Bande a Sud
Dal 2012 nel nord del Salento, in un paese chiamato Trepuzzi, si tiene uno dei festival musicali più interessanti del territorio. Con la direzione artistica di Gioacchino Palma, Bande a Sud si è sempre posto l’obiettivo di valorizzare il patrimonio bandistico del Salento. Nel corso delle edizioni ha saputo reinventarsi fino a mettere in atto in maniera estremamente intelligente una contaminazione tra la popular music e la tradizionalità delle bande. Ho avuto la grandissima opportunità di seguire l’edizione di quest’anno nel backstage con un accredito stampa, ho conosciuto artisti incredibili e potuto guardare da vicino la macchina organizzativa che c’è alle spalle. L’edizione 2026 ha avuto come tema Tutto ritorna, come ha detto il presidente della regione Puglia Antonio Decaro in conferenza stampa: è un’idea che parte dalla memoria ma che non resta una semplice celebrazione, viene anzi rimessa in circolo e reinventata con creatività, così da essere portata avanti in futuro. A causa della mia deformazione professionale da laureata in filosofia ho guardato un po’ oltre, e questo Tutto ritorna mi ha ricordato l’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche, quella volontà di rivivere all’infinito gli attimi gioiosi e significativi della vita. Lo stesso sindaco di Trepuzzi 一 Giuseppe Taurino 一 alla mia domanda: Se dovesse descrivere Bande a Sud ad un pubblico nazionale, come lo è quello dei lettori del nostro magazine, come lo descriverebbe? ha risposto: Lo descriverei con la gioia che provavamo da ragazzini quando vedevamo la banda; tutti noi aspettavamo le occasioni di festa perché era la banda a renderla festa, a dare gioia a una comunità che si ritrovava a festeggiare insieme ad essa. L’obiettivo, dunque, è chiaro: tornare nella memoria di ciò che ha rappresentato per intere generazioni l’idea della banda, e farlo in chiave moderna per farlo conoscere alle nuove generazioni. In una pubblicazione di Gioacchino Palma per L’Idomeneo dell’Università del Salento intitolata Le bande pugliesi tra passato e presente, leggiamo come le bande abbiano avuto un ruolo fondamentale nell’emancipazione culturale e nella diffusione della musica nel sud Italia, poiché hanno rappresentato un’alternativa alla musica dei teatri inaccessibili alla classe popolare. Ancora oggi c’è una grande riflessione riguardo all’accessibilità agli spettacoli musicali, che forse non riguarda più strettamente gli ambienti teatrali ma si estende agli spettacoli dal vivo con prezzi esorbitanti, delineando nuovamente di fatto un accesso unitario alla cultura. Bande a Sud sembra ripercorrere quella volontà di accessibilità, dal momento che, insieme alle bande, vengono proposti artisti di fama nazionale e internazionale che non appartengono strettamente al mondo bandistico ma che si cimentano nell’impresa di conciliarlo con la loro musica tramite quella reinvenzione di cui parlavamo prima. Nella prima serata, quella del 9 agosto, abbiamo visto in scena tre realtà molto diverse tra loro: la Bandakadabra, i Neri per Caso e Willie Peyote, un gruppo estremamente eterogeneo che ha prodotto una performance ricca di contenuto. Gipo Di Napoli 一 fondatore della Bandakadabra 一 ci ha ricordato che il ruolo della banda è anche dialogare con realtà diverse, cosa che difficilmente ci si aspetta dall’universo bandistico legato 一 come dicevamo poco fa 一 alle feste di paese, dove questi gruppi di musicisti solitamente si esibiscono in brani classici. Quante volte vi sarà capitato di sentirli suonare dalla loro postazione nella cassa armonica Liberiamo ne ‘lieti calici de La traviata di Giuseppe Verdi? Si tratta di un cliché, mi rendo conto, sia per quanto riguarda le bande che per il brano dell’opera di Verdi, ormai utilizzato anche nelle pubblicità delle merendine. Ebbene, nella serata d’esordio di Bande a Sud non è accaduto niente di tutto ciò. Il rap di Willie si è mescolato alla perfezione con gli arrangiamenti della Bandakadabra per culminare in un ensemble con i Neri per Caso sulle note di ***Via con me di Paolo Conte e Eri piccola così di Fred Buscaglione. Dobbiamo ringraziare Gugliemo 一 Willie 一 per averci fatto ascoltare le cover di questi titoloni della musica italiana. Ci ha raccontato dietro le quinte che si tratta un’eredità che si porta appresso da sempre, sono brani che lo hanno cresciuto e che ha voluto inserire insieme agli altri musicisti in questa grande sperimentazione. Gipo di Napoli invece deve essere ringraziato per aver inserito in scaletta brani come La dittatura dei non fumatori e Mango, rispettivamente di Educazione Sabauda e Iodegradabile 一 entrambi album di Willie il quale non solo era molto felice di esser riuscito a fare tappa in Salento in piena estate, ma ha attribuito all’amico, con il suo solito fare scherzoso, tutto il merito delle scelte musicali della serata. Se ripenso a quando ho sentito le parole finali accompagnate dalla melodia suonata alla tromba di Mango su quel palco ho ancora i brividi.
