Kid Yugi ci piace davvero o nutre il nostro ego?
Il 30 gennaio 2026 è uscito ANCHE GLI EROI MUOIONO, terzo album del rapper Kid Yugi con doppia etichetta EMI e Universal. Si potrebbe dire che, come album, abbia fatto la sua riuscita: tra tecniche e contenuti, Francesco Stasi non ha mai deluso il suo pubblico. Qualche canzone ha destato più di un dubbio. Eroina con Tutti Fenomeni è tra queste: il ritornello non è piaciuto proprio a tutti, altri lo hanno amato. E, a mio parere, è forse una delle canzoni più interessanti di questo album. Push It con Anna invece gli è costato qualche dito puntato: l’accusa è di essersi venduto al commerciale, di aver ceduto ai gusti dell’algoritmo di TikTok. È da considerarsi una colpa reale? Il successo di Kid Yugi non sta nella collaborazione con un determinato artista, quanto più nella sua unicità, nella ricercatezza dei suoi testi. Questa però apre un altro quesito: tante citazioni equivalgono a una mancanza di contenuti? Ad una incapacità di espressione? Parlare con le parole di altri rende meno padroni della propria narrazione? Qui si è aperto un dibattito tra noi autrici di Fuori Tempo: da un lato la risposta è no, dall’altro il dubbio c’è tutto. In una delle nostre conversazioni da marciapiede, abbiamo provato ad analizzare il motivo del successo di Kid Yugi, o meglio, dell’approvazione del pubblico che non manca quasi mai. Personalmente, io amo quando il mondo della musica incontra qualsiasi altro universo: mi piacciono le citazioni dei film inserite nei brani, come fece Tedua nel featuring con i bnkr44, La Verità, oppure l’ispirazione che prendono le copertine di alcuni album dal mondo dell’arte, come il riferimento alla Sepoltura della sardina di Francisco Goya nella copertina di Doom di nayt. Quando l’arte incontra altra arte, il nostro bagaglio culturale cresce senza che ce ne accorgiamo. E così conosciamo quel famoso film con Robin Williams e Matt Damon, oppure quel capolavoro di Persona di Ingmar Bergman, “grazie” a Marracash. In un periodo di pigrizia culturale, l’interesse va solleticato: le citazioni, le menzioni, i riferimenti li trovo il modo perfetto per riuscirci. Per questo motivo, l’elenco che Kid Yugi fa nei suoi testi di tutte le opere, i nomi, i film diventa quasi una checklist, un qualcosa da spuntare per arricchirsi. Confesserò la mia colpa: ho guardato Your Name solo dopo averlo sentito in un suo testo.
ma mentirei
Perché di te ho scordato tutto come in Your Name
Questo modo di fare musica, per me, ha senso. Da persona che vive associando qualsiasi cosa, anche inconsciamente, vedo la riuscita del metodo. E non vedo questo mezzo come una mancanza di capacità di elaborare pensieri autonomi: sono pure associazioni. Contemporaneamente comprendo la posizione contraria: quando un artista si perde nell’arte degli altri, potrebbe rischiare di perdere la propria voce. Anche se, come accade in Tristano e Isotta, l’autore si lascia andare completamente, traendo ispirazione dall’energia del mito arturiano solo per creare l’atmosfera adatta per la sua personalissima narrazione. Quindi si pone come ponte culturale o si rifugia dietro l’arte degli altri?
E tu, cosa ne pensi a riguardo?
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