La Rubrica degli emergenti

Ren Schelter racconta la sua musica tra vulnerabilità, voglia di farcela e tanta fantasia

In questo numero Lucrezia Spedicati ha fatto due chiacchiere con Ren Shelter, artista emergente che con la sua mamma troviamo spesso sui social durante gli scrolling, prova del fatto che ogni tanto bisogna fermarsi ad ascoltare.

Sono un artista italiano che vive a Londra e nonostante la musica abbia sempre fatto parte della mia vita l’amore per il canto è arrivato relativamente tardi, durante la quarantena. È lì che nasce questo progetto, da una necessità molto semplice: in un mondo in cui sembra esserci sempre qualcosa che divide io voglio provare a unire le persone il più possibile attraverso le mie canzoni e le storie che racconto. Ogni brano affronta un argomento diverso e ha un mood diverso ma alla base c’è sempre la stessa esigenza ovvero parlare di situazioni e temi che troppo spesso vengono lasciati in secondo piano. Anche il nome Ren Shelter è nato in maniera abbastanza casuale. Sono un overthinker, a a un certo punto, mi ero semplicemente bloccato, poi mi sono detto La faccio semplice. Ren viene da LoRENzo, mentre Shelter nasce dall’unione di due personaggi che mi rappresentano molto: uno è Thomas Shelby dal film Memento (il personaggio aveva perdita di memoria un po’ come me, tendo a dimenticarmi le esperienze del passato e questo mi fa male) e l’altro è Harry Potter che ha dettato la mia adolescenza. Quindi Shelby + Potter = Shelter. Musicalmente sono cresciuto grazie a mio padre, mi ha trasmesso una cultura musicale molto internazionale e decisamente poco italiana. Quando ho iniziato a scrivere canzoni l’inglese è venuto fuori in maniera naturale, ed è anche la lingua con cui riesco a esprimere meglio certe emozioni quando canto. Londra è stata in realtà la mia seconda scelta, inizialmente volevo trasferirmi a Los Angeles poi è arrivato Trump e mi sono detto: Mhhh, forse meglio di no. Quando ho iniziato volevo essere un rebel rock ganggang. Oggi invece credo di avere sviluppato una consapevolezza musicale maggiore che mi ha portato a voler sperimentare molto di più. La musica è diventata fondamentale soprattutto in uno dei periodi più bui della mia vita. Vedevo tutto nero e gli attacchi di panico erano diventati costanti. Mi sono rifugiato nella musica e ho capito che se era riuscita ad aiutare me poteva forse aiutare anche altre persone. Quando canto mi sento libero e per qualche minuto la vita reale scompare alle mie spalle. Quando scrivo una canzone le idee nascono quasi sempre da qualcosa che assorbo dall’esterno come un film, una storia raccontata da un amico, una notizia di giornale. Raramente parto direttamente dalla mia vita personale. Prendo la chitarra e decido quale atmosfera voglio dare al pezzo: può essere felice, triste, deprimente, arrabbiata. La melodia è quasi sempre la prima cosa che arriva, dritta al cuore e senza troppi ragionamenti. Il testo invece dipende da quanto sento l’urgenza di raccontare quella determinata storia. In passato ho anche scritto e pubblicato in italiano , ma non ero soddisfatto, da quando scrivo in inglese invece ho sempre cercato di sperimentare nuovi stili mantenendo però una coerenza con il progetto. Una delle cose più inaspettate è stata la crescita sui social, è successo tutto quasi per caso, mia madre aveva pubblicato un video su TikTok e il video aveva raggiunto circa venti mila visualizzazioni. Per tre o quattro mesi non è successo praticamente nulla poi una notte, verso le tre ho iniziato a vedere arrivare tantissime persone nuove sul mio profilo. Ora si sta formando una community di persone fantastiche che amano la mia musica e non riesco davvero a spiegare quanto sia grato. Non vedo i social come uno strumento per diventare famosi ma come un piccolo business creativo da far crescere nel tempo. Tra le esperienze più incredibili che ho vissuto c’è sicuramente quella di cantare davanti a settemila persone. Avere la possibilità di confrontarmi con persone più esperte di me e poi salire davanti a una folla del genere è difficile da descrivere, quando sali sul palco ti senti nudo, ma quando il pubblico inizia ad applaudire è come un’onda anomala che travolge gli scogli. Io in quel momento ero lo scoglio. Adesso sono in una fase di transizione e riflessione. Sto scrivendo nuovi brani e insieme al team di Fuori Tempo sto organizzando un tour in Italia per il prossimo anno. Allo stesso tempo sto pensando di scrivere più canzoni in italiano, anche considerando quanto è importante la mia fanbase italiana. Sto lavorando a una versione italiana di S.N.A.F.U. e sarà un po’ la prova del nove, vedremo cosa succederà.

16.09.2026 Lucrezia Spedicati