Critica sociale e sentimentalismo



Il nuovo album di Willie Peyote

Willie Peyote ne ha le palle piene di una società come quella odierna, stracolma di cliché e luoghi comuni, allora con Anatomia di uno schianto prolungato sceglie di mettere da parte -seppur non completamente- quelle sonorità dalle influenze jazz e funk che hanno contraddistinto il suo lavoro precedente, Sulla Riva del fiume, e torna a prediligere i beat stile anni ‘90 che gli permettono di rafforzare quella critica sociale che si configura come il filo conduttore dell’intero disco. D’altronde è quello che da Willie ci si aspetta: musica impegnata, e con questo progetto sembra ricordare a chi sostiene che negli anni si sia ammorbidito che lui non è cambiato affatto. È stato per certi versi una sorpresa, dal momento che il primo singolo rilasciato è stato una ballad molto intima dal titolo Burrasca - prodotta da Fudasca, intervenuto anche su altri brani dell’album- che Willie dice aver scritto pensando alle sue sorelle e alle nipotine. In un incontro al Tono Metzger a Torino, che ha preceduto l’uscita del disco e a cui ho presenziato, Guglielmo ha parlato di come questo genere di brani spesso abbia la grande capacità di influenzare la carriera degli artisti, infatti

quando una ballad è scritta bene resta più di qualsiasi cosa, anche più dei pezzi tecnicamente complessi o prodotti meglio
Dichiarazione di Willie Peyote, raccolta dall’autrice in occasione dell’incontro al Tono Metzeger il 03/05/2026

Ci fa l’esempio dei Metallica e della loro canzone più conosciuta Nothing Else Matter, una ballad appunto, ben lontana dal loro genere. In realtà non si è trattato dell’unico spoiler che il buon Willie ci ha concesso, perché nel finale del documentario di Enrico Bisi, Elegia sabauda, che ha raccontato gli ultimi anni della carriera di Willie, abbiamo sentito in anteprima il brano d’apertura dell’album: In cerca di uno schianto, anche questo prodotto da Fudasca e con i cori del fantastico Pugni. La critica sociale di cui parlavo in principio è ben riconoscibile anche nelle tracce dall’accezione sentimentale ma si rivela completamente in pezzi come Luigi, sempre con la produzione di Fudasca, forse il più incazzato dell’album. Il Luigi citato, per chi se lo stesse chiedendo, è Luigi Mangione, e mi piace definire questa canzone come proletaria dal momento che la contestazione è nei confronti del sistema capitalista e della politica che favorisce l’inesorabile crescita di quest’ultimo. Si tratta inoltre di una critica al fatto che per essere presi in considerazione si debba diventare un meme o essere attraenti. Su questo, Luigi Mangione ne è un esempio lampante. Kill Tony e Air B&B, quest’ultima con la collaborazione di Jekesa, sono altri due esempi di forte dissenso. Entrambe esprimono disgusto per diversi aspetti societari che stanno diventando dei cliché, vengono inoltre esplorate tematiche come l’incessante crescita degli affitti brevi, lamentela che Willie ha più volte espresso soprattutto nei confronti di Torino, città in cui entrambi viviamo, che ha detto più volte star diventando un parco giochi per turisti. Un verso di Kill Tony che mi ha colpito particolarmente è

Non sono io che sembro Gramsci,
ma voi che siete tutti mezzi fasci
Willie Peyote, Kill Tony, 2026
chi vuol intendere intenda. Vi ho citato uno dei tre featuring dell’album, gli altri due sono Mi arrendo* con Brunori Sas e Che caldo a testaccio con Noemi. La collaborazione con Brunori firma il pezzo più intimo del disco, che personalmente ho letto come una vera e propria confessione. Ricorda molto, per il livello d’intimità, Sempre lo stesso film, una delle canzoni del suo album del 2022 Pornostalgia. Non manca, anche in questa occasione, la critica sociale che si porta dietro tutto il disco:

In un mondo che confonde i diritti coi privilegi
e c’è chi ne esalta i pregi
Diss Gacha, Sala, Gloria, 2026
In Che caldo a Testaccio ritroviamo influenze pop-soul/indie-pop, ciò che ne deriva è una dimensione chill. Credo che all’interno del disco sia il brano che potenzialmente funziona meno, potrebbe sembrare vagamente forzato, ma va sottolineato che la canzone è impostata in modo diverso rispetto alle altre, il che rende comprensibile questa sorta di estraniamento dal contesto. Il viaggio termina con Preferisco non sapere una canzone che racconta del sentirsi diversi, dei dubbi e delle contraddizioni quando si incontrano persone nuove, e del mettersi in discussione ogni volta che accade. Ho apprezzato particolarmente questa chiusura, mi ha dato l’impressione che si tratti di un modo da parte di Guglielmo per tenere l’ascoltatore vicino a sé. È evidente come Willie sia guidato nella scrittura da una profonda umanità che gli permette di trattare le contraddizioni societarie e personali con grande empatia. Più che un ritorno a quel mood fortemente incazzato di cui alcuni sentivano la mancanza, Anatomia di uno schianto prolungato conferma il tipo di artista che è sempre stato: un uomo che non ha mai davvero smesso di guardarsi attorno con giudizio, ma anche estrema sensibilità.

25.05.2026 Lucrezia Spedicati