Il debutto sul grande schermo come presa di coscienza
Charli xcx, che con il suo album Brat ha riscontrato un incredibile successo trasversale tra pubblico e critica, sta facendo di tutto per evitare il confronto con il suo capolavoro, e questo insegna molto su come sfruttare la visibilità. Brat è stato un fenomeno unico nella scena musicale pop recente: ha rilanciato la carriera di Charli, che non riusciva ad avere hit di successo da un po’, investendo il mondo dei social, della musica e perfino della politica americana (ricordiamo lo slogan Kamala is Brat usato dal team della candidata democratica per le elezioni presidenziali del 2024). Charli si è goduta questo successo, ha promosso l’album con due tour, ha preso parte a festival musicali, ha dominato la serata dei Brits Awards 2025 e si è portata a casa tre Grammy Awards, eppure paradossalmente potrebbe aver creato un mostro più grande di lei. Brat è stato così grande rispetto ai suoi lavori precedenti che ha monopolizzato la sua immagine artistica, spingendo a una promozione enorme e causandole anche non pochi disagi a livello personale, che racconta in maniera volutamente esagerata nel suo mockumentary The moment, che sta debuttando nelle sale cinematografiche di vari paesi e che rappresenta, apparentemente, l’ultima fase del capitolo Brat. Avere un lavoro di così grande successo rende rischiosa qualunque mossa successiva ad esso: si rischia di non reggere il confronto e di vedere i fan guadagnati all’improvviso scomparire con la stessa velocità. Al contempo però non si può stare fermi e rischiare che il mercato e l’industria si dimentichino di te, e così Charli xcx se ne esce con una soluzione che garantisce a Brat il respiro di cui ha bisogno prima di passare al prossimo album e alla prossima era, ma che riesce ugualmente a mantenere costante la sua presenza sotto i riflettori internazionali, dando, tra l’altro, prova della sua versatilità: darsi al cinema. Ok, non propriamente, ma semplificando si potrebbe anche dire così . Il primo progetto cinematografico di quest’anno (dopo The moment) è il discussissimo Wuthering Heights, reinterpretazione del celebre romanzo Cime Tempestose da parte della regista Emerald Fennell, che esce accompagnato da un omonimo album di Charli, di cui alcune canzoni sono incluse nella colonna sonora del film. Il disco riprende i temi del film: questo amore maledetto, tanto necessario alla protagonista del film e dell’album quanto vietato, impossibilitato a realizzarsi nella sua forma ideale. Questa narrativa all’interno del disco è portata senza ripetitività, evolvendo e mutando forma durante l’ascolto. Charli sceglie di mantenere per questo progetto il suo caratteristico suono elettronico, contaminandolo con sonorità gotiche per allinearlo all’estetica del film. Questo connubio di suoni pesantemente elettronici e arrangiamenti di archi catapulta direttamente in un’atmosfera incredibilmente suggestiva ed evocativa, facendoci provare in prima persona lo smarrimento e il tormento della protagonista. Charli ci dimostra tutta la sua versatilità e prova ancora di essere in grado di sfoderare una penna molto capace, riuscendo a trascinarci nel mondo fatto di sofferenza, allucinazioni e confessioni proibite della protagonista. Grazie a ciò realizza un album che ha tutto il diritto di esistere e di essere ascoltato anche senza il film, un disco intenso e travolgente sull’inferno che l’amore è in grado di scatenare in noi, con emozioni che ci fanno vorticare tra momenti di lutto, solitudine, follia e disperazione, alternando momenti più introspettivi e cupi ad altri dove estratti di vita quotidiana si mescolano a ritmi più ballabili, sempre avvolti però una patina malinconica. Insomma, in un momento in cui tante popstar faticano a reggere il confronto col loro passato (Katy Perry e Kesha, per citarne alcune) Charli vuole mettere le basi per abituarci a vederla sotto i riflettori anche in vesti diverse da quelle color verde brat a cui ci ha abituato e che sembra voler chiudere almeno per un po’ nel cassetto, andando avanti con la sua carriera. Ci riesce con un progetto maturo e completo, che sicuramente non è esente da critiche, ma che riesce a restare fedele al suo obiettivo e alla sua autrice, liberandola dall’immagine stereotipata della party girl e permettendole di far evolvere il suo personaggio a suo piacimento nei prossimi anni.
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