Riscrivere l’estate partendo da Mecna

La leggenda del 31

C’è un piccolo universo nel quale non mi sono mai addentrata, consapevole che, una volta dentro, ne sarei stata inghiottita. Sono anni che centellino ogni canzone di Mecna come se potessi fruirne solo a piccole dosi, per non andarci sotto. È solo che poi l’occasione fa l’uomo ladro, e io ho rubato ascolti infiniti al suo account su Spotify. Questa fantomatica Leggenda del 31 mi è frullata in testa per tanto tempo, fino a quando, una per volta, ho sbloccato ogni canzone della trilogia. Sarò stata catturata dalla malinconia di fine estate che sto provando adesso: una malinconia in senso lato, visto che il mare l’ho visto con il binocolo. Con 31/07, Mecna narra una relazione in dislivello. Ufficialmente pubblicato lo scorso 31 luglio, il brano esisteva già da quindici anni. Con un’amarezza a tratti apatica, descrive l’estate di tutti e di nessuno: un’estate fatta di mare, granite gelate e allegria che non tutti possono conoscere. Mi ci sono rivista parecchio, io che ho vissuto questo agosto come una tortura legalizzata: impossibilitata a esimermi dai miei impegni, non ho mai realmente staccato la spina. E poi è incredibilmente solitaria, l’estate. Improvvisamente tutta l’umanità che ci circonda sparisce dai radar e sei solo, in un campo di grano, con le balle di fieno che rotolano sulla strada. Mecna racconta un’estate che va avanti anche se lui non ne fa parte. Si domanda, si interroga su cosa starà facendo lei, che invece è partita. La sua estate è quella dell’attesa: aspetta un ritorno che sembra quasi una ricompensa, mentre il tempo viene offerto in sacrificio tra le mura di un ufficio. Da una parte c’è chi parte, il mare, le granite, le giornate che sembrano non finire; dall’altra chi resta e può soltanto immaginare cosa stia succedendo altrove.

È la leggenda del 31, tipo fine,
fuochi d'artificio E sto pensando al mare dall'ufficio
Scrivo in Helvetica nei miei pensieri
Scrivo pochissimo e di ieri,
dimmi dov'eri
Ora che quasi mi piacevi, eh
Sto traslocando da due mesi
E sto benissimo, se chiedi
Mecna, 31/07, 2011

Poi c’è 31/08, la prima che ho ascoltato in assoluto. Qui Mecna mette in testo l’ultimo giorno di agosto, quello che simboleggia la fine dell’estate prima del ritorno alle responsabilità della routine quotidiana. La distanza cresce, passando da fisica a emotiva. E, infine, 31/09: una data che non esiste e che diventa il luogo in cui resta sospeso l’addio che ha bisogno di dire. Una data fittizia per qualcosa che, proprio per questo, non riesce mai davvero a risolversi. Alla fine Mecna prova, in più tentativi, a sviscerare quel senso di oppressione che l’estate ci provoca quando ci piomba addosso, senza chiedere il permesso. L’estate arriva e ci rallenta, ci sfiacca, ci allontana da chi abbiamo intorno perchè d’estate ognuno insegue il proprio premio, ma non tutti riescono ad afferrarlo. Specie se rinchiusi nella propria cella costruita su misura, fatta di incombenze e pensieri. Quest’estate non sembra altro che un amore che si sta spegnendo, quando cerchi svogliatamente di ravvivarlo, non è mica sempre stato così? Da bambini ci divertivamo un mondo al mare, e io ho amato, sono stata felice in questa storia, e allora ci resto dentro perchè vorrei tornare a quelle sensazioni lì. E quindi tutto finirà il 31 settembre.

13.09.2026 Alessia Restucci