L'imperatrice di Beba


La nuova uscita in un’industria dall’impronta maschile

L’Imperatrice immagine di forza e riconoscimento del proprio valore, di creatività e crescita, è il simbolismo scelto da Beba per il suo nuovo album. Un titolo scelto per sbeffeggiare la necessità nel rap italiano di scegliere una rapper donna da mettere sul trono. Il disco si apre con un intro che denuncia l’accomodamento degli artisti all’industria musicale, arrivando a colpevolizzare anche se stessa

Odio questo ambiente tu non lo diresti,
mi sembrano manichini con addosso i prezzi […]
ho iniziato perché odiavo un sistema che ti etichetta,
e quanto valgo ora lo sceglie il pubblico e l’etichetta
BEBA, INTRO, 2026

La sua visione incredibilmente critica riguarda principalmente la figura femminile all’interno della scena rap e dell’industria stessa, nella quale il gender gap non è ancora stato colmato e le donne per raggiungere gli stessi obiettivi richiesti agli uomini devono faticare immotivatamente il doppio. Un ambiente eccessivamente performante, come lo definisce lei stessa all’interno dell’Exxxclusive Podcast, nel quale bisogna essere sempre sul pezzo altrimenti si subisce l’emarginazione da parte di un pubblico che non è più interessato alla qualità dei contenuti quanto alla quantità di questi ultimi. Beba denuncia un sistema che premia le apparenze: bisogna frequentare le persone giuste e apparire in un certo modo, a discapito dell’autenticità. Dei principi che entrano in contrapposizione netta con i valori sul quale l’hip hop si è fondato. L’industria favorisce poi la competizione, che porta le donne a farsi la guerra piuttosto che unirsi su un fronte comune, il che gli permetterebbe non solo di colmare quella discrepanza di parità con gli uomini, ma altresì di diventare dei riferimenti per le nuove generazioni di rapper donna che hanno bisogno di esempi con i quali confrontarsi e da cui imparare. Beba questa necessità l’ha sentita e ha cercato di trasporla da una dimensione concettuale a quella reale, ma in cambio ha ricevuto porte chiuse in faccia. Nel podcast Exxxclusive lamenta infatti l’aver proposto di collaborare nel suo disco a diverse rapper, ma nessuna di queste si è resa disponibile:

Mi hanno balzato tutte
BEBA, Exxxclusive Podcast, 2026
La motivazione secondo Beba? Manager e produttori che disincentivano la cooperazione, chiudendo le artiste in una bolla. Persino quelle emergenti che, a detta loro, avevano iniziato a fare rap grazie a lei hanno rifiutato un featuring in L’Imperatrice. Una considerazione sorge allora spontanea, e per proporla ricorro alle parole usate da Willie Peyote, anche lui da Exxxclusive Podcast: perché se non c’è una persona che conosco che mi dica che è felice nel sistema in cui ci troviamo non ci mettiamo d’accordo per buttare tutto nel cesso e cambiarlo? Guglielmo utilizza questa frase in un contesto nel quale si stavano esplorando dinamiche legate al sociale, ma è una considerazione alla quale si può attingere per riadattarla in vari ambiti, tra cui anche quello dell’industria musicale. Quanto detto lascia spazio a una domanda fondamentale: un’industria che intende misurare il successo femminile favorendo la competizione con altre artiste, e che adotta meccanismi diversi rispetto a quelli utilizzati con la figura maschile, può definirsi - come fa - inclusiva? E, riprendendo il discorso di Willie, perché ce ne lamentiamo costantemente ma continuiamo a non agire accettandolo di conseguenza?

07.07.2026 Lucrezia Spedicati