Ateneo: il collettivo freestyle


Intervista su Hip Hop e comunità

Il mio ex luogo di lavoro era molto lontano da casa e ogni mattina dovevo unirmi agli altri pendolari e aspettare il regionale direzione Viterbo alla stazione di Roma Tuscolana. Quelle ore iniziarono ben presto a pesare sulla mia routine quotidiana, ma presto trovai una scorciatoia che dalla metro mi permetteva di arrivare direttamente al mio binario. Si trattava di uno spazio colorato, pieno di graffiti e ben presto divenne un’abitudine guardare i disegni che di settimana in settimana cambiavano: clown coperti da un’enorme scritta bianca, a sua volta coperta dalla bandiera della Palestina, a sua volta coperta da un disegno colorato. Ogni mattina vedevo i ragazzini che fumavano le prime sigarette prima di entrare a scuola e li invidiavo terribilmente. Mi sarebbe piaciuto avere un ritrovo come loro, come quando andavo al liceo e il parco di fronte alla scuola diventava il nostro regno. Una sera di quest’estate, tornando verso casa, ho trovato il passaggio pieno di ragazzi, dai liceali a gente della mia età, tutti riunitisi per disegnare, fare shooting, bere, chiacchierare, ascoltare rap, ballare. Dei ragazzi ascoltavano Notte Blu II di Dj Shocca, Gemitaiz e Ernia, proprio mentre la stavo ascoltando dalle cuffiette. Mi è sembrato assurdo. Un giorno che ho staccato prima, li ho trovati a fare freestyle. Un gruppetto nutrito che commentava ogni barra con grida di assenso. Erano anni che cercavo una serata freestyle. Ma a Roma sono poche, sparse, non pubblicizzate e saltuarie. L’ultima volta che avevo assistito ad una battle è stata agli Ex Magazzini, in zona Portuense, quasi sette anni fa. Poi più nulla. Chiedendo a un ragazzo ho saputo che questi eventi erano organizzati da un collettivo che si faceva chiamare Ateneo e ogni giovedì organizzava queste serate, con successo e senza pretese, raccogliendo tutti i ragazzi che amano l’hip hop e che vogliono trovare la propria comunità. Sono le prime persone a cui abbiamo pensato per un’intervista quando io e Alessia abbiamo deciso di creare Fuori tempo; mi sono sembrate persone come noi, amanti della musica che pur di viverla, devono fare qualcosa. Abbiamo parlato con Jacopo, JJ quando fa l’MC di queste serate.

