La Rubrica degli Emergenti


Come ogni mese abbiamo raccolto due artisti emergenti, intervistati da Lucrezia Spedicati e un terzo artista scelto dal pubblico per interazioni, intervistato da Alessia Restucci.

Maria Giulia, cuore e piano

Maria Giulia, 22enne di Palermo, vive la musica come qualcosa di molto profondo

La musica ha sempre fatto parte di me, fin da quando ero piccolissima. Quando altri bambini erano occupati con i giocattoli io immaginavo di cantare davanti a un pubblico, prendevo il telefono di mia mamma e registravo tantissimi vocali. Ho sempre avuto una predisposizione naturale e un amore profondo per la musica. Ho iniziato presto, passando da diverse accademie e avvicinandomi prima al pianoforte, da lì ho capito che non era solo una passione, ma qualcosa di essenziale. La musica per me è vita. Nasce così l’accoppiata canto e pianoforte, che non ho mai abbandonato. Io e la musica siamo una cosa sola, corpo e anima, la sento, mi parla, e quando tocca a me esprimermi mi accompagna e accoglie ogni parte di me. Se c’è dolore lo condividiamo, se c’è felicità balla con me. Ho sempre sentito il bisogno di esprimere ciò che avevo dentro attraverso la musica, ho iniziato a scrivere qualche anno fa per esigenza. Volevo raccontarmi, dire cose che a voce non riuscivo a esprimere. Non era solo timidezza, ma il bisogno di comunicare in un altro modo. Una notte, seduta al pianoforte, è arrivato un flusso spontaneo di parole. Inconsapevole, ma perfettamente in linea con ciò che volevo dire. Pensavo di non trovare mai il coraggio di raccontare qualcosa di così intimo ma ho capito che la musica è il mezzo più autentico che ho. A volte bisogna spogliarsi e lasciare che sia il cuore a parlare, e così ho fatto tra dubbi e paure, ho deciso di condividere tutto. La cosa più bella è stata vedere come le persone si siano ritrovate nelle mie parole, come se quella storia fosse anche loro. A(mare) Te nasce proprio da questa esigenza: raccontare finalmente una parte di me. È un brano che si svela poco a poco, da ascoltare a cuore aperto. Parla di un sentimento profondo verso una persona, è un grido di speranza, d’amore, di desiderio, di farcela nonostante le difficoltà. Racconta aspettative, fragilità e la voglia di raggiungere l’anima dell’altro. Quello che voglio trasmettere è questa sensazione di liberazione, il sentirsi leggeri dopo aver dato voce a ciò che per tanto tempo è rimasto dentro. Perché quando le parole trovano spazio in una canzone diventano qualcosa di condiviso, capace di unire e far sentire meno soli.

Da una sala prove: I GIOVEDì

I GIOVEDÌ sono una band indie rock nata con un obiettivo semplice: scrivere musica originale e fare tanti, tanti concerti.

Ci siamo incontrati al liceo Giulio Cesare di Roma durante un’assemblea d'istituto, per caso ci siamo ritrovati tutti nell’aula di musica e da lì è iniziato tutto. L’intesa è stata immediata, siamo andati d’accordo fin da subito e abbiamo capito che potevamo funzionare, sia per la serietà con cui ognuno prendeva il progetto sia perché, prima di tutto, siamo cinque amici che suonano insieme. La musica è arrivata dopo ma è cresciuta proprio su questa base. Anche il nome nasce in modo spontaneo, non ha un significato particolare, GIOVEDÌ era semplicemente il giorno in cui facevamo le prove dopo scuola. Il gruppo WhatsApp si chiamava “prove Giovedì”, abbiamo tolto “prove” ed è rimasto il resto. A un certo punto abbiamo capito che stava diventando qualcosa di più serio, non tanto per una naturale evoluzione, ma per una scelta precisa, è aumentata la mole di lavoro, è finita la spensieratezza delle prime pubblicazioni e abbiamo deciso di trattarlo come un vero progetto. La parte più complicata è tutto quello che gira intorno alla musica: promozione, organizzazione, gestione. Facciamo tutto da soli: manager, booking, comunicazione, video, immagine. È impegnativo, ma è anche parte del percorso. Il rapporto con i numeri per ora è sereno, sappiamo che contano e che possono essere un indicatore utile per capire se stiamo andando nella direzione giusta ma non sono il centro di tutto, la priorità resta sempre fare la musica migliore possibile. La nostra quotidianità è varia, c’è chi lavora, chi studia, chi suona, però la testa è sempre lì sul progetto. Siamo molto concentrati e questo è uno dei nostri punti di forza. Adesso siamo pronti a fare un passo importante, il 14 maggio uscirà il nostro primo album Effetto Florida. È un traguardo che rappresenta tutto il lavoro fatto finora e non vediamo l’ora di portarlo in giro, suonarlo dal vivo e condividerlo. Per il futuro non vogliamo porci limiti, l’obiettivo è crescere, continuare a fare musica e vedere fin dove può arrivare questo percorso.

