Al Largo Venue si ridefinisce il concetto di Nostalgia
Il 7 febbraio 2026 molti ragazzi hanno realizzato un sogno che inconsciamente coltivavamo un po’ tutti: vivere il rap puro e grezzo insieme. Chiacchierando con alcuni ragazzi, mentre eravamo nell’interminabile fila per entrare, emergevano ricordi di 60 Hz, di Sacrosanto, di Struggle Music. Per molti di noi, DJ Shocca è stato uno dei primi producer con cui ci siamo approcciati al rap. Personalmente ho avuto un incontro parecchio strong con Machete mixtape vol. 4, poi con l’album omonimo dei Sangue Misto e infine con 60 Hz ed è stata un’emozione strana. Vuoi per le basi così analogiche e legate allo scratch, vuoi per i testi curatissimi dei rapper che gli si affiancavano con quella miriade di rime perfette e incastri che restituivano una sensazione chiara e cristallina, ma è stato un album a cui sono stata sempre legatissima. E non nego che parte del fascino e dell’amore derivava proprio dalla distanza che percepivo con l’hip hop contemporaneo: più performativo, di impatto, più sintetizzato. Invece Dj Shocca richiamava la nostalgia dei vinili e di un mondo hip hop che era ancora alle origini, che aveva tante possibilità, ma minor diffusione, che si ascoltava e suonava in gruppo e che avrei voluto da impazzire vivere. Quasi a confermare il personale percorso che mi ha portato quella sera di febbraio a Largo Venue, ho notato che la maggior parte degli altri ragazzi in fila difficilmente superavano i trent’anni. Eravamo tutti parte di un pubblico nuovo, che ha vissuto Dj Shocca in ritardo, che si nutriva di nostalgia e che è rimasto completamente soddifatto di come è andata la serata. Infatti a noi gen z abituati a un flusso costante di canzoni, i silenzi che permettevano a DJ Shocca di cambiare vinile sono sembrati una novità. Erano MadBuddy, Johnny Marsiglia e Ensi a riempire quei silenzi, o meglio, a viverli: ci incitavano, improvvisavano freestyle, ci gasavano. Quel momento era da costruire insieme e poi, una volta che la puntina si sarebbe pusata sul disco e Bernacchi avrebbe cominciato la sua magia, ci avrebbero pensato loro a dimostrarci tutto il loro talento. Come era avvenuto da Neffa, si rappa senza backing track. Il tempo lo dava DJ Shocca e la triade perfetta non ne sbagliava una, anzi. MadBuddy, orgoglio palermitano, mi ha davvero sorpreso. Pura energia di chi sulle basi surfa senza paura, di chi è abituato a cantare in piccoli locali e che si nutre delle mani alzate della folla. Quando il trio ha suonato Salute, il singolo uscito due settimane fa, l’intero Largo Venue è esploso
Dal '96 schifo le guardie e amo l'hardcore
Verranno a chiederti di me un giorno all'altro
Ma, finché spacco con il rap, per me è un giorno come un altro
Ascoltare queste tracce in live, prodotte nel 2026, è stato come ascoltare il culto appena nato. Una serata storica che però si trovava nel presente. Johnny, MadBuddy, Ensi e DJ Shocca si passavano una bottiglia di vodka nel mentre, facendoci sentire parte della loro festa e accordandoci una presenza speciale nella riuscita della serata. Tanti i pezzi improvvisati, nel cuore ci è rimasta la seconda strofa inedita di 4:20. Difficile parlare di Ensi senza consumare i superlativi: come potevamo immaginarci, in live è un drago inarrestabile. Tecnicamente è stata una serata incredibile fatta di tanto sudore e ascolto. Spesso siamo rimasti ad ascoltare i testi, piuttosto che cantarci dietro, proprio perchè c’era la necessità di vivere quel momento presente al massimo. Un evento irripetibile che potrete recuperare a Taranto il 14 Marzo, ma sono sicura che ogni data sarà a sè. Noi di Roma siamo stati protagonisti del videoclip di Salute, abbiamo provato la stanchezza dell’attesa e l’indecisione sull’andare al Cieloterra quella sera stessa, locale poco distante dove ci sarebbe stato un incredibile DJ set di Gemitaiz a cui si sono uniti anche Dj Shocca, Johnny, MadBuddy e Ensi. Nonostante le canzoni del nuovo album, 60 Hz II, non siano state le vere protagoniste del concerto, credo che ci sia stata un’altra protagonista quella sera: la nostalgia che è stanca di vivere nel passato e che si riprende con prepotenza il presente. La live è costata pochissimo, rispetto ai concerti dello stesso calibro e negli stessi luoghi, ma le emozioni sono state uniche. DJ Shocca e i suoi guests ci hanno dimostrato come siamo noi a dare tempo e luogo alla musica e che il presente può essere come lo vogliamo noi.
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