Il nuovo album di Serena Brancale
Profano. L’ultimo album di Serena Brancale è quanto di più antiteticamente distante dall’idea dell’artista costruito, che pone prima di sé, il proprio Io, prima della persona, il personaggio.
Sacro, perché racconto la mia famiglia, che non poteva mancare. Sacro perché c'è un brano che ho scritto con mia sorella, che tra l'altro ho lasciato spoglio così com'è senza nemmeno entrare in studio e inciderlo. Sacro perché c'è anche un modo jazz di vedere la musica, di unire i generi musicali in maniera un po' più internazionale. Quindi per me è sacro perché mi ha dato una chiave per sentirmi sempre me stessa sul palco, in un tour, sul palco di Sanremo.
Dichiarazione di Serena Brancale rilasciata a Andrea Conti per Il Fatto Quotidiano
Il brano di apertura è già un manifesto dell’intero album: Maria è un brano ballabile, allegro. Ma chi è Maria? Sicuramente un nome molto utilizzato in Sud America, ma Maria è soprattutto la madre di Serena, di origini venezuelane. La musica, il ballo, l’Anima Latina sono in fondo modi per vincere la solitudine e la nostalgia.
Sono anni che io non mi diverto più
E mi manca andare a una festa di salsa Sabrosa
Sento musica latina perché manchi tu
E qui a casa ballo da sola da sola io ballo
E mi manca andare a una festa di salsa Sabrosa
Sento musica latina perché manchi tu
E qui a casa ballo da sola da sola io ballo
Serena Brancale, Maria, 2026
È una scena in cui molti si riconoscono: quel rito che facevamo con qualcuno che non c’è più, ripetuto da soli, a metà tra gioia e mancanza. Lei ama definirsi Gitana: è un termine che ritorna nei testi, nei titoli, proprio per esplicare quel mondo rituale. La sua musica si muove senza dogane dal Carnevale di Rio ai jazz club famosi di New York, alle pietre bianche baciate dal sole, al mare, alla birra ghiacciata in una spiaggia pugliese fino alle tarantate salentine. Questo mix di stili e di immagini non risulta dissonante, ma si amalgama in una perfetta alcihimia. È la rappresentazione delle dupilici origini di Serena, pugliesi e sud-americane, che anche se distanti, trovano il loro punto di incontro. E in effetti, se ci pensiamo, c’è un lessico comune tra i diversi paesi del Sud - Sud America, Sud Italia, Africa, India, Andalusia, Grecia: il ballo, la convivialità, la passionalità, il rispetto per la famiglia. Credo, quindi, che Serena non racconti solo il Sud Italia, ma un po’ il Sud del mondo.
Dall'America all'Andalusia
Nelle strade di sabbia a Bahia
I capelli si muovono al vento
Mentre i piedi scandiscono il tempo
Nelle strade di sabbia a Bahia
I capelli si muovono al vento
Mentre i piedi scandiscono il tempo
Serena Brancale, Gitana, 2026
E così proprio come per una festa, Serena invita tutti per questo suo quarto album. Con Alessandra Amoroso canta una ballata che unisce pop a sonorità che richiamano il sirtaki: Serenata. Un successo, una hit della prossima estate, già certificato disco di platino. La sentiamo con DELIA e Levante con Al mio paese, che ha diviso il pubblico fin dall’uscita, perché punta i riflettori sulla condizione di fuori sede, sulla migrazione interna dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Eppure credo che l’intento fosse il contrario, quello di unire nella nostalgia per la propria terra. Sempre in featuring con DELIA e lo statunitense cantante jazz-blues Gregory Porter, interpreta un intramontabile classico, il più passionale dei brani: Besame Mucho, con estremo rispetto della melodia e del tema originale, ma con un’interpretazione molto espressiva, che gioca soprattutto con l’accompagnamento e con l’alchimia tra le voci di questi artisti, diversi tra loro, ma che si impastano perfettamente insieme. Proprio per questa reinterpretazione, alla serata delle cover di Sanremo ha vinto anche il premio della Sala Stampa Lucio Dalla. Sempre Gregory Porter l’accompagna insieme all’ex emergente Sayf in uno dei brani più originali dell’album SOLO UN’ORA che con il suo ritmo soul riesce perfettamente a trasmettere un momento o un luogo in cui rilassarsi, fuggire dalle ansie e dai problemi del