Come nasce Ateneo?
Il collettivo Ateneo è nato tre anni fa, dall'incontro di alcuni ragazzi che dopo il COVID hanno deciso di reincontrarsi per allenarsi con il Freestyle. Da questi incontri è nato il collettivo di gestione di queste serate inizialmente solo per batte di freestyle. Crescendo l'attenzione per il rap italiano, anche grazie al programma Nuova Scena, abbiamo deciso di organizzare anche altri tipi di eventi legati all'Hip Hop come il Block Party un format di eventi che si tiene ogni mese e mezzo in cui vengono writer, skater, breaker, beat boxer, sempre organizzati in questo nuovo spazio di Ponte Lungo.
Veramente meraviglioso. A tal proposito ti volevo chiedere come vi posizionate nella discussione che sta nascendo negli ultimi anni, grazie anche all’Hip Hop Cinefest, di considerare l’intero panorama Hip Hop come una vera e propria cultura da studiare e preservare. Pensi che questo possa corrompere la spontaneità del movimento?
Conosciamo bene l'Hip Hop Cinefest, abbiamo collaborato con Giulia (nrd Giorgi) per alcune conferenze sull'argomento. Principalmente Ateneo nasce come un collettivo di ragazzi che sono amici, quindi il nostro goal principale è quello di vivere l'hip hop sano costruendo una comunità di persone, più che pensare a come viene percepito dall'esterno. Anche di questo parchetto, qui a Ponte Lungo, ce ne stiamo prendendo cura, pulendolo e cercando di farlo vivere montando secchi, mettendo cartelloni per educare le persone a rispettare questi spazi. Il culmine ultimo di Ateneo è e sarà sempre la cura della nostra comunità e dei nostri spazi.
Se potesse venire un rapper famoso a fare l’MC chi vorresti?
Se potessi decidere, ti direi Bassi Maestro, uno dei maestri dell’Hip Hop italiano. Anche avere Ensi sarebbe incredibile. Durante il Block Party è venuto Suarez, un rapper molto forte della scena romana; è stato con noi, ha cantato dei pezzi. Stiamo cercando di farci conoscere anche da altri. Ovviamente siamo sempre una realtà underground, che si allontana molto dal rap commerciale, più interessata a vivere l’Hip Hop in piazza e in maniera sana. In Italia siamo molto connessi con i muretti e c’è una rete di serate hip hop tra Perugia, Torino, Roma e quant’altro.
Dato il successo che state avendo in quest’ultimo periodo, come avete visto il vostro pubblico cambiare?
Crescendo il pubblico, crescono anche le responsabilità. Il primo annetto e mezzo c’erano poche persone, la maggior parte amici o gente che si trovava per caso a partecipare ai nostri eventi. Adesso partecipano circa un centinaio di persone proprio per assistere alle nostre battle di freestyle. Sono ragazzi appassionati di freestyle che vogliono viversi le serate insieme a noi.
Da una prospettiva locale vi state muovendo più su ambito nazionale?
Sì, dopo il COVID l’Hip Hop ha avuto una rinascita, mentre prima anche nella Capitale c’era l’idea che il rap fosse una cosa individuale e che si potesse vivere solo in piccoli gruppi, mentre adesso c’è voglia di condivisione. La cosa più importante è la comunità.
La barra più bella che hai sentito durante una delle vostre battle?
A me piacciono le barre di pancia, anche se apprezzo anche chi ha un lato più artistico. Una volta un ragazzo ha detto:
Il tuo spessore artistico è quanto quello di un foglio
mentre l’altro ragazzo stava facendo una quartina incredibile, stava con la birra in mano, agitando la bottiglia, e ha detto
Sono così forte sul palco, così forte che anche la mia birra sta sborrando
. In quel momento si è rotto il cerchio, la battle si è chiusa e ci siamo messi tutti a esultare. Credo che quella felicità dipenda dal fatto che ci siamo sentiti proprio un gruppo, una comunità; la stessa sensazione che si prova quando l’Italia segna ai mondiali. È bello poter vivere queste emozioni insieme, ogni giovedì e soprattutto gratis, perché siamo mossi solo dalla passione.

Dopo esserci salutati e ringraziati reciprocamente siamo andate a prendere un paio di birre e Io e Alessia abbiamo aspettato l’inizio della battle. Sarà che c’era anche Halloween nell’aria ma sembrava una festa, tutti erano divertiti e presi dalle rime dei partecipanti. Ci siamo divertite, una barra che mi ha fatto ridere in particolare è stata questa, da parte di un ragazzo laureato in filosofia, ma che scherzava sul fatto che era lì con noi a fare freestyle.

Gli insegnamenti me li ha dati Epicuro - la mia filosofia è che te la poi pija ner culo

Che dire. Barre di pancia, come dice JJ. Possiamo dire che il freestyle è arte, bravura, tecnica, ma sfido chiunque a improvvisare delle barre in un ambiente qualsiasi, in una situazione in cui non ci si trova a proprio agio. Il freestyle, molto più del rap, ha bisogno del calore delle persone, della voglia di mettersi in gioco, di rischiare di dire cose stupide pur di chiudere le rime. Il freestyle è un bellissimo rischio che si fa tutti insieme e va supportato.

31.10.2025 Chiara Calcara