Perché la musica al lavoro non è una distrazione
Spesso, quando si lavora da tanto tempo in un negozio, si ha il permesso speciale di poter mettere la propria musica. È un evento perché molti negozi per sfuggire alle imposte della SIAE si affidano a radio interne, se non a veri e propri CD di musica inedita che resta interna a quella catena di store. Ascoltare quel tipo di canzone 一buona per tutte le stagioni, adatta a bambini, nonni e nerd 一 è l’equivalente di sentire un ronzio perenne per innumerevoli ore di lavoro. Quando si fa un impiego ripetitivo e meccanico, l’unico organo di senso che può darci un senso di alleviamento sdoppiandosi e permettendoci di seguire le task del turno, ma anche qualcosa che ci intrattiene, è proprio l’apparato uditivo. Nonostante si pensi che il multitasking, di cui noi generazione Z ci vantiamo molto, sia realmente produttivo, è l’unica cosa che ci permette di continuare a presentarci ogni giorno, ogni lunedì mattina, sul nostro banco, sul nostro tavolo, sulla nostra scrivania. Ogni lavoro, da quelli a contatto con il pubblico a quelli d’ufficio, lasciano attutire una parte di noi. E non nego che per chi studia o ha altri progetti personali, non è sempre una cosa negativa perché sono ore in cui è possibile fermare il nostro eterno overthinking e diventare impiegati che devono completare delle task. Ma è forse proprio questa moltiplicazione dei nostri desideri e obiettivi che ci fa sentire limitati in quelle ore. Alle volte, desideriamo solo sentirci un po’ più noi stessi, portare un pezzetto di noi dentro quell’ambiente nuovo e asettico. Così, se il responsabile di turno lo consente, possiamo far sentire una canzone ai nostri colleghi. Questa possibilità non svelerà solo i nostri gusti musicali, ma un intero modo di percepire il mondo e di reagire a esso che forse non era intuibile altrimenti. Per questo, per ogni lavoro che cambio, preparo sempre una playlist mentale che, se mai dovessi avere quell’onore, so esattamente che canzone mettere. Se lavoro in un negozio 一 e se posso mettere musica explicit 一 so già che devo scegliere Madman perché siamo a Roma, piace a tutti ed è una botta di adrenalina che faciliterà il lavoro. Perché se è vero che ascoltare musica porti a un frazionamento dell’attenzione, è vero anche che una colonna sonora delle proprie attività spinge ulteriormente la concentrazione e, soprattutto, la fiducia in sé stessi. E, con un piccolo cambiamento, l’ansia lavorativa viene sostituita dal canto, dalle melodie, dalle associazioni immaginifiche che ci donano un po’ di alleviamento. Ho fatto lavori brevi, ma tanto diversi e ognuno necessitava di particolari attenzioni, competenze e mood; eppure, in ognuno di questi, ascoltare musica era sinonimo di poca serietà al lavoro. Dissentirò tutta la mia vita su questo. Parto da un presupposto diverso: gli uomini sono animali sociali e la socialità è alimentata da un gusto condiviso. Se consigliando la musica che ci piace portiamo un frammento della nostra identità che non era necessaria nell’ambiente di lavoro, i nostri colleghi impareranno a conoscerci meglio; se loro ci consiglieranno a loro volta musica, band che non conosciamo, la nostra mentalità si aprirà e conosceremo altri frammenti, altri modi di vivere, di reagire e di risolvere i problemi. In qualsiasi lavoro che abbia fatto, la risoluzione degli ostacoli è sempre stato l’obiettivo, qualsiasi essi fossero. Se il gruppo dei dipendenti si conosce meglio, anche sotto questo aspetto più intimo e segreto, si riuscirà a trovare più in fretta un modo per poter superare gli ostacoli come una squadra. Non possiamo dimenticare quanto sia difficile trovare un lavoro, né che spesso è una necessità più che una scelta. Ma proprio per questo non possiamo permetterci di perdere il lato umano dell’esperienza. Sono ore in cui si è costretti a stare insieme a persone diverse da noi, diversissime per valori, pensieri e gusti, ed è forse l’unico luogo che ci è rimasto per conoscere. Se un mio collega mi consiglia Le Feste Antonacci, duo electropop, o il Duo Bucolico, anche loro duo di cantautori romagnoli, o Masamasa, rapper incredibile, mi avvicinerò a un genere che magari non ascoltavo, ad artisti che non avevo mai sentito che portano con loro sensibilità e storie. E sarò un po’ più ricca e non solo per lo stipendio 一 che quello non basta mai. Per questo continuo a portarmi dietro una playlist mentale, non soltanto per lavorare meglio, ma per ricordarmi chi sono, anche mentre faccio qualcosa che non mi rappresenta del tutto. E poi aggiornare quella playlist con nuovi consigli di nuove amicizie, mi fa sentire più aperta e meno sola.
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