché nostro padre è musicista. In realtà non siamo stati noi a scegliere la musica: viviamo con la musica da sempre. È bello vedere che Grattacieli e New York venga capita, perché anche noi siamo di provincia, siamo di Ercolano. Napoli, per noi, è il punto di partenza ed è anche l’ambizione. Essere capiti a Napoli significa essere capiti nel mondo e, in un certo senso, i dati lo confermano. Anche se non cantiamo in napoletano, nella nostra musica c’è tantissima anima napoletana: c’è la cazzimma, c’è il groove, c’è la poesia, c’è il respiro. Napoli è fatta di tutto questo e noi ci nutriamo proprio di questi elementi. Rimboccarci le maniche dà un senso alla nostra vita. Per noi Napoli non è un limite, ma un’opportunità. È una città che bisogna capire e noi non pensiamo di abbandonarla. Proveremo in tutti i modi a creare le opportunità per crescere qui. Hanno scritto di noi diverse testate giornalistiche e sicuramente è una cosa importante, ma quello che conta davvero per noi è incontrare le persone. Abbiamo organizzato due presentazioni del disco e sono state due soddisfazioni bellissime. Anche se partiamo da zero, stiamo imparando quali sono i numeri reali che bisogna guardare. A ogni presentazione c’erano circa cento persone, tutte diverse tra loro. Poi abbiamo fatto un concerto con circa seicento persone. Magari le nostre canzoni non hanno ancora numeri enormi sulle piattaforme di streaming, però ci rendiamo conto che, nella realtà dei fatti, i numeri che contano sono quelli delle persone che decidono di esserci. Stiamo partecipando a diversi festival. Abbiamo preso parte al Meeting del Mare, all’Isola di Arcana, al Mytilus Fest e ad altri eventi. Ci stiamo muovendo soprattutto nella nostra regione e, già così, per noi rappresenta una grande opportunità. Continueremo su questa strada. Ogni canzone di questo disco rappresenta un lato di noi. C’è un motivo per cui il disco si intitola Giovane allo sbaraglio . È quasi un titolo provocatorio, perché in un momento storico in cui spesso gli album sono composti da dieci brani tutti dello stesso stile, noi, lavorando anche come autori e produttori, abbiamo tanti stimoli diversi. Nel nostro primo disco abbiamo voluto raccogliere tutto quello che sappiamo fare. Non perché non abbiamo un’identità o non sappiamo quale genere fare, ma semplicemente perché sentiamo di poter esprimere tante cose diverse e non vogliamo che questa venga considerata una debolezza. Anzi, ne siamo orgogliosi. Ogni canzone rappresenta uno stato d’animo , un lato del nostro carattere e, di conseguenza, il disco contiene brani molto differenti tra loro. Se dovessimo sceglierne una, non diremmo quella che ci rappresenta di più, ma quella che ci sta dando più soddisfazioni: Bugiarda la vita . È un featuring internazionale con Roger Ryan , un artista importantissimo che ha voluto suonare in questo brano, e già questo per noi è una grandissima soddisfazione. Inoltre, questa canzone ci ha permesso di arrivare a Musicultura e tanti artisti più grandi di noi l’hanno apprezzata. Ci sta regalando davvero tante soddisfazioni. Il mondo emergente non è semplice. Noi cerchiamo di guardare soltanto la nostra strada, consapevoli del fatto che ci sono tantissimi altri artisti emergenti, molti dei quali hanno alle spalle etichette discografiche e quindi un potere molto più grande del nostro. Per questo cerchiamo di investire il nostro tempo e le nostre energie nelle cose che pensiamo possano portarci risultati concreti. Il concerto con seicento persone, ad esempio, era qualcosa che avevamo immaginato e su cui abbiamo puntato tantissimo. È andata bene e siamo stati felicissimi. Una frase delle nostre canzoni che è diventata un vero mantra è: Bugiarda la vita, chissà come finisce. Per noi significa che nessuno può sapere davvero come andranno le cose. Spesso immagini un risultato in un certo modo e poi si realizza in maniera completamente diversa. Bisogna avere una visione e continuare a crederci. Anche se le cose non andranno esattamente come le avevamo immaginate, ciò che conta davvero è il percorso.
03.07.2026 Alessia Restucci

FRANCIS’ SCREAM: Un urlo tra introspezione e critica sociale

La musica di Francis’ Scream nasce dall’incontro tra esperienze personali e riflessioni sul mondo contemporaneo. I suoi brani affrontano temi come salute mentale, nostalgia, affetti e critica al consumismo, trasformando emozioni, fragilità e contraddizioni in un linguaggio musicale autentico. Un percorso coerente in cui il suo urlo diventa voce per tutto ciò che spesso resta inespresso

