L’estetica del successo in Non è solo swag di Gacha
Diss Gacha concepisce il suo nuovo album nel senso più analogico del termine. Forse per questo fin dal primo ascolto ne sono rimasta legata: che fosse da Spotify, al mio stereo, al mio discman, non ho potuto fare a meno di ascoltare per prima cosa ESTETICA e solo alla fine VITTORIA > BUSINESS perché se Gabriele Pastero mi ha insegnato qualcosa in questi anni che lo seguo, è che niente si costruisce per caso. Diss Gacha è il tipo di rapper che si ascolta su consiglio. Mi è stato consigliato da un mio amico e, attraverso la mia ossessione, l’ho consigliato a tante mie amiche che da allora mi mandano un “captato” in dm silenzioso, ma che ci fa molto ridere. Ovviamente quando si entra in questo mondo si viene subito conquistati da Sala. Il suo producer tag ci ha accompagnato fin dal primo numero di Fuori Tempo in cui abbiamo parlato dei produttori che si prendono la scena e ancora non era uscito il suo album solista, OGNI MUSICA, in cui ha partecipato Diss Gacha accompagnato da illustri compagni della nuova scena come Sayf e Tredici Pietro. Ogni volta che sento Ah, ma questo è sala ho in mente una nuova generazione che si tiene saldamente alla realtà, nonostante le uscite siano in digitale, nonostante i rapporti tra musica e testo possano essere risolti dall’AI o da milioni di astratti stratagemmi. Perché Enzo Salaniti, in arte Sala, non è solo il produttore a cui Gabriele Pastero, in arte Diss Gacha, si è appoggiato, ma un amico con cui costruire un sogno. Insieme si sono cuciti addosso un’identità melodica e stilistica che è fresca, pur non essendo iper moderna, metamusicale senza risultare vintage, perché come loro non c’è quasi nessuno nella scena italiana. Pur ispirandosi al bling trap della wave americana, non utilizzano l’autotune e gli altri stratagemmi dei compagni d’oltreceano, ma rimangono due ragazzi che fanno dell’ironia, che non parlano di gang, ma solo di sogni, marche e succeso sperato. Ascoltando BRONX Freestyle ho sempre pensato che la facilità con cui questi due artisti interagivano non era scontata e la loro leggerezza era la studiata immagine di un percorso verso un sogno.
Sala, per favore aggiungi, tch, un flauto
Perfetto , tipo adesso ci scivolo meglio
Salto sopra al beat come slamball
Sto vincendo, mi chiama "Vincenzo"
Diss Gacha, Sala, BRONX Freestyle, 2025
Il suo flow scivola su quella struttura musicale che hanno disegnato insieme e forse questa intesa è la cosa che più mi ha affascinato della loro collaborazione. Queste erano le premesse con cui mi avvicinavo a NON È SOLO SWAG, curiosa di sentire il nuovo disco… Perché, mi ripeto, Diss Gacha guarda al CD come l’oggetto che lo sta connettendo alle persone. La sua estetica del successo, che ha sempre proposto nella sua carriera, è l’esigenza di rendere tangibile la corsa verso un sogno e, di conseguenza, non può essere solo trasmessa da tracce scollegate da una playlist streaming. Deve avere un inizio, un centro e una fine. Come il disegno di un mondo, deve poter stabilire le proprie coordinate.
Entro nel mio disco come fosse una sfilata
Nuovo capitolo, mi sento un nuovo Gacha
La major mi chiede se alla fine ho messo dentro il pezzo pop
Boh, io non so nemmeno come si faccia, alright
Diss Gacha, prima stanza a destra, Sala, ESTETICA, 2026
E ritorna più tardi il riferimento alla suddivisione del disco nella splendida Gloria:
Ti regalo ciò che ho di più grande
La parte profonda all'interno del disco
Diss Gacha, Sala, Gloria, 2026
E allora inizia subito con una hit, così nessuna si asciuga. Pastero non è ignaro della sua posizione e delle aspettative che porta su di sé. Diss Gacha è superficiale? È solo un’estetica che diventa hit? È solo una ricerca di fama che finirà prima o poi? È il ritornello di prima stanza a destra- artista che abbiamo imparato ad amare in questi mesi- a dirci che di questo non importa. Niente di tutto questo resta e nessuno può dire a Gacha come fare. Qualsiasi siano le tendenze, il rapper torinese costruisce su tracce poliedriche un flow matematico e una dizione chiarissima. La sua direzione artistica è chiara, il suo modo di rappare è riconoscibile. In ESTETICA Sala ci porta in un’atmosfera di danceflor sospesa che si tiene salda su un sound design pulitio, ma perfettamente studiato. Fin da subito sembrano dirci che quel luccichio che amiamo dei loro pezzi è solo una sospensione studiata, una leggerezza che si nutre della difficoltà di andare a fondo.
