Il Letterboxd degli appassionati di musica
Alla fine della proiezione di un bel film d’autore, in qualche sala di un qualche cinema indie di una qualche città culturale, è molto facile trovare, tra gli ultimi spettatori ancora seduti a leggere i titoli di coda, i cosiddetti film-bro, intenti a scrivere la loro recensione su Letterboxd. Io sono una di questi, lo ammetto. Da qualche anno, per me, andare al cinema è diventato, oltre che un appuntamento con me stessa, un momento di condivisione con tutti i miei altri film-bro, i quali so bene che leggeranno ciò che ho scritto, banale o divertente che sia e poi mi chiederanno di parlare del suddetto film. Ecco, Beldisco ha fatto tutto ciò che stavo aspettando da un pezzo: ha aperto uno spazio per consentire lo scambio di opinioni e pareri sulla musica. Un’app che si dedica completamente alla musica in tutto e per tutto. Noi siamo sempre per lo scambio face-to-face, ma siamo anche fruitrici dei dispositivi elettronici. Quando abbiamo fatto due chiacchiere con Alessio Licheri, ideatore e progettatore dell’applicazione, ce l’ha presentata come «una sorta di diario musicale», raccontandoci che «le persone possono salvare gli album che ascoltano, recensirli, scegliere il loro brano preferito e costruire nel tempo un archivio personale del proprio gusto». A noi ragazze di Fuori Tempo Magazine, che tanto ci battiamo per il ritorno del cartaceo, questa idea è piaciuta parecchio: in primis perché la musica è un prodotto che non smetteremo mai di fruire anche a livello digitale e poi perché l’idea di un archivio ci sembra davvero interessante, soprattutto se è così a portata di mano. Lo spazio virtuale proposto consente di conversare attraverso la musica: un luogo in cui confrontarsi, condividere gusti e scoprire nuovi ascolti. In un certo senso, si occuperebbe di creare un passaparola dell’era digitale, aperto e consultabile da chiunque, un’arma contro le logiche degli algoritmi che passano solo ciò che rispecchia determinati standard. Se devo scegliere tra lo scrolling su TikTok e la visita ad un’applicazione nata con un obiettivo ben preciso, io scelgo quest’ultima: ognuno di noi può avere un’idea o legare delle date canzoni a certe esperienze e vederle solo attraverso la propria lente, questo è il modo giusto per dare una voce ai nostri approcci. L’app funziona in modo molto semplice: da utente puoi loggare tutti gli album e i live show che vuoi, assegnare da una a cinque stelle e lasciare un commento. Tutto viene raccolto in un archivio personale che cresce insieme ai tuoi ascolti e alle esperienze che scegli di conservare. Per chi, come me, ha l’abitudine di organizzare e annotare tutto ciò che vede, ascolta e accumula nel tempo, è una piccola soddisfazione. Noi continueremo a credere negli incontri dal vivo, nelle chiacchiere dopo un concerto e nelle discussioni infinite davanti a un disco. Se però il digitale riesce a creare uno spazio che alimenta quello stesso confronto, allora vale la pena abitarlo. Perché la cultura non vive nel mezzo con cui viene condivisa, ma nelle persone che scelgono di parlarne.
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