mondo. Racconta di un’ora passata con la persona amata, attimo che spesso ci serve per ricaricarci quando tutto sembra andare per il verso sbagliato. Brani dal sapore latino sono invece Fuera, che ricorda anche le sonorità della Niña,Gitana, in collaborazione con il celebre bassista e cantante camerunense Richard Bona con ritmi che ricordano molto il flamenco, e Aquello, con l’artista abruzzese Pamela e Omara Portuondo dei Buena Vista Social Club, una rumba che ci porta a Cuba. Sacro per Serena è anche il proprio dialetto: il barese. Eppure arrivarci è stato un viaggio: nei primi album non ve ne era traccia. Dal terzo fa timidamente capolino insieme al dialetto napoletano con una cover di Je so’ pazzo di Pino Daniele. Infatti è proprio l’artista napoletano che omaggia con Anema e Core, è proprio nelle sue canzoni che Serena ha trovato il coraggio di osare cominciando a scrivere nel proprio dialetto. Sebbene arrivato ventiquattresimo alla competizione canora, è passato molto in radio e ha avuto un gran successo di pubblico fino a essere certificato disco di platino. In dialetto barese sono anche Stu Cafè, in cui è fantastico anche il modo in cui si autocita, Bariamore, una serenata romantica alla propria città, Magic Puglia, che sfiora stereotipi in fondo veri, che fanno riconoscere casa, Capatosta, con l’inconfondibile reggae italiano di Alborosie, la Zia, dal ritmo più moderno urban, afro-beat e ovviamente Baccalà, diventato presto virale sui social, nato da un’improvvisazione della zia con Dropkick in macchina con un finger drummer. Ma perché Serena si autodefinisce Lazziii (La Zia)?
La Zia è la classica donna barese che mi piace immaginare: che porta da mangiare ai bambini gli involtini di carne, gli ngummridd. Questa zia buona che cucina, ma che la sera ha un lato oscuro perché spaccia, una zia che è anche un boss dei maschi.
Dichiarazione rilasciata da Serena Brancale nel comunicato stampa del maggio per il 2024
Dolcezza, ma capacità di farsi rispettare: la Zia è in fondo una dura. Di tutt’altro registro è Qui con me, presentata a Sanremo di quest’anno e scritta con la sorella Nicole Brancale. Niente ritmo ballabile, niente festa. Un brano nudo, in cui l’accompagnamento è ridotto allo stretto indispensabile per esaltare la voce. L’emozione ti arriva dritta come uno schiaffo, ogni parola è pensata, una lettera che esprime tutto ciò che ogni figlio vorrebbe dire a un genitore che non è più insieme a lui. La voce limpida di Serena ricorda Whitney Houston per certi virtuosismi. Qui con me è una canzone che parla di assenze che non si colmano, di quel dolore che non si supera ma si porta con sé come un talismano. È un brano che dà voce a chi ha perso qualcuno di irrinunciabile, a chi darebbe tutto per un ultimo abbraccio. E proprio per questo, paradossalmente, è un pezzo potentissimo: perché non cerca di consolare, ma di riconoscere. Dietro la notorietà recente c’è un decennio di salite: provini di X Factor nel 2009, Sanremo Giovani 2015 con Galleggiare, l’insegnamento al Saint Louis College of Music dal 2018, club e teatri, discipline incrociate. Serena è polistrumentista: pianoforte e violino in primis, ma anche tastiere, pad elettronici, handpan. Diplomata in canto jazz e in violino. Ma il percorso e gli ostacoli che ha incontrato, l’hanno portata a svincolarsi dal mondo esclusivamente jazz, forse la sua confort zone, e a sperimentare. A seguire il suo stile, più che le mode.
U' cor iè de Bbare La mente iè amerecane
'Sta uagnedd' Ride, cant' e sone
'Sta uagnedd' Ride, cant' e sone
Serena Brancale, Sta Uagnedd, 2026
E mentre ride, canta e suona, ti porta con sé in un viaggio nel suo mondo, nei suoi valori inviolabili. E quando arrivi alla fine, ti rendi conto che qualcosa è cambiato — non solo in lei, ma anche in te.
Donne con il ritmo non ne nascono più, eppure per fortuna abbiamo quest’artista che farà tanta strada.
28.05.2026
Katia Maria Calcara
E tu, cosa ne pensi a riguardo?
Se il contenuto ti è piaciuto, sentiti libero di usare i bottoni di condivisione sottostanti. Sapere che lo hai apprezzato ci regala sempre un sorriso.