Tra due scuole di Rap- Ele A


La prospettiva della rapper a Largo Venue

Tra le nuove e vecchie generazioni di rapper, la questione dei backing track è problema reale se si è contro e irrisorio per chi ne fa largamente uso. Per mancanza di coristi o strumenti in tour, spesso questi elementi vengono tenuti nella traccia musicale per supplire a questo deficit. Con le sporche - o ad libs - fatte dagli stessi artisti, la backing track è diventata una necessità. Poi si è arrivati a interi concerti in cui la traccia smette di accompagnare il rapper, ma la canzone originale da studio su cui si canta sopra anche in maniera un po’ sciatta. Questa pratica ha fatto infuriare gli amanti dei live. Dai live di Travis Scott, spesso definiti listening party più che concerti, fino ai concerti di Anna, in cui l’estetica e il ballo sono i veri protagonisti della performance, il divario tra questi due risultati è ampio e la vecchia scuola ha sempre cercato di distaccarsi da queste pratiche. Salmo e Gemitaiz dichiarano questa presa di posizione definendo certi concerti dei karaoke assistiti. Ma quanti sono immuni? Questa differenza, che per la precedente generazione di rapper è un distacco positivo, si percepisce anche nel modo di scrivere testi e non solo a livello di contenuti, ma soprattutto per la tecnica. Nella seconda stagione di Exxxclusive, video podcast di m2o plus che non vuole definirsi tale, proprio su questa questione dibattono Ele A e Nerone. Entrambi sono figure importanti del rap e rappresentano mondi opposti che si confrontano. Il rap deve tanto al freestyle perchè è lì che è nato, dalla bramosia di chiudere una rima in quartine che sembrano gabbie, per cui Nerone ha pienamente ragione: se non fai le rime non puoi chiamarti rapper. Ma possiamo davvero ridurre tutto a questo? A uno scontro tra due poli distanti anni luce che mai si incontreranno? A un modo di fare live e di scrivere che è agli antipodi? Sarebbe sbagliato ricercare solo ed esclusivamente chi mette in fila rime perfette, incastri pensati, su loop minimalisti di 90 bpm, perchè la musica è in continua evoluzione. Lo diciamo spesso, ma il rap negli ultimi sei anni è rinato grazie alla sperimentazione e all’incontro proprio con questa nuova scena che porta freschezza e novità. Le rime perfette appartengono ad altri mondi. Le assonanze e rime interne sono un terreno di gioco che apre ad altre possibili combinazioni e questo porta freschezza al testo. Questo è ciò che artisti della nuova scena come Antognini difendono a spada tratta. Le cose, per evolversi, devono portare qualcosa di nuovo e di migliore. Non è facile essere padroni di tutto un nuovo modo di fare rap, ma c’è chi ci riesce con risultati strabilianti : non è un caso che Ele A è stata una degli artisti più presenti negli album di suoi storici colleghi come Neffa e del produttore Dj Shocca. Io e Alessia abbiamo aspettato l’11 Marzo con trepidazione, non solo perchè abbiamo amato Pixel, a cui abbiamo dedicato uno dei primi articoli di questa rivista, ma perchè eravamo curiosissime di come avrebbe gestito il live. Eleonora Antognini non ci ha deluso, ma ha affermato il suo trovarsi al centro di queste dinamiche, fuori da ogni possibile polemica. Sola, sul palco, senza produttori o band, giocava con la casetta con lo scivolo, si nutriva del calore del pubblico e spariva tra i fumi scenografici. Lontana dal protagonismo scenico di suoi colleghi, ci ha rappato le sue canzoni con energia e semplicità. Le backing track contenevano solo i ritornelli cantati che davano fiato e valore alle sue strofe e i versi dei colleghi assenti che in più di un’occasione ha fatto cantare ai fan. Ci è sembrato di essere al concerto di un’amica che ce l’ha fatta, che dopo il botto condivide il suo successo con noi. Se la nuova scena pecca di poca passione per i live e poca cura nella scrittura, il flow chiaro e ben articolato di Ele A ci ha fatto apprezzare tutte le assonanze e le immagini di un album che - mi ripeterò - ha visione di sé chiarissima e flexa in una lingua nuova, inventata da Antognini, e che quella sera tutto il Largo Venue ha condiviso. Abbiamo pogato, sudato, e visto la nostra rapper svizzera preferita cantare tra di noi; abbiamo tenuto la bocca chiusa quando la canzone ce lo imponeva

Grido: "Sono il meglio", il pubblico non dice niente
Perché chi tace acconsente
Ele A, 64 barre di dopamina (Red Bull 64 Bars), 2025
E mi sono chiesta quanto abbiano senso queste polemiche, questa distanza, o meglio, se il litigio è davvero tra la nuova scena e la vecchia scena. Se dobbiamo essere completamente onesti, ho visto più influenza di backing track, se non veri e propri playback, dagli esponenti di quel rap vecchio, quello che non si fa più, che in quella serata di marzo a Largo Venue; ho visto più energia vera, sudata e meritata, quella sera che non in tanti altri concerti di maestri dei live, nonché giochi rimici, rimandi e visioni più fresche e meno usurate. Ele A a che scuola appartiene? Forse a nessuna, forse abbiamo sbagliato fin da subito domanda. Dovremmo iniziare a chiederci quale rap ci dà qualcosa, piuttosto che categorizzarlo. Perchè in quel live ho visto tutto quello che Antognini sta dando: la voglia di andare oltre. Oltre il genere, oltre le correnti, le rime perfette, le scenografie e i balletti, ma riacchiappare qualcosa che sfugge un pò a tutti, navigati e non, cioè la voglia di viversi il presente di un live. Potrebbe essere una cosa scontata per una ventitrenne che sta vivendo un successo incredibile, ma la sua consapevolezza ci ricorda che il rap - anzi la musica - parte sempre dalla voglia di condividere una visione. Tutto il resto sono sovrastrutture, tecnicismi, stupide e inutili divisioni. Sono entrata in quella sala facendomi tante domande, tutte sbagliate, ma più che una risposta ho trovato un’altra prospettiva e ogni volta che un live mi lascia questo, sono felice.
Capirsi a volte risulta complesso
Ma il mondo è sferico, non si limita a un cerchio,
il globo è tuo
Ele A, Globo, 2023
24.03.2026 Chiara Calcara