Tutto è possibile di Geolier
Ogni volta che usciva un nuovo album ho sempre ascoltato le canzoni in ordine sparso, in maniera disordinata, ignorando intro e outro — non sapevo nemmeno cosa fossero. Poi seguii il consiglio di ascoltare un album nell’ordine proposto. Tutto è possibile di Geolier, però, non ha avuto questa possibilità: spesso tendo a dare la precedenza a ciò che più si avvicina al mio umore del momento. È come se solo così riuscissi ad ascoltare le canzoni singolarmente e ad apprezzarle nella loro unicità, prima ancora di saperle collegate e parte di un progetto più grande. Lo scorso 16 gennaio è uscito Tutto è possibile, quarto album del rapper napoletano Geolier. Vedendo che la prima traccia prevedeva la collaborazione con Pino Daniele, pensai bene di conservarmela per un momento migliore. Così sono partita da Olè, con Kid Yugi, che dimostra ancora una volta quanto un loro featuring sia potente. In questo modo ho incanalato l’album come qualcosa da ascoltare per trovare la carica. E infatti, accanto ai pezzi che gasano, ce ne sono altri più intensi che non hanno uno scopo diverso: Emanuele Palumbo ha 24 anni, ne sente tutto il peso e se lo scrolla di dosso, prendendo la rincorsa per volare sempre più in alto. In questa narrazione del sacrificio, della fatica e del duro lavoro che paga e gratifica, Napoli è lo sfondo costante: una città che arricchisce e, allo stesso tempo, rende terribilmente poveri. In A Napoli non piove si racchiude il significato più intrinseco di noi giovani che vogliamo rendere la nostra patria orgogliosa: tanta è la voglia di dare che, a un certo punto, non smettiamo più di farlo. Diventiamo noi stessi un dono. Un ricco e un povero parla invece di habitat, di uno spazio entro il quale il corpo si adatta. Le possibilità che ci vengono offerte ci rendono malleabili; se non rientriamo in uno spazio definito, ci disperdiamo, vaghiamo senza meta. Il punto di vista del povero è forse quello più felice: non c’è più niente da perdere, c’è solo da guadagnare.
‘O PIGLIAMMO TUTTE QUANTE COMME REGOLA. I’ L’ER’A FÀ PE FORZA, T’O GGIURO, A OGNE COSTO.
M’ERO ‘MPARATO A PERDERE, M’AGGIO ’MPARATO A VENCERE.
Tutto nella sua musica è un mantra.
Geolier doveva farcela P forz, portavoce di chi ha qualcosa da dire e vuole farlo a voce alta, con fierezza, ci racconta di come questa fosse l’unica possibilità. Riuscire nel suo intento. Tre le canzoni che ci hanno preparati al progetto: 081, Fotografia e Phantom. Brani che, soprattutto nell’ultimo caso, hanno raggiunto anche coloro che il napoletano non lo masticano. Ho letto diverse opinioni a riguardo: non tutti lo comprendono, ma arriva lo stesso. Forse sono affetta dalla sindrome del napoletano dislocato, e per questo ho solo da apprezzare. La cosa sorprendente è vedere come un ragazzo così giovane e apparentemente “comune” sia riuscito a sfondare: in un solo album ha raccolto due featuring internazionali — 50 Cent e Anuel AA — accanto a Sfera, Anna, Kid Yugi e soprattutto alla collaborazione postuma con Pino Daniele, con un brano inedito che ha dato il titolo all’album. Tutto è possibile, per davvero. Cosa ne sappiamo noi dell’avvenire? Cosa ne sappiamo del mondo? Possiamo soltanto restare in balia delle infinite possibilità della vita, che forse è anche un po’ confortante: perché crogiolarsi nell’inconsistente dubbio eterno, quando domani tutto potrebbe essere possibile?
E tu, cosa ne pensi a riguardo?
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