Troppo egocentrico per copiare


Il punto di vista di Morbo sul freestyle

Il mondo dell’improvvisazione appassiona tutti gli amanti della musica e in particolare del rap, ma quando ci entri dentro si percepisce una vera e propria separazione con la musica registrata. Non andavo a una gara freestyle, se non quelle all’aperto al sottopassaggio di via Andria, dal 2019 quando avevo assistito al 1° round del contest dei Fight Club agli Ex Magazzini, in zona Ostiense. Per me fu un’esperienza incredibile, perché da dove vengo il freestyle esiste solo tra gli amici e poter assistere a una serata in cui ci sono dei professionisti a scontrarsi è stato qualcosa di incredibile. Poi la pandemia ha frantumato tutti i nostri canali, i nostri locali, il nostro modo di cercare eventi e di aggregarci ed è stato sempre più difficile trovare serate del genere. Poi ho ricominciato a vedere i gruppi di ragazzi che si ritrovano nella Piazza di San Giovanni o nei sottopassaggi, e anche gli eventi si sono fatti sempre più presenti. È innegabile che parte di questo merito debba essere attribuito alla FEA (Freestyle Elite Agency) che organizza e promuove varie eventi di successo e di siti come Freestyle Rap Italiano che si occupano di informare, parlare e scrivere di questo mondo. La TV e gli sponsor hanno contribuito a dare luce alla disciplina. Da Nuova Scena a Red Bull Freesta moltissimi freestyler sono diventati veri e propri punti di riferimento portando con sè quell’aura di talento innegabile, come Morbo. Dopo aver vinto collezionato varie vittorie e battle diventate virali, guadagna il secondo posto al Red Bull Freesta del 2026, confermandosi come king degli incastri. Ma non è solo un freestyler, ma un ragazzo abruzzese che accompagna alla musica un altro lavoro e una passione per l’arte. L’ho incontrato alla finale nazionale della XII° edizione dei Fight Club* al Wishlist Club poco prima che iniziasse la serata e io assistessi nuovamente a una battle organizzata dopo sette anni. Gli ho regalato una copia di Fuori Tempo e ci siamo messi a parlare delle grafiche e dei disegni.