Ma l’album è NON È SOLO SWAG e a fondo, Pastero, ci va eccome. Fin da HO SCHIANTATO UNA PORSCHE, passando per BALLAS 3 e 300% Gacha ci racconta con fierezza che ha portato la sua arte fuori da sé, diventando culto per tutti i ballas: i fan, la sua crew, lui stesso. In quelle basi che ricordano i pezzi della west coast amplia le immagini con le sue iconiche sporche di Diss Gacha che diventano una firma chiarissima.
Dal mio paese spingo forte,
due piani di casa facendo sporche
Finanzio la mia arte come un mecenate a corte
Diss Gacha, Sala, 300%, 2026
Nei suoi testi allora non può che parlare del simbolo Gacha: il ragazzo torinese che è diventato personaggio. I suoi incidenti diventano protagonisti dei pezzi, i suoi dubbi vengono esplicitati, le sue personali trilogie completate. La voce secca e ritmica di Pastero si apre naturalmente alle voci femminili e ai cori gospel di cui tutto l’album è impregnato, segnandoci la naturale evoluzione del progetto Gacha che conosciamo e di cui ci gasiamo nella sua dinamicità. Evoluzione si rivela essere la parola d’ordine in tutti i suoi pezzi.
Perché:
Cerco ancora un motivo più grande
Che faccia venire voglia di uscire là fuori
Che mi faccia tremare le gambe
Vesto bene come se importasse
Apparire migliore degli altri
Sogno in un posto in cui tutto è più facile
Come il mondo se regnasse l'arte
Diss Gacha, 22simba, COME SAREBBE IL MONDO SE REGNASSE L’ARTE, 2026
La sua iconica correre corsa è la volontà di rendere il mondo arte, la loro arte. Ritorna spesso questa voglia di dimostrare ciò che Gacha e i suoi ballas cercano: svegliarsi presto la mattina, sempre pronti al lacoro, senza fermarsi, trecento per cento. Tutto questo confluisce in una delle tracce che più mi ha colpito dell’album, SFILATE, che contiene una registrazione di Giuliano Calza dal podcast Muschio Selvaggio. Calza, il giovane designer di GCDS- un marchio che negli ultimi anni è stato capace di rivoluzione lo streetwear fondendolo con il lusso e l’artigianalità- risulta essere il vero ispiratore di quell’estetica del successo di cui NON È SOLO SWAG si nutre. La traccia precedente, di appena un minuto, funge da intro per il pezzo centrale del disco.
Anche il più bel vestito
Non riflette nell'ombra
Il mio lato più intimo
È ciò che mi rende icona
Diss Gacha, Sala & Oddsphore, ICONA, 2026
Se Diss Gacha sorprende è perchè il sogno italiano non fa parte della leggenda della nostra nazione, ma è qualcosa che lui, Sala, i Ballas, hanno creato all’ombra di un desiderio profondo e difficile da spiegare. C’è l’idea di parlare di qualcosa che non parli di sé, ma di qualcosa che piace: la musica dal vivo, il gospel, le sfilate, l’arte, appunto.
La musica di Diss Gacha non è solo swag , e se in GLORIA e VITTORIA > BUSINESS effettivamente si apre e arriva nel famoso fondo, Pastero trova il suo significato nella visione che sta proprio in SFILATE: la voglia di arrivare in alto, portare nella musica ciò che si vuole avendo una direzione creativa. Un senso di assoluta libertà che si realizza nella base di Sala e Lester Nowhere. Attraverso una batteria ipnotica ci portano in una strumentale sospesa e stranamente agganciata alla passarella di una runway, mentre la voce di Diss Gacha da cristallina si apre verso un viaggio fatto di riverberi, che ci porta alle infinite possibilità che i Ballas sono consapevoli di poter portare nel loro successo tutto artigianale, libero da ogni schema. Questo è il suo progetto, questo è il suo sogno italiano. La corsa dei ballas è compiuta per poter uscire da questo fango di cui è difficile parlare, ma Gacha non rinuncia a parlare dell’aspetto più umano e fragile di questa ricerca. Così ammette la difficoltà di capire cosa significa vincere. Nell’ultima traccia, Pastero si ferma finalmente, riconoscendo che il suo sogno italiano viene dalla vita vera: il papà che fa la cena, la mamma che si fa bella, l’abbronzatura degli amici che lavorano sui tetti, della provincia torinese portata in alto. Così, cosa fare? Fermarsi e rinunciare? Non c’è alcuna vittoria senza ricerca, fierezza senza sacrifici. Ed è difficile ammetterlo.
Se fosse solo estetica, se fosse solo swag, Gacha non avrebbe fatto luce dietro l’ombra dell’icona. E se l’investimento di Sony è importante, è importante anche riconoscere il piacere dell’evoluzione, del punto di partenza, della propria testardagine che ha fatto diventare due ragazzi piemontesi due star. Sala e Gacha hanno avuto una visione fissa che hanno perseguito. Riconoscendo a mente lucida tutto ciò che li circondava, non hanno frenato la loro corsa inarrestabile e hanno portato la loro personalissima arte a noi.
Sono ciò che sono, non mi sono mai adeguato
Consiglio a tutti di trovare un proprio spazio
Diss Gacha, Sala, VITTORIA > BUSINESS, 2026
24.05.2026
Chiara Calcara
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