Nicole Cencetti: tra le nuvole

Questo mese l’emergente scelta dal pubblico è lei, Nicole Cencetti, che con dolcezza si è raccontata e ci ha portate con lei tra le nuvole.

Sono molto felice del riscontro che ho ricevuto dal pubblico: è sempre bello vedere la mia musica raggiungere le persone. Ho iniziato a scrivere nel 2020, durante il periodo del COVID, mentre studiavo per gli esami universitari in Dad. In quei momenti nella mia testa nascevano spesso melodie, ed è proprio così che è nata Nuvole sparse. L’idea è arrivata guardando l’icona del meteo sul computer, dove c’erano le nubi sparse: da lì ho costruito tutto. Per me la nuvola è sempre stata rappresentativa: sono spesso distratta, con la testa tra le nuvole, e anche un po’ sfortunata, come la nuvoletta di Fantozzi. Ma soprattutto mi affascina il fatto che le nuvole non siano solo fuori, ma anche dentro di noi, nei momenti in cui non siamo lucidi o soffriamo. Nuvole sparse parla proprio di questo: del dolore quando qualcuno se ne va portandosi via pezzi di noi, e della guarigione, quando torna il sole. Prima sono nate melodia e testo, poi ho lavorato all’arrangiamento con il mio fidanzato, che è anche il mio chitarrista e produttore. Ci abbiamo messo tempo, ma ne sono molto fiera. Anche la copertina è mia: disegno molto e mi piace unire musica e illustrazione, senza confini tra le due cose. Waiting Summer è stata la mia prima pubblicazione, anche se avevo scritto altro prima. Ho iniziato scrivendo in inglese, perché in qualche modo mi aiutava a proteggere le emozioni. È una canzone leggera, che sa di estate, di mare, ma anche di quell’estate dell’anima che aspetto sempre. Il mio rapporto con i sogni è centrale: sono sempre stata molto rigida e alla ricerca di stabilità, ma ho capito che non esistono strade davvero sicure. Oggi lavoro come social media manager, ma il mio rimpianto è non aver dato prima una possibilità alla musica. Adesso sto cercando di farlo, seguendo i miei tempi. Il messaggio che voglio trasmettere è racchiuso in una frase: sono sempre i sogni a dare forma al mondo. La mia musica nasce per farmi stare bene, e spero arrivi alle persone con sincerità. Sono in un momento di crescita e scoperta, e va bene così. Tra i progetti futuri c’è un EP di quattro brani (tre in italiano e uno in inglese). Canterò live il 9 maggio alla Race for the Cure con la squadra A voce in corsa. Nonostante l’ansia prima di salire sul palco, è lì che mi sento davvero a casa. Ascolto molta musica fin da piccola: Carmen Consoli, Ligabue, Norah Jones, Amy Winehouse, Marco Mengoni. Tra gli artisti che seguo oggi c’è Gioia Lucia, in cui mi ritrovo molto.
03.05.2026 Alessia Restucci, Lucrezia Spedicati