Olio su un pezzo di pane


La saporitissima banalità nel nuovo album di Fulminacci

CALCINACCI non prova a stupire. E forse è proprio per questo che funziona. Fulminacci l’ho riconosciuto subito come grandissima penna, fin dal suo primo album La vita veramente in cui aveva mostrato lo spaccato della vita semplice di un ragazzo romano innamorato dell’amore, capace, nella sua apparente semplicità, di restituire riflessioni profonde e immagini estremamente realistiche. Il suo successo era stato confermato da Tante care cose* nel 2021 e meno da Infinito+1 che nonostante avesse al suo interno due singoli incredibilmente satirici, in pieno stile Fulminacci, come Ragù e Filippo Leroy non mi aveva davvero convinto nel suo complesso. CALCINACCI, invece, sembra essere composto da 13 singoli: ogni canzone ti entra nell’anima per melodia, testi e filosofia. Pienamente pop, pienamente vuoto. Infatti Fulminacci gioca con tutto: non solo con i testi, ma anche con il genere. In Meno di zero, a metà dell’album, ci dichiara quanto essere l’opposto di quello che ci si aspetta, ricercare la sorpresa, vale meno di zero, meno di una canzone pop. E allora cos’è che vale davvero? Il disco racconta una storia d’amore terminata, tema su cui centinaia se non migliaia di artisti si sono confrontati, ma riesce come sempre a fare quel passo in più. È un disco che non dà risposte, ma prova a capire. Canzone dopo canzone, cerca un modo per metabolizzare senza scappare, senza fare finta di niente, senza strapparsi i capelli. Siamo sempre di fretta. Anche quando si tratta di stare male. Siamo impazienti, pronti a dichiarare “tossico” o “trauma” ciò che non ci è piaciuto, pur di tagliare corto e voltare pagina. Filippo Uttinacci ci invita alla calma di un pop trascinante, fantastico nella sua semplicità, con la voglia di non dissacrare, di non essere distante dalle banalità, ma riuscendo a essere rivoluzionario dicendo la cosa più semplice di tutte: è stato bello averti accanto. Mi ha fatto ricordare quanto non sia sempre necessario provare il massimo dolore per i cambiamenti e le perdite, almeno non sempre. Si può anche riconoscere la fortuna di aver trovato una persona, in questo universo di diversità, di cui potersi fidare, in cui potersi perdere negli occhi. Cos’è che vale davvero allora?

Ma qualsiasi cosa sia non vale più di un brivido
Fulminacci, Meno di Zero, 2026

Un brivido; una cosa banale, ma non scontata, qualcosa che testimonia un’emozione vera al di là di tutti i performismi. Fulminacci ci invita con questo album ad apprezzare i rapporti nella sua semplicità, nella sua fragilità per il solo fatto di esistere. Abbiamo parlato di amore nello scorso numero e di quanto sia il distacco a volte a farci apprezzare ciò che c’è stato nella anormalità della connessione, ma perché? E perché non possiamo apprezzare il sapore di un po’ di olio su un pezzo di pane anche quando hai mille altri sapori davanti a te più esplosivi, più complessi? In Niente di particolare racconta la fine di un’epoca, dei ventisei anni, con l’incredulità nascosta dall’ironia.

Tra noi non c'è
Niente di particolare
Niente di che
Olio su un pezzo di pane
Il resto solo chiacchiere
Tutto qua, finale di stagione
Fulminacci, Niente di particolare, 2026

Fine è una parola che fa paura solo perchè segna un cambiamento e, talvolta, per fuggire da questo disagio preferiamo sminuire ciò che ès tato e sperare che nel futuro ci sarà altro, ciò che vale davvero la pena di essere vissuto. Nella mia vita non ho perso nessun amore, ma tanti rapporti e persone care ed è sempre bello ricordarsi della fortuna di aver avuto, anche per un momento, una vicinanza. Una mia cara amica mi disse una volta che l’amicizia è come un triangolo e noi in quel momento eravamo all’apice, nel momento di massima vicinanza, comunanza, condivisione, ma che eravamo destinate ad allontanarci. In un primo momento ci rimasi male, ma col tempo questa lucidità mi ha fatto apprezzare i piccoli momenti in cui ci vediamo, una volta all’anno, le chiamate che ci scambiamo ogni tanto. In un modo in cui ci sentiamo spesso troppo soli, la connessione con un’altra persona è una cosa semplice, ma non scontata, come un pezzo di pane con l’olio, ma si scontra la paura di crescere ed evolversi.

Piangerai, solo per non ammettere mai
che c’è una fine e un inizio e chi si è visto si è visto.
Fulminacci, Fantasia 2000, 2026

Ammettere la fine e apprezzarne il percorso, significa anche crescere e, come dice in Mitomani, diventare grandi fa paura. Ci sono legami che cambiano forma. Crescere significa anche riconoscere che può esistere altro, anche quando il presente sembrava tutto, sembrava infinito. Ma un’era, per essere tale, ha bisogno di un inizio e una fine e forse serve distanza per capirlo: che alla fine era solo quello, olio su un pezzo di pane. E bastava.

26.03.2026 Chiara Calcara