Tra i ricordi più vividi che ho della mia infanzia ci sono i tragitti in macchina con mio padre. Mentre parlavamo, persi tra le buie campagne pugliesi, o con le isole campane a fare da sfondo, papà improvvisamente alzava il volume e faceva partire un pezzo iconico dei suoi anni di gioventù, poi mi raccontava come lo si ballava. Mi raccontava vita, morte e miracoli dell’artista, della sua tragica scomparsa, del successo e di come lui avesse il disco contenente quel brano imperdibile. Con papà c’è un argomento che primeggia sugli altri: la musica. Quel disco dei Duran Duran che regalò a mia madre al suo diciottesimo compleanno, quel CD di Madonna che acquistò il giorno che nacqui, il libro raro che ha trovato su George Michael lo scorso mese su Vinted. Per questo motivo, ogni volta che posso, lo interrogo. L’ultima volta, gli ho chiesto di raccontarmi gli anni ‘80.
Se dovessi pensare a una canzone particolarmente importante negli anni ’80, quale sarebbe? Una che proprio ha fatto gli anni ’80?
Una delle più importanti è quella dei Pink Floyd , Another Brick in the Wall , ricollegata, poi, alla caduta del muro di Berlino.
SE tu ricordi questo periodo?
Come, non lo ricordo? Due sono stati i momenti clue degli anni ‘80, quelli più rappresentativi: la caduta del muro di Berlino- e questa canzone fu messa in evidenza proprio per questo perchè rappresentava finalmente la libertà di un popolo- e poi il famoso concerto Live Aid, che secondo me è stato il concerto più grande di tutti i tempi. Lì ci fu la prestazione canora di Freddy Mercury che è rimasta nella storia. Molti lo ricordano ancora, anche i più giovani. Non è facile trovarlo integralmente in versione ufficiale. Vorrei ancora comprare il DVD, ma attualmente ha un costo alto, sui settanta-ottanta euro, ed è un cofanetto di quattro DVD.
Tu hai avuto accesso a questo concerto?
Io ricordo che andavo a scuola, ho fatto tardi fino a notte fonda perchè fu trasmesso in mondovisione.
E per quanto riguarda il panorama italiano? Negli anni ’80 chi è stato il protagonista
La dominava con i primi dischi Pino Daniele sicuramente, nelle nostre zone. Vasco Rossi cominciava a mettere album su album.
Invece hai presente la questione del film Mixed by Erry?
Bisogna dire una cosa: non avevi internet, non avevi accesso a Spotify. La musica si comprava. C’erano i vinili, e nella prima parte degli anni ’80 non c’erano ancora i CD, che sono usciti verso la metà. Prima di comprare un lettore comprai dieci cd, un errore madornale. Il vinile, a livello di supporto, se lo tratti bene dura tutta la vita. Poi il supporto per ascoltare la musica cominciò a cambiare: all’inizio c’erano le cassette audio. Tornando al discorso di Mixed by Erry, tu potevi ascoltare tutto attraverso i riproduttori di cassette, però a un certo punto, specie nella nostra zona (Napoli), si cominciarono a duplicare i supporti originali. Si iniziava con le cassette, a quei tempi come duplicavi i vinili? Poi si continuò con i CD. Nel napoletano ci fu questo fenomeno.
E tu hai mai avuto a che fare con questo sistema?
Io ho comprato qualche cassetta sul lungomare a Mergellina. Praticamente tu andavi con una tua lista personale, una specie di playlist di oggi, e ti facevano una cassetta a tua immagine e somiglianza. All’inizio non si capiva bene, ma poi era chiaro che non fosse legale, infatti dopo sono state fermate e addirittura arrestate delle persone.
Adesso penso che tu abbia notato che c’è un bel ritorno del vinile, soprattutto. Anche perchè c’è un breve smacco tra prezzi dei cd e dei vinili. Ora credo che acquistare un disco sia come acquistare la musica, parliamo di possesso, poter dire di avere un determinato disco di un determinato artista.
Va aperta una finestra: secondo te la musica è cultura? Secondo me sì, è cultura. E perchè l’IVA è più bassa sui libri invece che sui dischi? A quei tempi valeva il possesso. Quando compravi un disco da giovane, formalmente era anche uno dei pochi modi per ascoltare davvero musica, perché era più difficile rispetto a oggi. E poi c’era il fattore “analogico”: il vinile è un passaggio analogico, niente di digitale. Anche quel crepitio di quando mettevi il disco sul piatto faceva parte della magia del vinile, il vinile è amato anche per questo. Mi ricordo un disco di Michael Jackson, Thriller: si sentiva anche quel piccolo spazio tra un pezzo e l’altro, quel crepitio, anche quello era musica. Oggi il vinile è tornato di moda, soprattutto tra i giovani, e questo ha fatto lievitare i prezzi.