Anche io disegno. Ho fatto un paio di esposizioni, ultimente. Una a Napoli, una al Flow di Bologna e a fine luglio ne farò una nei pressi di Palermo. Ho disegnato anche la copertina dell’ultimo album di Chiasmo, Novembre.
Chiasmo, rapper e freestyler di Bologna, ha fondato insieme a Dono e altri freestyler la cossidetta crew del centro Italia, la Fernet Barre. Le crew non sono organismi chiusi, ma movimenti che centralizzano i freestyler di uno stesso territorio per allenarsi, per condividere. La FEA invece nasce come una crew sovranazionale e più istituzionale: un punto di riferimento, un’agenzia di booking, di managment, di promozione. Tra i fondatori, troviamo proprio Morbo.
È nata perchè i freestyler forti si ritrovavano spesso finalisti alle stesse serate e abbiamo imparato a conoscerci. C’eravamo io, Blnkay, Keso, Shekkero, Debbit e tutti gli altri. Il gruppo è nato su Whatapp dopo la prima edizione del contest Tritolo Battle a Nola, vicino Napoli. Quell’anno vinse DRIMER e decidemmo di creare un gruppo per sentirci, aggiornarci sulle serate. Aveva un nome stupido tipo Suicide boys. Lì è nata l’idea della FEA, soprattutto da Debbit e Reiven. È stata una cosa graduale, nata con degli ideali forti, e poi si è evoluta con il tempo. Poi negli anni alcuni sono entrati, ne sono usciti altri.
Quella sera al Wishlist eravamo in tanti, ma più che il numero a colpirmi è stata la passione. Ho avuto l’occasione di parlare con ragazzi provenienti da tutta Italia, emozionati di poter assistere dal vivo alla finalissima. Conoscevamo tutti i freestyler, il loro posizionamente nelle varie battle, i punti di forza, le barre più iconiche, ma nonostante questo non ascoltavano il rap. Ammetto che essendo un’ascoltatrice di CD e vinili, conosco meglio quel mondo della musica, più che il mondo freestyle, ma non immaginavo che dall’altra parte ci fosse proprio uno sbarramento. Eppure, molti rapper che amiamo adesso sono nati dal freestyle: Ensi, Marracash, Clementino, per citarne alcuni. E tutt’ora tanti freestyler registrano pezzi in studio come fa Morbo, ma anche Keso aka Kid Kontrasto.
Negli ultimi anni la scena rap si è un po’ scrissa da quella del freestyle e per me è un peccato. Da una parte adesso il freestyler viene considerato un artista a sè, quindi figo. Non fa più l’apertura per un rapper, ma ha un suo valore. D’altro canto questa cosa ha fatto in modo che almeno le nuove generazioni abbiamno perso il contatto col rapping e secondo me questa cosa di vede. Tutti quelli della vecchia generazione di freestyler sanno rappare benissimo, adesso è diverso. Ci sono dei freestyler fortissimi a livello di punch, ma a cui manca la concezione live della musica; anche a livello tecnico e sonoro. Fare freestyle e rappare sono due cose diverse, a me viene facile fare entrambe le cose, ma perchè nel periodo in cui ho iniziato si facevano entrambe le cose. Anche se ti specializzavi come rapper dovevi avere una base di freestyle e viceversa. Dovevi anche saper fare beatbox. Dovevi saper fare tutto. Tra i nuovi c’è Entropia che riesce a fare sia il freetyler che il rapper. Però lui viene dalla scuola siciliana e lì il rappato continua ad esserci.
Il freestyle è stato riconosciuto come una materia a sé, ma proprio per questo rischia di rimanere ghettizzato. Si è cercato di portare nuovi appassionati attraverso delle versioni più edulcorate: come la battle delle scorse edizioni di Nuova Scena. Quest’anno hanno infatti deciso di eliminare questa fase, aggiungendo nuove modalità di selezione che coinvolgessero chi il freestyle lo fa di mestiere, come ad esempio Mumei, membro della FEA dal 2024.
Hanno chiamato anche me per Nuova Scena, ma mi hanno scartato subito dopo per una questione di età. Non prendevano ragazzi sopra i 30 anni e io ne ho 36. Sono consapevole che molti prendono il freestyle troppo alla leggera. Non voglio mettermi contro l’evoluzione, ma io continuerò a fare del freestyle improvvisato. Non mi preparo le barre prima ed è una cosa che penso si capisca, perchè magari non faccio sempre delle punch incredibili, ma è anche questo il bello del freestyle. Poi capisco molto i contesti: se si fa un freestyle per una pubblicità, ci sta che ci siano delle barre preparate. Poi anche nella musica moltissimi rapper non scrivono totalmente da soli. La maggior parte scrive, magari l’idea di qualcun altro e viceversa. Se il lavoro di squadra ha portato a un disco incredibile con una roba che senza quella collaborazione non avremmo potuto sentire, a quel punto prevale il “benvenga”. Nel mio caso non riesco neanche ad accettare un suggerimento per qualche barra, ma perchè ho un modo di rappare che è abbastanza mio. Se è meglio o peggio degli altri non mi interessa, è mio e sono orgoglioso di ‘sta cosa. Una volta Debbit mi disse Sei troppo egocentrico per copiare. Non so se è egoismo, ma sono molto fiero della roba che faccio.
Mentre stavamo chiacchierando, il fermento è aumentato, la battle stava per iniziare. Avevamo parlato di chiusura, ma anche di apertura, di crew che si aiutano e di limiti insensati — come quello dell’età — e avevo un’ultima domanda da fare. Volevo sapere se pensasse se c’è spazio per le donne nel freestyle e se, in qualche modo, fosse proprio la tinta misogina di tante battle a dissuarderle.
Sicuramente una ragazza non è molto invoglia, vista l’atmosfera. Ma ormai le cose sono cambiate. Tu sei qui ad assistere alla serata come tante ragazze e ci sono freestyler forti come Delisia. Sono ovviamente in minoranza, ma in qualsiasi nazione è così. Negli stati ispanici ce n’è una percentuale maggiore. Ci sono anche tante rapper donne forti, ma non li valuto come donna o maschio, ma semplicemente come rapper bravi o no. Però mi piacerebbe sentire la voce di una donna su una mia stessa traccia. Mi piace tanto LESLIE, che è della mia zona, ha un timbro molto particolare. Poi ultimamente ho iniziato a seguire questa rapper, crisi, lei è molto brava, mi piacerebbe fare un feauturing con lei. Le ho anche scritto in dm “Complimenti, non ne hai sbagliata una finora”. Storicamente è stato un modo dominato più dai maschi, ma le cose cambiano.
Poi la battle è iniziata e per quelle ore abbiamo sentito barre incredibili, sfide che ci hanno lasciato senza fiato, sudando insieme e condividendo quell’adrenalina nel piccolo locale del Wishlist. Quel profluvio di rime mi ha dato la carica per tutte le giornate seguenti e sono stata parecchio contenta di sapere quanta apertura ci fosse in uno degli esponenti maggiori del freestyle italiano. Senza divisioni, sarebbe bello che il mondo hip hop accogliesse allo stesso modo rapper, freestyle, writer, dj e breaker. La cultura è cultura quando è condivisa.

01.07.2026 Chiara Calcara