Riscrivere la propria noia


La maturazione di Tutti Fenomeni in Lunedì

Mi è capitato spesso in questi mesi di leggere la parola maturo riferita a Lunedì, il progetto con cui Tutti Fenomeni è tornato dopo quattro anni di attesa. Ogni volta questa parola sembrava avere una connotazione positiva, come se finalmente l’artista avesse capito qualcosa, acquisito una consapevolezza che non aveva, si fosse finalmente sistemato. Ricordo che al primo ascolto di Piazzale degli eroi, e in seguito di tutto il disco, rimasi spiazzata e un po’ perplessa: mi sembrava che la freschezza e l’unicità dell’artista si fossero placate, che la sua libertà nell’urlare citazioni cantautoriali miste a frasi no sense fosse stata assorbita da un pop più accettabile, testi che parlano un linguaggio un po’ più comune; quella maturità tanto elogiata mi sembrava un tranello, una fregatura, una sconfitta. Da quando ho conosciuto Tutti Fenomeni non ricordo un giorno libero dai suoi pezzi, da Merce Funebre a Privilegio raro fino ai pezzi più trap, prodotti da Close listen e i mixtape di Radio Guarascio; nei momenti in cui mi sentivo fuori posto, la curiosità con cui sperimenta creando un genere indefinibile e testi fuori da ogni logica, ma pieni di immagini metaforiche, mi dava un senso di libertà, una percezione del mondo in cui c’è uno spazio per tutti. Quella mancanza di maturità o di completezza l’ho sempre vista come l’espressione libera e disinibita di un’artista che fa sentire tutti i benvenuti nella sua musica, perchè ognuno può vivere la propria vita alle proprie condizioni, con le proprie logiche. Sarà che non vivo più a Roma - la città dove il caos regna sovrano e ognuno è spinto a trovare la propria dimensione - sarà che si avvicinano i trent’anni anche per me, ma questo disco l’ho accolto inizialmente un po’ come un tradimento, come se mi venisse tolto quel rifugio sicuro e spensierato dove tornare per darmi la carica e sentirmi al mio posto nella monotonia della routine. Se Lunedì è il disco dell’adultità, in cui si fa ammenda delle proprie ribellioni giovanili, sento questa presa di posizione come un voler rinunciare a vendicarsi della noia, ma ormai accettarla, farle spazio. Niccolò Contessa, che aveva prodotto con successo sia Merce Funebre che Privilegio Raro, nell’ultimo album viene sostituito nelle produzioni da Giorgio Poi determinando delle basi molto meno eltettroniche e avanguardistiche. Non è un cambiamento negativo, ma è un cambiamento. Con le basi melodiche di Lunedì, Tutti Fenomeni scopre un uso nuovo della sua voce, giocando in maniera nuova con sonorità inesplorate. Lunedì è un nuovo inizio che già dal titolo dichiara la paura per quella monotonia che tanto fuggiva, ma rappresenta un evoluzione. La sua nuova fase della vita l’ha portato non solo a confrontarsi con il canto, ma con un nuovo genere con cui suonano le sue parole e le nuove tematiche da raccontare. Piazzale degli eroi, singolo che ha preceduto l’uscita dell’album, ci introduce fin da subito il tema del disco. Si parla di tempo, di dubbi, di scelte e di errori che nel bene e nel male ci rispecchiano e definiscono.

ogni scelta pessima alla fine sta parlando di noi
Tutti Fenomeni, Piazzale degli eroi, 2025
Ad ogni ascolto, mi accorgevo sempre di più di quanto fosse un percorso coraggioso, un disco sincero e libero. Se nelle precedenti uscite l’irrequietezza era la protagonista, adesso il nuovo disco ci invita a fermarci, ad accogliere la noia dei trent’anni e diventare grandi insieme a lei. Già dalla copertina Guarascio si mostra finalmente con il suo volto introducendo un disco molto personale, una storia raccontata in prima e seconda persona, dove l’ironia e il suo personalissimo stile di scrittura ci parlano non più di realtà e percezione del mondo esterno, ma di . L’amore sembra essere il tema del disco. Lo vediamo con La ragazza di Vittorio che si confronta con un mondo dominato dall’AI, con il rimpianto consapevole di chi ha nostalgia del passato e della giovinezza, in cui tutto sembrava raggiungibile. Ma quell’amore non è epurato dal peccato: in Vanagloria ammette che era possesso, fingere di conoscersi davvero e mantenere il controllo; adesso sembra tutto più dubbio, la sfrontatezza giovanile lascia spazio a riflessioni più profonde, a un altro punto di vista. L’amore diventa allora forse il racconto della sua discografia precedente, di una vita diversa. In Love is not enough ammette che non si può spiegare l’intero mondo con quel sentimento, che non è assoluto e pacificatore: l’amore può essere strumentale e Guarascio ammette di non capirlo. Love is not enough è un capolavoro cantautoriale che al concerto mi ha frantumato il cuore.
Che monotonia la giovinezza sembra sempre maggio,
l’attimo passa in un lampo
ma il passato non ti abbandona mai
Tutti Fenomeni, 29 Febbraio, 2026
Forse ci siamo sentiti vicini nella crescita, in quella maturità che non è certo perfetta e statica, ma continua ricerca, in cui si costruisce il proprio spazio giorno per giorno con le proprie condizioni. Tutti Fenomeni è stato il mio rifugio dalla monotonia, la sua voce mi ha permesso di gridare il mio dissenso, la mia ribellione. Adesso Giorgio Guarascio è entrato nei suoi trent’anni e il prossimo anno mi confronterò anche io con questo traguardo. Non vivo più a Roma e la mia routine è diventata il mio posto di lavoro, i miei amici e i miei colleghi. La realtà sembra consolidarsi, le scelte sono state fatte, e adesso è il momento di convivere insieme con se stessi, accomodarsi nella noia- o meglio- rendere la propria noia qualcosa di cui valga la pena vivere, senza gli eccessi dell’amore e della ribellione sfrenata. Il 9 Aprile sono tornata a Roma per vederlo all’Atlantico. Ho mosso mari e monti per vederlo, sia perchè il Sud della Sardegna non è il posto più gettonato per i live, ma anche per scappare dalla monotonia dei miei trent’anni e vedere il rapper con il quale ho vissuto la mia ribelle gioventù. E l’ho trovato diverso, evoluto, ma sincero: le scelte che ha fatto l’hanno portato a una vita in cui può interrogarsi della complessità del mondo, senza saltare alle conclusioni esplosive e affrettate, accomodandosi nella quotidianità di tutti i giorni. Mi è sembrato un pò come quando esci con quell’amico sregolato, che alla fine trova la sua strada. Prima ascoltavo Tutti Fenomeni per evasione, per gridare, per oppormi. Ora l’ascolto perchè è la compagnia di questi miei anni, l’evoluzione di una persona che ha combattuto come me e ora vuole fermarsi e capire.

24.04.2026 Anna Calcara