Cringe o libero?



Ryan Ted Mixtape ci parla della libertà prima artistica, poi umana di Mario Molinari

Con Tedua c’è una cosa che ho capito negli anni: più hype si crea intorno a un suo progetto, più io perdo interesse. Eppure l’ho sempre seguito come artista. Da ragazzina ascoltavo Circonvalley seduta nel bus, osservando l’alba riflessa sui palazzi alti della tangenziale. Mi piaceva tanto perché era fuori dagli schemi: mi piacevano la sua energia, la sua visione un po’ pazza, mi piacevano le persone che gli orbitavano intorno. Nel 2017 tutto sembrava fresco e imprevedibile. Vita Vera Mixtape mi ha ridato energia e mi accompagnava verso il mare al tramonto. Ho apprezzato i suoi featuring, le sue strofe, poi però si è fatto carico di qualcosa di più e ne sono rimasta confusa. La Divina Commedia l’ho ascoltata, l’ho cantata, ci ho saltato ai concerti, ma mi ha sempre fatto storcere il naso. Non fraintendetemi: è stato un album incredibile. Ci sono stati testi che mi hanno aperto gli occhi, altri che mi hanno gasata alla massima potenza, eppure mi hanno fatto perdere quel brivido iniziale che gli altri lavori mi avevano regalato. Ryan Ted Mixtape è arrivato dalla pancia, e si sente tutto. Anticipato da Chuniri, avevamo già ricevuto un piccolo assaggio di quello che sarebbe successo, poi arriva Lettera a Tedua e crolla tutto. Neanche il tempo di impazzire per il pezzo che veniamo investiti da una lunga premessa che racchiude tutto il pensiero del rapper. Durante questi anni Tedua è stato preso di mira di continuo:

Tedua è un meme, Tedua non sa cantare
Tedua crede di far l'intellettuale
Tedua deve tornare ai tempi di Orange County
Quando ancora cantava col cuore tra i palazzi
Se fa le supercazzole, fa il cazzo che gli pare
E, quando sta sul palco, per me non è normale
E Tedua non va a tempo, non ha manco il talento
Non sa che sta facendo, piace solo perché è bello
Tedua, Lettera a Tedua, 2026

Questo scossone, questa presa di coscienza, ci ha ricordato che Tedua ci piace davvero. Quindi perché tutto questo accanimento? È vero: ai live è pazzo, quando fa i suoi discorsi si perde e finisce su Marte. Ricordiamo tutti il video di Ce l’hai YouTube? o quello negli spogliatoi dell’Inter. Siamo d’accordo, sono episodi particolarmente simpatici, ma intanto ai concerti chi ci va? Diciamo pure che assoggettare gli artisti è diventato uno sport, ma siamo sinceri e onesti: qualcuno dovrà pur comprare i biglietti dei suoi concerti, perché a me non pare di vederlo esibirsi per le zanzare. Tedua ci riconnette con il nostro io più impulsivo, ci fa divertire. Ci piace perché ci ricorda che in noi possono convivere grandi ambizioni e grandi voglie di fare minchiate. Ci ricorda che possiamo essere noi stessi, che possiamo toglierci la maglietta e sventolarla al cielo. In Lettera a Tedua si racconta con un’onestà che ci toglie qualunque possibilità di intervenire. Ma effettivamente quanto si ha da perdere quando si viene dal nulla e ogni passo può trasformarsi nella propria rovina più grande? Mario sembra guardarsi continuamente alle spalle, con la paura che il suo passato sia ancora troppo vicino, come se gli fosse rimasto addosso per sempre. Nel dicembre 2023 lo vidi in concerto al Palapartenope di Napoli, durante il tour de La Divina Commedia. Fu un concerto epico, ma mi rimase impressa una scena in particolare: non ricordo durante quale canzone sbagliò l’attacco, subito dopo una coreografia ben precisa. Decise di rifarla da capo. In quel momento vidi un’estrema necessità di fare tutto perfettamente e, a mio avviso, fu proprio quello a rompere la magia. Forse è questa la cosa che condannerei di più a Tedua come artista: io avrei lasciato correre, magari trasformando tutto in una grossa risata collettiva. Eppure la pressione, le aspettative, probabilmente lo hanno portato a reagire così. Questo mixtape mi fa sentire estremamente vicina a lui perché finalmente sembra aver capito di poter fare il cazzo che gli pare. Spero che porterà questa energia anche live, che faccia davvero il pazzo, completamente. I featuring non sono scontati: sceglie di includere per ben due volte Latrelle, Nerissima Serpe, Anna, Ernia e Sayf. Quella di Latrelle è una scelta che ricorda quella fatta con Kid Yugi qualche anno fa, consacrandolo come uno dei prossimi nomi forti della scena italiana. I continui riferimenti a The O.C.* sono un’altra di quelle cose che fanno impazzire il pubblico: le vibes che riesce a trasmettere sono uniche. Blue, come mi ha suggerito una mia cara amica, sembra essere la continuazione perfetta di Purple. Ryan Ted Mixtape riporta Tedua all’istinto, a tal punto che vorrei davvero andare a San Siro il 24 giugno.

28.05.2026 Alessia Restucci