La Rubrica degli Emergenti


Dopo il successo della scorsa rubrica dedicata alla promozione di artisti emergenti, abbiamo voluto aggiungere un piccolo plus. In pochi mesi di vita del magazine abbiamo incontrato persone interessantissime: dagli artisti a futuri collaboratori. Tra questi c’è stata Lucrezia, che sin da subito ci ha conquistate per la sua evidente passione e per la voglia di mettersi in gioco. Lucrezia Spedicati è una studentessa magistrale presso il CAM di Torino, nel curriculum Musica e Teatro. Musicista, ha collaborato con la Salento University Radio occupandosi di contenuti. Per questa rubrica lei si è occupata dei primi due artisti intervistati: Davide De Luca ed ELIANA, mentre il terzo artista, Takeya, scelto dal ‘popolo’, è stato intervistato da me, Alessia.

L’identità funk di De Luca

Davide De Luca è un cantautore, musicista e producer originario di Lecce, classe 1999. Ha studiato e si è laureato in conservatorio in canto jazz. La sua musica appartiene al mondo R&B/Funk.

Chi sei oggi come artista e quale percorso ti ha portato fin qui? In che modo la musica ha influenzato la tua crescita personale, cosa significa lasciare la propria città per inseguire un sogno e quali sono oggi le sfide e le conquiste di un cantautore emergente?
Sono un cantautore, musicista e produttore che scrive musica R&B/Funk in italiano . Ho iniziato a studiare chitarra e canto ispirato da mio padre , anche lui musicista, e a scrivere a 10 anni, quando la timidezza mi ha spinto a usare la musica per svuotare la testa e trasformare le emozioni in qualcosa di creativo. Dopo il liceo ho studiato canto jazz in conservatorio, prima a Monopoli e poi ad Amsterdam, città a cui sono profondamente legato e dove ho trovato la mia libertà creativa sui palchi olandesi. Durante il primo concerto con la mia band ho capito chi volevo essere: qualcuno libero dal peso del giudizio . Lasciare Lecce è stato fondamentale. Ho realizzato sogni importanti come salire sul palco dell’ RDS Summer Festival , aprire un concerto di Giorgia e cantare a Radio Deejay . Lecce resta per me un luogo di amore e contrasto, raccontato anche in Lecce Town , brano del mio ultimo EP. La parte più difficile dell’essere un artista emergente è trovare la propria identità : capire cosa dire e come dirlo in modo personale. Faccio un genere poco commerciale e so che i grandi numeri richiederanno tempo, ma l’affetto del pubblico mi dà fiducia. Le mie giornate sono fatte di studio, scrittura, preparazione dei live e formazione sul business musicale. Oggi sento di aver raggiunto una maggiore maturità artistica. Il primo successo è avere un pubblico che mi sostiene; il prossimo è vivere solo di musica . Del futuro mi spaventa l’incertezza, ma mi dà forza chi mi segue dal giorno zero. Voglio continuare a scrivere e sul palco restando fedele a ciò che sono.

La direzione di ELIANA

ELIANA è una cantautrice leccese di ventisette anni, che ha iniziato come chitarrista e successivamente ha deciso di associare parole alla sua musica, dando vita ai suoi brani.

Chi sei oggi come artista e cosa rappresenta per te la musica dopo il percorso che hai vissuto? Come si affrontano le difficoltà, la solitudine e l’incertezza di un progetto emergente restando fedeli a sé stessi e continuando a credere nella propria direzione?
Amo descrivermi come una cantautrice gentile . Racconto ciò che sento con parole semplici e una chitarra, proprio come è iniziato tutto. Da piccola cercavo nella musica un senso di riscatto , perché spesso mi sentivo invisibile; oggi non è più un mezzo per arrivare altrove, ma il mio modo di essere. Portare avanti un progetto emergente non è semplice: serve stabilità economica e trovare tempo per la musica è una sfida continua. A volte ho pensato di lasciarla indietro per stare dietro alla vita “vera”, ma sto facendo di tutto per non farlo. In questo percorso sei il tuo unico alleato, ma anche il tuo peggior nemico : devi creare, promuoverti e metterti continuamente in gioco, senza accettare compromessi che non ti rappresentano. Quando il morale è basso reagisco suonando: prendo la chitarra e vado in strada. Se qualcuno si ferma ad ascoltare, so che è stato toccato davvero da ciò che sto esprimendo. Ho imparato che il giudizio conta solo quando è costruttivo . La mia paura più grande è non essere ascoltata davvero; il mio sogno è vivere di musica. Non so esattamente dove sto andando — uno dei miei brani si chiama Senza direzione — ma continuo a camminare. Vorrei che chi mi ascolta si sentisse capito e meno solo , proprio come la musica ha fatto con me.