Molti comprano il vinile ma non possiedono nemmeno il giradischi, è per puro sfizio di collezionare. A me invece piace perché col CD o con Spotify puoi mandare avanti la canzone che non vuoi ascoltare; col vinile no. Devi ascoltarlo tutto, dall’inizio alla fine. E senti il processo artistico che c’è dietro quel disco. Vedi un progetto completo. Quindi, vorrei chiederti, ai tempi come scoprivate la musica nuova? Soltanto in questo modo?
Una cosa che sfruttavo molto era la radio. Non ricordo bene se fosse RDS o qualche programma di Cecchetto, ma di sera, mi sembra durante la settimana, mandavano le prime classifiche del mercato discografico dell’Australia, dell’Inghilterra, dell’America e dell’Italia. Tu così ascoltavi in anticipo. Molti erano piccoli e ascoltavano musica solo attraverso la radio. E pensa: all’inizio non c’era nemmeno la produzione dei video musicali, poi è nato il video musicale. La musica la scoprivi solo attraverso la radio.
E dei 45 giri che pensi? Hai mai pensato che fossero più essenziali? Cioè: vuoi ascoltare una canzone e basta.?
Sì, molte volte compravi il 45 giri perché volevi solo quella canzone, senza comprare tutto l’album. C’è stato un periodo in cui compravo per produzione. Conoscevo il paroliere e compravo in base ad esso. C’era una scrittrice, Diane Warren, che ha scritto per Célin Dion, Mariah Carey, oppure Walter Afanasieff. In base a questi songwriters ho comprato certi dischi.
E per quanto riguarda le serate in discoteca?
Nei primi anni 80 si andava di pomeriggio, poi si è capito che la movida fosse più notturna. Finché non ha preso il sopravvento la musica house, quando andavi in discoteca non solo ballavi, ma apprezzavi anche l’orecchiabilità del pezzo. Poi è andata avanti con quella musica dove ballavi e basta. Negli anni ’80 a metà serata in discoteca mettevano pure i lenti. Uno dei lenti che andava di più in zona, a Pozzuoli, era Pino Daniele Quann chiove.
E i concerti invece? com’erano?
Quando compravi un biglietto sembrava chissà che cosa avevi comprato. Quel biglietto era tutto un concerto, come un disco. Era tutto a possesso. Prima al massimo potevi vederne due in un anno, gli spostamenti erano più lenti. Adesso è molto più semplice.
Un concerto a cui assistito che ti è rimasto impresso?
George Michael a Roma, Faith Tour, e sono andato a vedere anche i Culture Club con Boy George a Roma, con mamma poi andammo a vedere i Kool & the Gang. forse negli anni ‘90, a Napoli, il nonno ci regalò i biglietti.
E com’era la situazione? Adesso le bibite, il merch ai concerti costa tantissimo. E le file com’erano? Le persone facevano file di giorni interni come accade ora?
Stessa cosa, le persone si accampavano. Con la lira le cose costavano molto meno rispetto a oggi. Io però non ho mai pensato di comprare magliette o merchandising. Non mi piacevano prima.
Un concerto storico al quale ti penti di non essere andato?
Gli U2 a Roma. coincideva con il fatto che il Napoli stava per vincere il primo scudetto, era l’87. C’era una partita importante. Ma poi non era facile andarci, tutti i miei amici sentivano altri generi, magari dovevi andarci con persone con cui non avevi feeling.
E i festival ? Ce n’erano di interessanti?
Il Festivalbar, non sono mai andato. Prendere i biglietti non era facile.
Una canzone che dedicavi a una persona importante?
Una che mi è rimasta impressa è Pride (In the Name of Love) degli U2 . Anche se sono un gruppo rock, è una canzone che fa riflettere. Un inno al’amore, un gruppo che fa rock che fa una canzone d’amore.
Nel video del matrimonio con mamma c’è Heaven, giusto?
Sì, feci una selezione. Iniziava con Mariah Carey, feci una playlist tant’è che il fotografo rubò per passarla ai vari filmati dei matrimoni.
Secondo te oggi abbiamo romanticizzato gli anni ’80?
In parte sì, però quella musica aveva davvero qualcosa. Se ancora oggi serie come Stranger Things rimettono in circolo certe canzoni e piacciono ai giovani, significa che quella forza c’è ancora. C’è anche un ritorno dell’analogico, della moda, dell’abbigliamento, delle sneakers: è come se tutto insieme riportasse a quel periodo.
Che cosa leggevate per informarvi sulla musica? Noi adesso abbiamo siti, pagine Instagram e stiamo cercando di farlo con questo magazine, Fuori Tempo.
C’era una rivista che si chiamava Tutti Frutti, che parlava di rock, di pop. Rockstar, anche. Ciao 2001, Tutto Musica.
E il mondo degli emergenti com’era?
C’erano le cantine, i garage. Molti iniziavano così.
Se dovessi far conoscere una canzone ai giovani per capire gli anni ’80?
Intanto vai a sentirti quelle che ti ho nominato: Pride degli U2, Another Brick in the Wall dei Pink Floyd. Gli stessi Toto, che sono andato ad ascoltare quest’estate. Ma ce ne sono tantissime, bisognerebbe fare una playlist intera.
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