Il percorso di Classic Shee da Brakka ai personaggi
Nel 2016 mi consigliarono un video su Youtube: FVCK YOU di Classic Shee. Un esperimento che si trovava a metà tra il meme e il rap. Ho approfondito la mia conoscenza e ho scoperto Circondato dalla gloria, l’album Mos Maiorvm, Miscellanea e ho capito che si trattava di qualcosa di più. Era ancora il tempo delle pagine su Facebook e dei post divertenti sui personaggi storici, ma questo era un progetto che superava questi confini. C’era tecnica, c’era ricerca. E man mano che mi appassionavo alla storia romana, mi rendevo conto della precisione di alcuni testi e delle rime incredibile che mischiavano italiano, latino e linguaggio violento da dissing. Avevo scoperto Classic Shee, uno degli artisti che mi ha sempre accompagnato da dieci anni a questa parte diventando colonna sonora dei miei viaggi e rientrando di diritto nei ringraziamenti della mia tesi. Ma chi è Classi Shee? Con Fuori Tempo Magazine ho avuto l’opportunità di farci una chiacchierata.
Com’è nato il progetto di Classic Shee?
È nato dagli appunti, dagli schemi che mi ero fatto durante il periodo universitario. Io ho vissuto vent’anni in Sicilia e vent’anni a Milano. Ho fatto l’operaio, ma ho sempre avuto il pallino della laurea, così a un certo punto mi sono iscritto da lavoratore. Pur avendo scarsa memoria, essendo già rapper come Brakka , mi sono reso conto che riuscivo con facilità a memorizzare i testi. In effetti la rima aiuta a ricordare, anche per questo sono stati creati il verso e la rima quando i grandi classici circolavano ancora in forma orale: per aiutare la memoria. Quando tu concludi un verso, la rima funziona come una sorta di richiami per farti continuare a quello successivo. È iniziato tutto con l’esame di Storia romana ; scrivere le rime mi aiutava a ricordare i concetti chiave.
I pezzi sulla storia romana sono stati quelli più apprezzati da subito, mi hanno sempre dato l’impressione che interpretando quei personaggi e facendoli rappare li dissacrassi. Perché hai iniziato a scrivere come Cicerone, Silla o Scipione l’Emiliano?
Il primo esperimento in prima persona è stato con Caio Mario. Ero stato ispirato dal gruppo Facebook Apostrofare Catilina in Senato facendogli sapere che ha rotto il cazzo . Pubblicavano post di satira sulla storia romana, c’erano foto di Cicerone con il microfono in mano, che faceva il “rapper”, e questo mi ha ispirato.
Come Brakka ero davvero in crisi. Dal rap avevo ricevuto solo delusione . Essendo diventato un puritano del genere, avevo un pò di timore ad approcciarmi a questa cosa, ma il riscontro è stato fin da subito sorprendente e mi ha spinto ad andare avanti. Mi piaceva scrivere in quel modo , interpretare i personaggi . Era una funzione di approfondimento del personaggio stesso perché creavo l’estetica del pezzo in base al personaggio che andavo ad interpretare. C’è stato un periodo di scrittura entusiasmante. I primi tempi facevo uscire un pezzo a settimana o ogni due. L’entusiasmo dal mio pubblico cresceva e ho iniziato a pensare all’album.
Ne abbiamo parlato anche nel secondo numero di Fuori Tempo, ma credi che il mondo per gli emergenti sia diverso adesso? Come hai visto evolversi l’industria musicale, da Brakka fino ad adesso?
La maggiore facilità crea due problemi: uno dal punto di vista dell’ artista e l’altro dal punto di vista di chi usufruisce della musica .
Dal punto di vista dell’artista questa velocità ti permette di produrre un grande bolo di canzoni, ma senza darti il tempo di imparare . Per essere bravo a rappare ci ho messo anni. Ho iniziato a circa dodici anni e per anni l’ho fatto allenandomi, scrivendo e migliorando. Il salto di qualità che ho fatto negli anni è stato mostruoso, adesso i ragazzi devo fare questo progresso in tempo zero per poter emergere. Mi sembra che a livello qualitativo le cose non siano migliorate: c’è molta omologazione, sia per temi che per tecnicismi.
Dal punto di vista dell’ utente c’è più difficoltà nella ricerca di musica e si è meno stimolati. Si ha a disposizione una quantità impressionante di musica che nemmeno in tutta la vita riuscirai ad ascoltare, quindi necessariamente devi affidarti all’ algoritmo .
Nel tuo caso il passaparola è stato l’elemento che ha fatto davvero la differenza.
Il passaparola funziona per contesti più underground e meno per i grandi numeri, perchè sono presenti prodotti diversi che raccolgono i veri affezionati che si innamorano dell’artista e poi fanno innamorare gli altri. Questa è una cosa che mi dà molta forza perchè riconosco che chi mi ascolta non lo fa perchè sono stato proposto dall’algoritmo o perchè sono presente nelle playlist, ma perchè qualcuni mi ha suggerito a loro e sono rimasti anche dopo tanti anni. Nonostante mi sono fermato per qualche anno da live, produzioni e dischi, mi sono accorto di essere presente nello Spotify Wrapped di molti e questo mi ha dato anche uno stimolo per elaborare un nuovo progetto che dovrebbe uscire nel 2026, se tutto va bene. Mi è tornata un’antica ispirazione, un ritorno un pò alle origini, ma con una formula che non ho mai utilizzato. Adesso sono in una fase in cui sono bloccato in Egitto.
Mi hai detto che non ti prepari una strategia di promozione, ma ci sarà la possibilità di vederti live? Vedi un futuro in cui potrai vivere solo di musica?
Non so se tornare ai live. L’ho fatto rompendo i coglioni agli organizzatori e sorbendomi tutta la fatica, perché senza Ufficio Stampa o manager ho sempre dovuto fare tutto da solo. Non ho più intenzione di farlo, anche perché credo che i miei live meriterebbero qualcosa di più: una narrazione, un vero spettacolo. È difficile presentare la mia musica, non è facile incasellarla: musica didattica ? Rap satirico ? Potrebbe essere tutto o niente, ma in questa ambiguità mi piace giocare con personaggi, storia e filosofia.
Per ora lavoro nella ristorazione e non credo di riuscire a trasformare la mia musica in lavoro. Dovrei farne un trend, rispettare scadenze, pubblicare un album ogni anno o ogni sei mesi. Per me l’arte muore quando viene programmata e mercificata . E io non voglio contribuire a questa morte .
I confini della musica sono malleabili e superabili e certi progetti, come questo o come chiesadisanpaolo, mi ricordano che siamo solo noi a stabilirne i limiti. L’ego, come dice Marzio, in arte Classic Shee, diventa spesso un sostituto della passione per la musica che si traduce con passione per la propria immagine depotenziando qualsiasi esperimento che puoi fare tra le parole e una strumentale. Se Marzio non vuole contribuire alla morte dell’arte, noi di Fuori Tempo ci impegneremo sempre a vedere dietro facili etichette perchè ciò che è difficile categorizzare sarà sempre il nostro punto di riferimento.
27.02.2026
Chiara Calcara
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