La musica come sottofondo dei nostri sentimenti
Su Spotify in molti abbiamo una canzone che abbiamo dovuto oscurare: il motivo sarà lo stesso per tutti. Ad essa abbiamo associato ricordi ed emozioni, volti e sensazioni che non ci appartengono più, che fanno ancora male a che per tutelarci dobbiamo congelare da qualche parte nell’etere. Questo è il quadro attuale, ma prima? Prima rigavamo i cd, distruggevamo le chiavette con su le compilation, ci tappavamo le orecchie o, silenziosamente, le lacrime ci rigavano il volto al primo suono della melodia sbagliata. La musica è per sua natura evocativa, e ognuno di noi approccia ad essa a suo modo. Io sono quel tipo di persona che ad ogni singolo momento della propria vita sente una canzone come sottofondo. Che sia un periodo per me di transizione, solitario, felice, energico o romantico. O profondamente triste. La musica è il mio sfondo, c’è. È lì che copre il silenzio che farebbero i miei sentimenti se fossero lasciati all’autonomo processo. E allora perché la musica ci fa innamorare? Perché è così prepotentemente potente? Le canzoni, e gli artisti che le generano, sono il ponte tra il nostro cuore e il codice per il quale non abbiamo gli strumenti per decifrarlo. I testi ci spiegano, narrano, ci accompagnano durante l’evoluzione di un sentimento. Quando sognamo un amore ascoltiamo melodie pulite, dolci, melodie che sembrano fiori che sbocciano. Poi tocchiamo questo amore e la musica che ascoltiamo sta parlando di noi, solo di noi. Noi amanti siamo presenti in ogni verso, in ogni pausa. Non c’è altro protagonista di questo brano se non noi, che ci amiamo così forte, così tanto che sarebbe uno spreco non parlare di noi. Le parole dolci, combinate al nostro cuore in subbuglio, generano in noi una necessità impellente di riconoscerci in ogni dove. E poi, l’idea che la musica, così tanto presente, così tanto forte e penetrante possa contemporaneamente attenuarsi quando ci guardiamo negli occhi, è pura magia. I concerti, le sere a ballare, i negozi, persino noi quando siamo isolati dal mondo con le nostre cuffiette e passeggiamo sulle note di una qualsiasi canzone, ci aiutano e ci accompagnano in uno strano processo di romanticizzazione. Il nostro cuore si predispone, i nostri occhi pure, i quali volgeranno solo nelle direzioni in cui la musica ci porta. E quando un amore finisce? Quelle canzoni saranno per noi una minaccia. Quelle che per un istante sono sembrate promesse si trasformano in un pericoloso vortice. E gli artisti pure. Che fai? Fino ad ora parlavi a me, a noi. Se noi non ci siamo più di chi parlerai nelle tue canzoni? Non era il nostro amore ad ispirarti? Non eravamo noi gli unici ad amarci sulla faccia della terra? Coloro dei quali ogni canzone parla? Ora che il mio cuore è solo, chi parlerá di lui? Qualche altro artista, qualche nuovo album lo farà. Ma sarà diverso. Così scopriamo nuova musica, evolviamo. Ci riscopriamo e ripartiamo.
L’amore nelle canzoni quando non c’è più
La musica racconta il nostro amore, ma anche quello che non c’è più e incredibilmente è sempre quello che ho scelto come colonna sonora dei miei sentimenti. Mi ha sempre sorpreso come Paul McCartney riconosca in Here, There and Everywhere la canzone d’amore più bella che ha scritto
I need my love to be here
Nonostante io veneri ogni componente dei Beatles e le sue opinioni musicali, non mi sono mai trovata d’accordo con questa affermazione. Nonostante sia bellissima, non mi ha mai solleticato il collo per la sorpresa e la piena realizzazione: l’amore è curarsi, è condividere, volere l’altra persona ovunque e al proprio fianco. Sono le dinamiche che si innescano all’inizio di una relazione quando tutto è festoso, in cui ti senti capace di racchiudere tutto il proprio amore dentro una lettera, dentro un pensiero. La verità è che le relazioni, soprattutto se lunghe, iniziano a prendere in prestito altri sentimenti diversi dall’amore fanciullescamente inteso: il sostegno e la muta comprensione, in particolar modo. Questo perchè le vite si fondono e ci si ama senza la giusta distanza che permette di vedere il proprio sentimento a tutto tondo: la vita quotidiana diventa amore e parte del rapporto. Le due identità si intrecciano e si vive un’emozione costante. L’amore coinvolge ogni attimo, riempie ogni vuoto. Difficile ricordare quei momenti, nei primi anni, in cui il tempo dell’altro era qualcosa da guadagnare, il suo affetto una conquista. La certezza fa dimenticare i patimenti, ma le canzoni o i film che esprimono una rottura con quella quotidianità permettono di vedere quell’amore maturo che ha superato la conoscenza. Una delle mie canzoni d’amore preferite scritta da Paul è nello stesso album, Revolver, ma è diametralmente opposta.
No sign of love behind the tears
Cries for no one
A love that should have lasted years
Le due identità si scollano e provano una sensazione viscerale: gli occhi che hanno visto ogni giorno come porto sicuro, sono estranei. Così questo tipo di canzoni permette agli innamorati, anche da lungo tempo, di riconoscere la fortuna che vivono nel presente in questa quotidianità condivisa che è amore, ma soprattutto riconoscimento. Mi sono sempre piaciute le canzoni di rottura che mi hanno sempre fatto interrogare su cosa sia davvero questo sentimento complesso. Perchè la musica ci fa innamorare? Forse perchè riesce a complicare i discorsi, a dare risposte strane, non soddisfacenti. Da sottofondo costante delle nostre vite, diventa parte attiva della conversazione: infuoca i primi amori e consolida affetti. In tutti i casi, la musica rimane protagonista dei nostri sentimenti.
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