La presa male di settembre

La perfezione formale nel malessere di MadMan

Quando ricomincia settembre, ricomincia la quotidianità che si era interrotta ad agosto, quando abbiamo chiuso tutti di fretta e furia per poterci godere quella settimana di vacanza. Il risultato? Che quei pochi giorni non ci bastano, anzi, ci hanno solo aperto la prospettiva di una vita leggera, felice, che non raggiungeremo mai. Quindi a settembre si guarda a quella realtà con gli occhi nuovi e ripuliti dall’abitudine e ci si rende conto di un grande vuoto che spalanca il cuore. Se prima dell’estate le domande si intrecciavano alle speranze, di ritorno dalle vacanze rimangono tanti silenzi. Settembre diventa un accumulo di pause piene di azioni, perché non ci si può fermare davvero, ma non si vorrebbe altro. In questo rientro traumatico la mia colonna sonora perfetta diventa la discografia di MadMan

Ho solo mille forse,
mica le risposte alle domande che temo di pormi
Mica sono scritte grosse,
vedo tinte fosche,
vedo un cielo che è pieno di corvi
Madman fest Priestess, Non esiste, 2015

Alcune sue canzoni, i suoi outro in particolar modo, sanno proprio di questo: speranze disilluse che non hanno il tempo di essere capite. Che sia in Grande, o Niente di nuovo, quella tipica ansia di riconoscere dove si è arrivati e non essere abbastanza, ritorna ciclicamente. Si può davvero essere felici per i traguardi di un mondo che non si è compreso? No, perché abbiamo rimandato l’autoanalisi, perché dopo la sofferenza è tornata la buona e vecchia abitudine che ci fa pensare che quella tristezza fosse solo passeggera. Potremmo anche dire che è così, se poi non arrivassero altre speranze che nutrono quel vuoto e altre realtà, poi non così luminose, che ci colorano settembre.

Dici che è solo un periodo, fratè, capita
Che dopo mi abituo, basta fare pratica,
ma l’ansia non passa e ricompare matematica
Gemitaiz feat Madman, Preso Male, 2016

Ogni anno mi chiedo se serve capire, sviscerare, questo sentimento, ma la verità è che l’estate ci dà un’immagine finta di quella che potrebbe essere la nostra realtà: troppo ottimista e piena di novità. Ricominciare tutto ci ricorda che la vita è fatta di istanti che sommandosi portano graduali cambiamenti, ma nel frattempo si vive così, stando male senza un motivo preciso. Forse per questo ascoltare MadMan mi fa stare meglio. Ha sempre parlato dell’ansia, dell’inadeguatezza, di una felicità che si allontana sempre più con la voglia di non risolvere, ma di esprimere. Non sente il bisogno di attribuire una colpa, ma di scrivere incastri perfetti ー i più belli forse ー senza risolvere nulla. La strofa di Preso Male, la bellissima Oggi non c’è il sole, sono solo poesie autoconclusive che non cercano soluzione. Pierfrancesco lima alla perfezione la forma di ogni canzone: ogni parola è la più giusta, così giusta da essere catartica non solo per lui che la scrive, ma per noi che l’ascoltiamo, così dolorosa da farci sentire il vuoto, eppure il contenuto è lo slabbrato racconto di un’ansia dai contorni imprecisi. È la perfezione metrica a dare ordine al caos interiore, ma in fondo è sempre la fotografia di uno dei malessere più strani e comuni dell’uomo. E questa, per me, è la sindrome di settembre. Canzoni che rappresentano lo scontro con la realtà quotidiana, senza filosofie che possano migliorare la situazione. Bisogna solo aspettare che ritorni l’abitudine di poter godere di quello che abbiamo; nel frattempo, per sfogarci, possiamo sempre ascoltare MadMan.

27.09.2026 Chiara Calcara