Perché le hit estive da laboratorio non ci piacciono più
Sono stata al Factory Area di Catanzaro per il secondo anno di fila, quasi per caso, ma anche quest’anno sono andata via con qualcosa in più. Il 18 e 19 agosto, il festival è tornato al Complesso Monumentale del San Giovanni per la sua sesta edizione. Sono arrivata molto presto, in tempo per assistere al tramonto sul complesso e ai primi, emergentissimi, artisti. Il vento, immancabile in città, soffia già forte. Anche quest’anno ritrovo quello che mi aveva conquistata già lo scorso anno: due giorni di energia e musica incredibile. Quando ho letto la line-up, pur non conoscendo quasi nessuno degli artisti, mi sono fidata lo stesso. Come l’anno scorso, sapevo che avrei potuto aspettarmi una nuova sorpresa: vengo per l’headliner, vado via con tre nuovi artisti preferiti. E avevo ragione. Un evento del genere, al Sud, non è qualcosa che capita spesso. Quello che succede al Factory è la prova lampante di come una realtà non sia mai troppo piccola per lasciare il segno.Organizzarlo significa molto più che mettere insieme una line-up e un palco: significa creare un’occasione per incontrarsi, ascoltare musica nuova, riappropriarsi di uno spazio della propria città, dimostrare che la bella musica non è solo sui grandi palchi e che per vivere certe esperienze non è sempre necessario andare a Milano, Roma o fuori regione. Il Factory Area nasce proprio qui, in Calabria, e negli anni ha scelto di crescere senza perdere il legame con il territorio. Il passaggio al Complesso del San Giovanni ne è una dimostrazione: un luogo storico della città che per due sere cambia pelle e diventa spazio per la musica, la scoperta e la socialità. Il Day 1 si apre con la dolcezza dei testi di Sèdine e la carica esplosiva di Moribondi Crew; continua con Primogenito, giovane, sfrontato e capace di mettere in musica situazioni in cui è fin troppo facile riconoscersi. Poi arriva Scar, romanticone ed eclettico, capace di passare da atmosfere intime a momenti di pura scarica di energia senza mai perdere il filo. Uno di quei set in cui molli la birra a metà per correre sotto al palco. Soprattutto quando ti accorgi che è in mezzo al pubblico e che, nel giro di pochi secondi, si è creato un cerchio attorno a lui: momento sentimentale sulle note di Giorno d’estate e dopo qualche secondo ti ritrovi in un pogo esagerato. Sembra strano, ma se lo vivi ha senso. Tra un set e l’altro ci ha accompagnati Fabio Nirta, dj di casa al Factory, a tenere vivo il filo della serata. A chiudere la prima notte ci pensa Toy Tonics Jam, con Kapote e Fimiani. Il chiostro si trasforma in un dancefloor sotto le stelle e quella che era iniziata con un pubblico ancora rado finisce con una folla completamente travolta dalla musica. Lo shoegaze in Italia riparta da Noona, un nome che - confessiamolo - non conoscevo prima di quella sera, ma che durante il Day 2 mi ha conquistata con quel sound malinconico e un po’ slowdive, proprio come piace a me. Al tramonto sale sul palco Tyto, insieme al batterista Piero Perelli, entrambi con delle maschere argentate da gufo: sembrano quasi fuori posto sotto l’ultima luce del giorno. Il sole scende, il buio prende lentamente il posto del tramonto e l’atmosfera cambia: tutto diventa più sospeso, quasi alieno. Twist elettronico con Nicodemo B2B Volantis, due nomi interessanti della scena underground. E con Tresca Y Tigre non so nemmeno definire bene il genere: hip-hop, elettronica, contaminazioni sudamericane, all of the above. Il risultato, però, è che mi ritrovo dentro qualcosa di completamente diverso da quello che mi aspettavo. E poi, certo, MACE non ha bisogno di presentazioni. Il suo non è solo un dj set: è un viaggio che ti fa sentire parte di un’allucinazione collettiva, complici i visual psichedelici. Ma la vera scoperta di questo festival, va detto, restano gli emergenti. Alla fine, sono tornata a casa con nuovi artisti da ascoltare e consapevole di quanto sia bello sentire la musica dal vivo. Per questo, il mio consiglio è: andate ai festival. Anche quando non conoscete nessun artista, anche quando pensate di andarci solo per un nome.
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