Diario di un viaggio per innamorarsi
Il 14 giugno 2024 nayt pubblicò Danimarca, una canzone che arrivò con una promessa semplice: innamorarsi ancora poteva essere possibile. La presenza social di nayt, lo sappiamo, non è particolarmente invasiva. Interviene solo quando sente il bisogno di esprimersi su temi di attualità, pubblica le sue strofe e, quando viaggia, ci trascina in luoghi lontani e affascinanti: la Cina, il Giappone e, prima ancora, la Danimarca. Quel brano arrivò in un momento della mia vita in cui ne avevo disperatamente bisogno. Il racconto* che William Mezzanotte costruiva attraverso quelle immagini e quelle parole mi trasportò lì senza troppe cerimonie. Mi fece credere che esistessero posti in cui ricominciare fosse possibile. Viaggiare, soprattutto da soli, somiglia molto all’innamorarsi. Significa esporsi all’ignoto, lasciarsi sorprendere da culture, abitudini e persone che fino al giorno prima non esistevano nel nostro orizzonte. È un salto nel vuoto. In Danimarca nayt canta:
Il vento è così forte qui
nayt, Danimarca, 2024
Io, che arrivavo da una laurea appena conseguita e da un trasferimento in una casa nuova, alla mia prima vera esperienza di solitudine nel mondo, mi aggrappai a quella frase. Ogni folata di vento diventava un richiamo, l’eco di qualcuno che quel percorso lo aveva già attraversato prima di me. Quando arrivai a Copenaghen provai una sensazione insolita: una pace assoluta. È raro che mi accada quando viaggio. Di solito l’ansia mi accompagna ovunque, riesce a sabotarmi perfino quando cerco di fuggire il più lontano possibile. E invece lì no. Ero semplicemente io, seduta a osservare le persone vivere la loro quotidianità. Le guardavo andare al lavoro in bicicletta, fermarsi nei parchi, parlare senza fretta. A un certo punto pensai, quasi senza rendermene conto: cazzo, vorrei essere io. Non era invidia. Era fame. Fame di capire come fosse possibile vivere con quella leggerezza, con quel senso di equilibrio. Guardavo quella città con una curiosità così intensa da sembrare quasi fisica. E, forse per la prima volta dopo tanto tempo, ebbi la sensazione che anche il mio futuro potesse assomigliare a qualcosa di bello. Allo stesso tempo non potevo fare a meno di pensare che ero lì per una canzone, avevo deciso di affidare le sorti della mia vacanza-premio al testo scritto da un artista, certo, non uno qualsiasi, ma pur sempre uno sconosciuto. La scelta è stata quasi necessaria, spesso mi sono affidata alle parole delle canzoni per imboccare una strada piuttosto che un’altra, per il semplice fatto che nel peggiore dei casi, almeno avrei avuto un sottofondo confortante lungo il tragitto. Così fu perché quel sottofondo divenne la colonna sonora della mia esperienza. Mi aiutò a prendere le giuste pause e respirare, a trattenere in me un’autoconsapevolezza che alla fine di anni ne avevo 23, non 70, che tutto era ancora in divenire, che potevo innamorarmi ancora, anche se di una città, di un corso d’acqua, di una chiesa o di persone che passeggiavano tranquille, ignare della loro momentanea sembianza di oggetto-studio per la mia tesi sul vivere.
Danimarca è il primo posto
in cui ho viaggiato da solo.
Addentrarsi da soli in un
luogo sconosciuto mi ricorda
l'atto di innamorarsi.
L'arrivo e la partenza.
Dichiarazione di nayt raccolta da un post Instagram del 2024
In realtà non ero sola. Ero partita con un’amica, eppure ogni volta che visito un posto nuovo succede sempre la stessa cosa: il mio stato d’animo non mi permette mai di fondermi davvero con l’esperienza dell’altro. In qualche modo resto sola. C’è una parte di me che vive ogni viaggio come un progetto personale. Come se dovessi imparare a riconoscermi negli angoli di strade che non conosco, lasciandoci qualcosa di mio e portandomi via qualcosa che prima non avevo. Ogni città diventa un posto in cui continuerò a esistere, anche solo attraverso un ricordo. Non so quanto sia comune affidarsi alle canzoni per imparare a vivere il mondo, ma mi piace pensare di non essere l’unica. La musica ha questa capacità rara di fissare i momenti, di renderli riconoscibili anche a distanza di anni. È uno dei temi che affrontiamo più spesso su Fuori Tempo: le canzoni non fanno solo da colonna sonora, ci accompagnano davvero. Ci prendono per mano quando non sappiamo bene dove stiamo andando. Oggi, ogni volta che ascolto Danimarca, non posso fare a meno di ripensare a quel viaggio. Rivedo una versione di me sospesa, in balia di una vita ancora tutta da scrivere, con la sensazione che qualsiasi direzione fosse ancora possibile. In fondo sono passati solo due anni e di cose ne sono successe tante, ma tante devono ancora accadere. Eppure l’immagine di me che vaga tra le correnti danesi resterà per sempre la forma più pura della mia ricerca dell’amore, qualunque volto avesse deciso di assumere.
06.07.2026
Alessia Restucci
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