Due Spicci di nostalgia


Un racconto generazionale

C’è qualcosa di profondamente romano, e inevitabilmente generazionale, nell’incontro tra Coez e Zerocalcare. Non soltanto perché arrivano dagli stessi quartieri emotivi, prima ancora che geografici. Entrambi cresciuti nella periferia della capitale, segnati da famiglie complicate, relazioni sbagliate e da quella malinconia ironica tipica di chi ha imparato presto a usare l’umorismo come autodifesa. Da anni, in fondo, raccontano lo stesso tipo di persona: quella cresciuta tra la nostalgia degli anni Novanta, le amicizie che salvano più dell’amore e la costante sensazione di essere rimasti indietro rispetto a qualcosa o qualcuno. Con linguaggi diversi, Coez e Zerocalcare condividono la stessa attitudine narrativa: trasformare il disagio di un’intera generazione in un racconto collettivo. Entrambi profondamente legati a Roma, e in particolare alle sue periferie, provengono dalla cultura underground e indipendente e mantengono nelle proprie opere un approccio intimo, emotivo e senza filtri. Il loro sodalizio artistico prende forma con Ci vuole una laurea, il nuovo brano firmato da Coez scelto come colonna sonora ufficiale di Due Spicci, la nuova serie animata di Zerocalcare approdata su Netflix il 27 maggio 2026. Anche questa volta Zerocalcare torna nel suo universo narrativo fatto di amici storici, dubbi quotidiani e quella difficoltà quasi cronica di sentirsi davvero adulti. Ed è proprio qui che entra in gioco Coez. Nel trailer della serie compare, infatti, Ci vuole una laurea, un inedito che sembra scritto appositamente per accompagnare quell’immaginario sospeso tra malinconia, ironia e spaesamento emotivo. La collaborazione tra i due non dà la sensazione di essere costruita a tavolino. Al contrario, appare come l’incontro naturale tra due artisti che, da anni, raccontano la stessa fragilità con strumenti diversi. Da una parte Coez, che ha trasformato relazioni spezzate e nostalgia in un linguaggio pop accessibile; ma mai superficiale; dall’altra Zerocalcare, che ha reso ansia, senso di colpa e disillusione sociale elementi centrali di un immaginario generazionale condiviso. Entrambi parlano a una generazione che ha imparato prima a ridere delle proprie macerie e solo dopo a provare a ricostruirle. Ed è forse questo l’aspetto più interessante del progetto: né Coez né Zerocalcare cercano mai di apparire davvero come risolti. I loro personaggi restano sospesi in una terra di mezzo fatta di precarietà emotiva, amicizie salvifiche, lavori instabili e paura costante del futuro. Nel video pubblicato sui social per annunciare la collaborazione, Coez riprende persino in mano le bombolette, tornando simbolicamente alle sue origini da writer. Insieme a Zerocalcare disegna l’iconico Armadillo su un muro: un’immagine semplice, quasi spontanea, che però riassume perfettamente il senso di questo incontro. Due artisti apparentemente diversi che, in realtà, parlano la stessa lingua.

09.06.2026 Federica Gambetta