Il nuovo tour di Louis Tomlinson è dedicato ai suoi fan
Era il 2010: i One Direction stavano appena nascendo e io, tra loro, non potei fare a meno di notare quello con la maglietta a strisce e i pantaloni rossi. Era Louis Tomlinson, voce di Doncaster particolarmente acuta e non troppo presente nei brani della band, dominati soprattutto da Harry Styles e Zayn Malik. Si fece subito riconoscere per il suo carisma: divertente, brillante, riuscì a farsi spazio nel mio cuore. In ogni canzone dei One Direction aspettavo sempre il suo assolo, una sua strofa — insomma, volevo ascoltare lui più di tutti gli altri. Poi i One Direction si separarono e il fandom iniziò a dividersi. Confesso di aver seguito tutti e cinque allo stesso modo: da allora compro ogni loro album, ascolto la loro musica, seguo documentari e iniziative, ma Louis ha sempre continuato ad avere uno spazio speciale dentro di me. Il 9 aprile sono stata al suo concerto per il tour How Did We Get Here? all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno. Le premesse sono state particolari: si accedeva alla venue con numeri casuali per evitare file folli durante le notti precedenti. Io sono entrata pochi minuti prima dell’inizio dello show: volevo godermelo davvero, anche se da lontano. Il tour portava sul palco il suo ultimo album, How Did I Get Here?, uscito lo scorso gennaio: un progetto energico, “giallo”, allegro. Tutta questa energia è stata accolta da un pubblico che non aspettava altro. Le luci erano meravigliose: il punto interrogativo in apertura, i fari, le lastre luminose. Anche le luci del pubblico hanno contribuito a creare un’atmosfera magica, tra coreografie collettive e un calore travolgente. Ciò che rende Louis così amabile è il suo rapporto con il pubblico: mentre alcuni suoi ex compagni sono diventati più distanti, lui resta lì — reale, umano. Si racconta, si diverte. Fa il dito medio a chi gli tira la t-shirt con troppa forza e un attimo dopo si emoziona davanti alle fan action. I suoi album sono sempre stati una compagnia importante per me: da Walls fino a Faith in the Future, in assoluto il mio preferito. Louis sta crescendo, maturando. Il suo ultimo lavoro suona come un indie pop ballabile e positivo, ma non mancano brani più profondi. Tra questi, Lucid, protagonista di un momento indelebile tra lui e i fan, e Dark to Light, una toccante dedica all’amico ed ex collega Liam Payne, tragicamente scomparso il 16 ottobre 2024. In quel momento il pubblico è rimasto in religioso silenzio, sostenendo l’artista nel modo più rispettoso possibile. La morte di Liam è stata vissuta dalla band e dalla fanbase con un raccoglimento dignitoso e dolce, ci ha travolti e colti impreparati, lasciandoci con il compito di coltivare la sua memoria e diffondere amore, sempre. In apertura c’erano i Pale Waves, gruppo capace di farsi amare subito, anche grazie a un’impeccabile cover di Zombie dei The Cranberries. Negli anni ho capito una cosa: Louis sa sempre scegliere chi portare con sé in tour. Le sue non sono mai scelte casuali — indimenticabile, ad esempio, l’energia dei The Snuts durante la data milanese del 2022. Tra i brani più attesi c’era No Control, amatissima dai fan dei One Direction, che però non è stata eseguita. In compenso, si è esibito con Defenceless, in una versione acustica dolcissima. Del suo repertorio più “storico” ha portato Miss You, Kill My Mind e Just Hold On, anche questa in versione acustica. Ci siamo scatenati con Out of My System, Silver Tongues, Sanity. Bigger Than Me mi ha riportata alla prima volta che l’ho ascoltata dal vivo, nel tour di settembre 2022 — concerto in cui trascinai anche mia madre, complice di questo mio amore sconfinato. Dal secondo album ha cantato Written All Over Your Face, Angels Fly, Saturdays, Face the Music. Il bello dei suoi concerti è proprio questo: ti diverti, ma soprattutto ti senti a casa. Ho sempre pensato che il pubblico che Louis si è costruito nel tempo sia fatto di persone che gli vogliono bene. Può sembrare quasi ingenuo — parliamo pur sempre di una popstar internazionale — eppure è proprio da questo legame che nasce qualcosa di autentico. Non tutti gli artisti sanno dare un ruolo al proprio pubblico: c’è chi lo ama apertamente, chi ne è grato, chi lo tiene a distanza. Louis, invece, ha sempre mostrato una gratitudine sincera, quasi amichevole. Lo dimostrano i video — diventati virali — in cui scende sotto al palco per offrire shottini ai fan in transenna, o le testimonianze di pause-sigaretta condivise. Ed è forse proprio qui la risposta alla domanda del tour: How did we get here? Ci siamo arrivati insieme.
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