Una serata al bar a parlare di noi


Franco126 in concerto a Roma

La scorsa domenica 11 gennaio sono stata al suo terzo live a Roma — su quattro — per il tour Futuri Possibili. Un tour che mette in scena l’omonimo album uscito lo scorso marzo e che, per un intero anno, ha risuonato nelle nostre cuffie, su TikTok, nelle dediche mai fatte alle persone che non riusciamo a capire. Con un bicchiere sempre in mano, Federico Bertollini canta quello che sentiamo quando non sappiamo cosa sentiamo. Quello che vorremmo sentirci dire quando nessuno sa cosa dirci. Si parla sempre d’amore, che poi amore non è. Di infatuazione, forse. Di qualcosa che non vogliamo definire per paura di darle un nome, per paura che si concretizzi. Due sono stati gli ospiti di questa serata: Fulminacci e Giorgio Poi. Durante le altre date sono saliti sul palco anche Ketama126, Tommaso Paradiso ed Ele A. Per la gioia dei fan, c’è stato anche un dolce appello a Carl Brave, poco prima di Solo Guai e Sempre In Due, in memoria dei bei vecchi tempi in cui loro pubblicavano il joint album e noi vivevamo la nostra adolescenza.

TRA UNA PERONI E L’ALTRA HO SCRITTO QUESTA CANZONE INSIEME A UN AMICO CHE SI CHIAMA CARLO, :
ABBIAMO FATTO QUESTO DISCO CHE SI CHIAMA “POLAROID”. QUESTA CANZONE POSSO DIRE CHE MI HA CAMBIATO LA VITA, SI CHIAMA “SOLO GUAI”
DICHIARAZIONE DI FRANCO 126 RACCOLTA DALL’AUTORE DURANTE IL CONCERTO DELL’11/01- ALL’ATLANTICO (RM)

Sul palco Franco e il suo team sembrano divertirsi davvero: tra inside jokes e sigle dei Simpson suonate al sax, sembrava di guardare da lontano un gruppo di amici al bar. E allora viene spontaneo chiedersi: perché Franco126 ci piace così tanto? L’artista ha collezionato quattro sold out solo a Roma, senza contare le altre città. Forse perché dà voce a quelle sensazioni, a quell’amaro in bocca che ci lasciano le situazioni che sono tutto e sono niente. Ci fa sentire meno soli. Ci ricorda che le stronzate le facciamo tutti, che alla fine siamo giovani e nessuno sa davvero come ci si comporta. Rischiamo di farci male e intanto abbiamo sempre una birra in mano per consolarci, da bere seduti sulle scale con i nostri amici. E in fondo non fa niente. A volte ci ficchiamo in cose più grandi di noi per il semplice gusto di soffrire per qualcosa. O forse è la bugia che ci raccontiamo per non far crollare la maschera da duri che abbiamo tutti, come se ci fosse imposta. L’intro del concerto è suggestivo: le lampade che si accendono, la palla magica al centro, Zoltar l’indovino. Tutto contribuisce a creare un ambiente sospeso tra destino e realtà, tra ciò che vorremmo e ciò che non vogliamo ammettere di volere. Sincerità e omissione. Un ambiente di futuri possibili.

15.01.2026 Alessia Restucci