La scelta del nome d’arte è nata un paio di anni fa, quando ho cominciato a registrare i primi brani, poco prima del mio debutto ufficiale, avvenuto a febbraio 2025. Dal momento che scrivo prevalentemente, anzi esclusivamente, in inglese, volevo un nome che avesse una musicalità anglofona. Per questo ho scelto Francis’ Scream piuttosto che Francesco Scrima, così da essere coerente con il progetto artistico. Il nome d’arte è molto simile al mio vero nome e mi piaceva l’idea che contenesse anche il significato dell’urlo, un po’ come quello dell’Urlo di Munch. Non è però un urlo che ha a che fare soltanto con la rabbia. C’è sicuramente anche quella, ma ci sono anche frustrazione, tristezza e tanti altri sentimenti che vengono fuori nella mia musica. Il processo di scrittura e di composizione è una sorta di catarsi, un modo per dare voce a emozioni che magari non riesco a esprimere in maniera diretta. È un urlo di liberazione, uno sfogo,più che un’esplosione di rabbia. Ascolto musica da quando ero piccolissimo, ma ho iniziato a comporre i miei primi pezzi a dieci anni, quando ho cominciato a studiare chitarra classica grazie a un corso pomeridiano organizzato dalla mia scuola. Da quel momento passavo interi pomeriggi a suonare. Era anche un periodo abbastanza difficile della mia vita, perché era venuta a mancare una persona a me cara, e mi sono buttato completamente nello studio della chitarra. La maggior parte dei brani che scrivevo allora è ancora conservata e non so se la pubblicherò mai. È curioso però che il primo pezzo che abbia mai scritto sia diventato anche il mio ultimo singolo pubblicato. Naturalmente è stato completamente riscritto: la musica è rimasta molto simile, mentre il testo, scritto da un bambino di dieci anni, aveva una struttura molto più semplice. Il significato era già quello della protesta, ma oggi l’ho riadattato alla politica dei nostri giorni e a quello che sento di voler raccontare. Scrivo da tantissimi anni, ma ho iniziato a pubblicare soltanto nel 2025. Il mio stile si muove principalmente tra il folk americano, l’indie rock e il pop rock, con influenze diverse che convivono all’interno del progetto. Anche l’aspetto visivo è una parte fondamentale del mio percorso artistico. Tutte le copertine sono realizzate da mia sorella, che nella vita fa tutt’altro, ma si occupa anche di illustrazione e disegno. Abbiamo iniziato questa collaborazione fin dall’inizio del progetto con l’idea che la componente grafica fosse importante quanto quella musicale. Mi piace pensare che ascoltare un brano e guardare la sua copertina sia un po’ come fermarsi davanti a un quadro in una galleria d’arte. Le immagini sono abbastanza didascaliche: raccontano il mood del pezzo o il suo protagonista. In Freddy, ad esempio, compare il mio gatto che morde una scatola, perché il brano è dedicato proprio al rapporto con lui. In Ecleary, invece, c’è un uomo disperato che si strappa i capelli, una figura che richiama volutamente l’Urlo di Munch. L’arte visiva e quella musicale convivono quindi all’interno dello stesso progetto. Mia sorella realizza tutte le copertine in digitale. Io le fornisco un’idea iniziale e poi le lascio molta libertà creativa. Il suo stile è un semirealismo che riesce a rappresentare bene l’immaginario del progetto. Finora ho sempre scritto esclusivamente in inglese. Da piccolo mi è capitato di scrivere qualche brano in italiano, ma è rimasto nel cassetto. Ho sempre ascoltato musica internazionale e mi piace la musicalità dell’inglese. Ci sono cose che, secondo me, risultano più naturali da scrivere in quella lingua, soprattutto dal punto di vista del suono. Anche l’esperienza live è ancora agli inizi. Ho avuto poche occasioni di esibirmi, sia per motivi di tempo sia perché, quando si è un artista emergente, trovare spazi non è semplice. Ho partecipato ad alcuni Open Mic come artista emergente ed è stata comunque un’esperienza molto positiva. Non penso a un target preciso. È vero che cantare in inglese può limitare un po’ il pubblico italiano, perché il messaggio non arriva sempre immediatamente, ma la mia musica non è indirizzata a una categoria specifica di persone. Se potessi scegliere mi piacerebbe esibirmi soprattutto in luoghi piccoli e raccolti, dove ci sia un contatto diretto con il pubblico, un’atmosfera intima e luci soffuse. È il contesto in cui immagino meglio questo progetto. Essere un artista emergente oggi significa confrontarsi con un panorama molto competitivo. Grazie a internet e alle piattaforme di distribuzione chiunque può pubblicare musica e questo rende il mercato vastissimo. Ci sono tantissimi artisti molto validi che fanno fatica a emergere semplicemente perché è difficile riuscire a distinguersi. Anch’io ho incontrato diverse difficoltà, soprattutto all’inizio. Da gennaio lavoro con un ufficio stampa che mi supporta nella promozione del progetto, quindi non sono completamente da solo. Collaboro anche con Studios, uno studio di produzione di Roma, e a breve entrerò a far parte anche della loro etichetta. Avere un team alle spalle mi aiuta molto, ma il percorso resta comunque complesso. È un panorama enorme, quasi una giungla, e credo che ci siano davvero tanti artisti che meriterebbero maggiore attenzione perché hanno qualcosa di autentico da raccontare.
10.07.2026 Alessia Restucci