Non vedere niente per sentirsi presenti


Il concerto di Prima stanza a destra al MONK

Il 24 marzo, a Roma, si è esibito Prima stanza a destra, in occasione del suo breve tour. Chi ci legge da un po’ sa che aspettavo questo concerto con molta curiosità: avevo già scritto del suo EP d’esordio e dei suoi inediti. Nel frattempo, però, è uscito un nuovo EP, La ragazza che suonava il piano. Otto canzoni, tra cui una in particolare che su TikTok ci ha quasi tormentati: Tu non vuoi nessuno. C’è un solo featuring, con Drast, nel brano 2 am. Tutti questi pezzi hanno animato la serata al MONK, intrecciandosi con le canzoni di AMANDA e con un’inaspettatissima cover di In the Air Tonight di Phil Collins. Ciò che mi preme confermare è che tutto quello che si percepisce di questo artista online è assolutamente vero: ti proietta davvero nella “prima stanza a destra”. Il concerto è stato sereno — forse è questa la parola più vicina a ciò che ho provato — ed estremamente essenziale. Non è un artista conosciuto per performance fuori dagli schemi: si siede, canta e suona il piano. E basta così. La sua voce, insieme alle luci, crea un’atmosfera capace di catapultarti *altrove. Improvvisamente non ero più in un locale qualsiasi di Casalbertone, ma in uno spazio indefinito, sospeso. Questa sensazione di intimità era accentuata dalla scarsa visibilità, volutamente cercata: toglieva quasi ogni desiderio di riprendere quei momenti, invitandoci a vivere davvero l’istante e a lasciarci catturare dalle luci soffuse. Queste cambiavano colore a seconda dei pezzi: dal bianco viravano al giallo, quasi a rafforzare il calore già presente nelle parole. All’ingresso, un piccolo banchetto con pochi CD esposti completava l’atmosfera di semplicità assoluta: ne abbiamo acquistato uno come ricordo dell’esperienza. Tutto sembrava poco sfarzoso, poco artificioso, e proprio per questo incredibilmente autentico. Anche il suo ingresso sul palco rispecchiava questa essenza: silenzioso, diretto, senza fronzoli. È salito, si è seduto e ha cominciato a suonare. Nessuno spintonava nessuno, c’era spazio per tutti, e tutti ascoltavano con piacere le canzoni, una dietro l’altra, legate da transizioni pulitissime. Era da tanto che non vivevo un concerto così. Incontaminato. Alla fine, abbiamo provato a fare qualche domanda al pubblico, nello stile pacato dell’artista. Con i miei soliti memo vocali mi sono avvicinata chiedendo quale emozione suscitassero le canzoni di Prima stanza a destra. Le risposte? Malinconia; paura di un sentimento che sta arrivando e che fa sia male che bene; nostalgia di un’amarezza, la consolazione del provare nostalgia. Io ho provato una sensazione di accoglienza, di coinvolgimento. Un sincero batticuore che le solite performance ormai hanno spento da un pezzo. Ho navigato nell’ignoto, tra quelle nubi di fumo, e ho visto molto di più di quanto la visibilità mi concedesse.

28.03.2026 Alessia Restucci