Dal modo in cui gestite la competizione si percepisce un grande amore per la musica. Come nasce il tuo amore? Qual è uno dei primi live che ti ha cambiato la percezione sulla musica?
Sono tanti anni che suono, prima a livello amatoriale e poi anche studiando la chitarra. I live più belli che ricordo sono stati quelli disorganizzati e improponibili che gli amici organizzavano nei locali della provincia romana. C’era fermento, c’era voglia di proporre. Dopo i concerti ricordo che ci si avvicinavano molte persone per discutere degli arrangiamenti, dei testi, del processo creativo. Erano persone che ti seguivano di live in live, notando i progressi e i cambiamenti. Questo ci spingeva a suonare ancora, a fare ricerca.
C’è stato un artista che dalla prima selezione con il self-tape fino al live ti ha sorpreso? Sia in positivo che in negativo.
C’è stata una ragazza che ci inviò un brano registrato con il telefono con una qualità pessima; credo fosse stato fatto in treno. Quando venne in live, io facevo il fonico e ricordo che nè io nè i giudici ci aspettavamo nulla. Poi lei prese la chitarra in mano e stregò la sala . Un testo poetico, una musica suonata divinamente. Il live è il momento in cui quello che hai dentro viene veramente trasmesso . Siamo rimasti tutti colpiti.
Che impressione hai avuto la prima volta che hai sentito Luca Fol , il vincitore della prima edizione del Primigenia Music Awards?
Io non prendo parte al processo di selezione, ma lascio che siano i nostri giudici, musicisti e giornalisti del settore, tra cui Tony Canto , Monina e Kaballà , autore di artisti come Eros Ramazzotti e Nek , a valutarli. Abbiamo sviluppato un percorso individuale per ogni giudice, evitando riunioni e giudizi collettivi. Così il voto è più matematico e limpido. Come presidente dell’associazione ho scelto di lasciare questo compito a persone più competenti di me per la valutazione.
Quindi, io ho sentito Luca Fol in finale per la prima volta. Emotivamente ero più legato ad altri artisti che avevo ascoltato durante il percorso e nelle live. In un primo momento la sua vittoria mi ha lasciato un pò perplesso, ma nel tempo ho capito la grandezza del suo testo e della sua proposta. Oltretutto è stata una conferma del processo completamente meritocratico : non basato sui sentimenti dei singoli, ma sulla somma dei punti ottenuti durante tutto il percorso.
Come sta cambiando secondo voi il mondo dei live in Italia e a livello internazionale?
Da quando abbiamo iniziato questo progetto con l’associaizone APS IL Principe ci siamo resi conto che gli artisti, sia emergenti che non, avevano la necessità di trovare degli spazi per proporre la propria musica. Fino a dieci, quindici anni fa, c’era una tendenza a investire nella musica live, adesso si è praticamente azzerato tutto. È una carenza strutturale: economicamente non è vantaggioso e l’organizzazione di un locale di musica live è complessa. Questo ha portato alla contrazione dell’offerta: tante persone vogliono esibirsi, ma poche hanno le reali possibilità di farlo. Per questo abbiamo preso in gestione il Mentelocale 3.0 , un circolo culturale adatto alla musica live. Il nostro obiettivo, oltre a individuare nuovi talenti, è proprio quello di dare degli spazi dove i ragazzi possano esibirsi e proporre la propria musica.
Come si fa a diventare un porto sicuro per un’artista emergente?
È sicuramente una prospettiva difficile perchè si associano spesso finalità esclusivamente di business e lucro. Anche se è vero che l’emergente cerca contest e posti dove suonare, per mia esperienza, cerca soprattutto persone con cui parlare, confrontarsi e costruire un rapporto. Mettersi a disposizione costruisce un ponte: permette all’artista di classificarti come una persona giusta da cui si può ricevere qualcosa. Cerco sempre di rimanere in contatto con gli artisti emergenti, soprattutto su temi tecnici - fonia, arrangiamento o altro. Questo parlare, ascoltare, informarsi, genera un rapporto sano. Anche durante le audizioni, cerchiamo di dedicare tempo per ogni artista per incentivare il confronto tra gli artisti e i giudici. Speriamo che le nostre selezioni, il percorso all’interno dei Primigenia Music Awards, lasci sempre qualcosa: un consiglio, una critica, un complimento. Se suoni davanti a noi non trovi dei computer, ma delle persone con cui puoi parlare.
C’è una storia, un genere che hai scoperto che ti ha particolarmente colpito nella scorsa edizione?
C’è un pezzo che mi è rimasto nell’anima. Era di un’artista di Viterbo,
Sem Janela , che aveva un ritornello in brasiliano - ricordo che lui aveva lavorato e vissuto in Brasile per un periodo. Nel testo descriveva la gioia di riscoprire l’amore dopo tanto tempo
Era da un po', che non mi si chiudeva più lo stomaco
Che il cuore non batteva più all'unisono
Con un altro cuore
Sem Janela, Latte e miele, 2021
Era un periodo particolare della mia vita, quindi mi è rimasto particolarmente impresso. Ogni tanto vado ancora a riascoltarlo.
Cosa c’è in palio nel vostro contest? E, guardando al panorama discografico attuale - con tutte le polemiche sugli artisti che non guadagnano - come vedi il futuro di chi passa da voi?
Una delle mission di questo festival nasce da una riflessione personale: questi ragazzi che fanno gli artisti, con chi fanno i colloqui? L’idea era quella di creare metaforicamente delle risorse umane a loro dedicate.
Gratuitamente si può partecipare alla prima selezione del nostro contest dove sono dei professionisti del settore a giudicarti: produttori, critici, addetti ai lavori. Più vai avanti nel festival, più l’imbuto si stringe e ti trovi a esibirti davanti a una giuria qualificata. Il vincitore, oltre al premio di 5.000 euro da spendere per la propria carriera musicale, ha la possibilità di stabilire un contatto all’interno dell’industria discografica. L’anno scorso un produttore che era in giuria ha portato il vincitore a Milano per registrare un disco e proporlo a una major . Quindi quel “colloquio” è stato reale e fruttuoso.
C’è un messaggio che vorresti lasciare agli artisti? Un augurio, un invito?
Il messaggio è: provateci . Primigenia ti permette di farti ascoltare gratuitamente da persone competenti del settore. La fase successiva, quella live, ha un costo che serve a coprire la macchina organizzativa, ma la prima fase è completamente gratuita, quindi perchè non provarci? Superiamo le barriere, anche la pigrizia e facciamoci ascoltare, poi magari qualcosa succede per davvero.
La parola d’ordine allora è: nessun rimpianto.
E tu, cosa ne pensi a riguardo?
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