E non vi devo niente in cambio più di ciò che scrivo
Non voglio fare il divo, però sputo finchè campo
Finché morirò sul palco chiedendo scusa come Mango
Il 10 agosto, notte di San Lorenzo, al lido Era Ura di Casalabate è andato in scena, con il sottofondo delle onde del mare, Cesare Dell’Anna con il suo Giro di banda. Tra gli ospiti nomi importanti come Rachele Andrioli e Claudio Cavallo, che si è esibito pochi giorni dopo nel pre-concertone dell’edizione 2026 della Notte della Taranta. Cesare lo scorso anno ha girato l’Italia con un documentario di Daniele Cini intitolato Giro di Banda, dal nome del progetto che ha cambiato la vita a Dell’Anna. La sua storia è affascinante: inizia a suonare nella banda del suo paese guidata dal padre, la musica lo avvolge e lo appassiona tanto da portarlo ad interessarsi alla ricerca musicale, alla contaminazione con la musicalità di altre etnie, alla volontà di liberarsi dalle costrizioni stilistiche e sperimentare. Giro di Banda nasce con alle spalle queste idee, con l’intento di rivalutare la concezione di banda, per questo Cesare si inscrive perfettamente nelle idee di Bande a Sud, lo ritroviamo infatti spesso nella line-up del festival. Quella stessa sera hanno calcato il palco, con alle spalle la cassa armonica illuminata dalle luminarie, i Mundial che 一 per quanto mi riguarda 一 sono uno dei gruppi più interessanti nell’attuale panorama musicale salentino. Le radici musicali della terra sono sempre alla base di progetti del genere, quello che questi ragazzi fanno però è inscriverle nel genere della musica elettronica, un qualcosa che fino ad oggi non era stato mai realmente tenuto in considerazione, nonostante ci siano festival importantissimi come la Notte della Taranta che da anni si pone l’obiettivo di contaminare la tradizionale pizzica con nuovi generi. Loro si definiscono una Electro Tribal Band, e assistere alla loro esibizione dopo quella della banda di Cesare è stato fenomenale. Dati i numerosi impegni 一 perché resto pur sempre una studentessa fuorisede a Torino, nonostante le vacanze a casa 一 ho avuto la possibilità di seguire con attenzione principalmente queste due serate del festival. Forse è stata proprio la mia condizione da fuorisede che ha fatto sì che potessi accogliere realmente il concetto del Tutto ritorna proposto per questa edizione. Tutto ritorna, sì, ma mai nella stessa maniera. È una pretesa che tutti abbiamo nei confronti della vita: noi studenti al nord ci aspettiamo di tornare a casa e trovare tutto come lo abbiamo lasciato, immobile. Forse le gente nelle piazze si aspetta la stessa cosa, una sorta di ripetizione rituale della banda all’interno delle feste. Bande a sud, invece, un’occasione festiva la crea di sana pianta, e decostruisce quel modus operandi che fa sì che sia una celebrazione a determinare la presenza della musica per le strade del paese.
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