Tra greco antico e AI: Takeya

Il terzo artista ad essere intervistato è Takeya, scelto grazie al numero di interazioni sotto il suo video fatto per il nostro format su TikTok. È un artista emergente toscano, classe ‘06. A luglio del 2025 è uscito *NON ESISTE CASA, il suo primo album: il progetto nasce dall’esigenza di intraprendere un viaggio alla ricerca del proprio posto nel mondo, un posto da poter chiamare casa, e che si possa manifestare in ogni ambito della propria vita. L’artista, all’interno di ogni brano, affronta temi che hanno caratterizzato la sua vita, fino ad arrivare, attraverso la musica, ad una consapevolezza: la casa che tanto cerchiamo è già insita dentro di noi, basta non arrendersi e continuare a cercarla.

Chi è Takeya, da dove nasce il suo percorso artistico e quale significato si nasconde dietro il suo nome d’arte? Come vive oggi un artista emergente in un panorama musicale sempre più veloce e competitivo, tra sogni, paure, rapporto con il pubblico e nuove possibilità creative come l’uso dell’intelligenza artificiale?
Innanzitutto, il mio nome d’arte nasce dalla passione per la musica, che mi accompagna fin da quando ero piccolo ma che ho iniziato a prendere sul serio tra i banchi di scuola. Frequento il liceo classico e ho scelto un aggettivo greco per rappresentarmi: Takeya (Ταχεία) significa veloce e richiama anche l’idea di impulsività, una delle mie caratteristiche principali. È la forma femminile dell’aggettivo — al maschile sarebbe stato “Takus” — ma l’ho sempre trovata più forte e più bella, quindi ho deciso di mantenerla così. Non ho ancora una visione chiara del mondo che mi aspetta. Credo che la paura più grande, comune a molti artisti emergenti, sia quella di risultare scontati in una rete mediatica velocissima, dove ogni giorno escono nuovi contenuti e nuovi talenti. Questo mi porta spesso a chiedermi se riuscirò a diventare un tassello importante di questo panorama o se resterò nell’ombra. Proprio per questo apprezzo realtà che cercano di dare spazio ai ragazzi che si affacciano a questo mondo, creando uno scambio reciproco che considero fondamentale nella musica. La modalità di selezione basata sulle interazioni del pubblico la considero valida, perché il riscontro delle persone è importante per capire cosa arriva davvero, trovando però un equilibrio con ciò che vogliamo esprimere senza snaturarci come artisti. Per quanto riguarda l’ intelligenza artificiale utilizzata per la copertina del disco, non è la prima volta che ricevo osservazioni su questa scelta. Durante la realizzazione dell’album ho dovuto fare i conti con il budget e ho deciso di investire il più possibile nel suono , cercando di curare al massimo ciò che esprimevo musicalmente. Non avendo risorse per un grafico, ho scelto l’AI per rappresentare i colori e la stravaganza che volevo trasmettere. So che questi strumenti possono sembrare meno umani, ma credo che ascoltando davvero i brani l’ umanità emerga chiaramente. In futuro spero di collaborare con professionisti che possano curare anche l’aspetto visivo dei miei lavori. Infine, anche il titolo del mio primo progetto, un EP uscito quando avevo 16 anni, deriva dal greco: Arché (Αρχή), che significa origine, principio, inizio, un nome che mi sembrava perfetto per dare il via al mio percorso musicale.
28.02.2026 Alessia Restucci, Lucrezia Spedicati