La Rubrica degli Emergenti


Abbiamo iniziato il 2026 dando il via al format gli artisti emergenti di FUORI TEMPO, che ha reso protagonisti dei nostri video su TikTok tantissimi artisti di ogni genere. Nell’arco di questo tempo ci siamo avvicinate a questo mondo che è pieno di dedizione, passione e musica. Così nasce l’omonima rubrica: uno spazio dedicato a chi ogni giorno cerca di far conoscere la propria musica. Ogni mese vi proporremo tre artisti: tre interviste su di loro, la loro musica, i loro progetti e i loro pensieri. Le interviste saranno volutamente discorsive, per darvi modo di focalizzare su ogni identità, singolarmente. In questo numero conosceremo Lisa, PANI e Leopoldo. A tutti e tre abbiamo posto le medesime domande. Abbiamo chiesto loro di presentarsi al pubblico; quanto di loro c’è all’interno della musica che fanno, i pezzi che lasciano e che condividono altruisticamente con degli sconosciuti; come vivono il mondo degli emergenti: le opportunità, le critiche, i riscontri positivi; abbiamo poi chiesto come hanno conosciuto Fuori Tempo, cosa ne pensano di questa nuova realtà “emergente” come loro; infine abbiamo chiesto di lasciare un piccolo saluto, un pensiero da dedicare a coloro che leggeranno queste interviste.

Lo spazio di accettazione di Lisa

La prima artista che abbiamo ascoltato in assoluto è Lisa: una cantautrice bresciana, nata nel 2003, che è cresciuta tra gospel e palchi sin da bambina. Il suo è un pop cantautorale che vuole risultare dolce e accogliente. È infatti la sua dolcezza che ci ha conquistate, con lei si è aperto il format ed è con lei che apriremo questa rubrica, augurandoci che la sua delicatezza possa far breccia nei vostri cuori.

Mi chiamo Elisa Barbieri , in arte Lisa, un nome che ho scelto perché volevo qualcosa di semplice, chiaro e pulito, che rappresentasse la mia personalità. Sono cresciuta in mezzo alla musica: i miei genitori sono entrambi musicisti. Sono stati fondamentali nel mio amore per la musica. Molti dei brani che scrivo nascono proprio al pianoforte insieme a mio papà , che è una parte centrale del mio progetto musicale e spero lo sarà ancora a lungo. Il pianoforte rimane il mio strumento chiave, sia nell’esecuzione che nella scrittura dei brani. Le mie canzoni sono soprattutto ballad , ma cerco di curare anche la profondità dei testi. Nelle mie canzoni voglio creare un luogo sicuro per le persone, uno spazio di accettazione . Per me la musica e la scrittura sono sempre state un modo per accettare me stessa e le mie emozioni. Mi piacerebbe che chi ascolta trovasse, anche solo per tre minuti, un posto in cui poter rispondere sinceramente alla domanda: “come stai?”. Un rifugio, una casa. Io sono in ogni mio brano. È raro che io scriva un brano senza partire dalla mia esperienza: vivo la scrittura anche come una forma di terapia e di accettazione emotiva. 3 milioni di persone , il primo brano uscito con questo progetto, nasce da una storia mia, intrecciata poi a quella di una coppia che conosco e che potrebbe riconoscersi nel racconto. Anche Penelope , scritta in terza persona, parla in realtà totalmente di me. Ho scelto quel punto di vista perché amo la mitologia greca e volevo uno sguardo esterno, ma i temi – l’attesa dell’amore, il fermarsi per amore – sono profondamente miei. Ho bisogno di partire da me per scrivere, almeno per ora. Forse in futuro cambierà, ma oggi credo che usare la propria esperienza sia fondamentale per permettere agli altri di riconoscersi . Essere emergenti è bellissimo per la libertà creativa che offre, ma è anche molto difficile. Ci sono tanti ostacoli ed è complicato farsi conoscere, soprattutto oggi, in un contesto saturo di musica, contenuti e stimoli. I social sono ormai indispensabili per un artista emergente, anche se non sempre aiutano. Quello che vorrei per gli emergenti sono più opportunità di suonare live perché alla fine si scrive e si canta per le persone. Ho conosciuto Fuori Tempo tramite TikTok e fin da subito mi ha trasmesso una bella vibrazione: crea uno scambio reale e uno spazio fuori dai soliti canoni. È raro trovare una sensibilità per la musica emergente come la vostra. Se ascolterete la mia musica, mi farà davvero piacere.”

Perdersi in una città, PANI

La seconda proposta che abbiamo intervistato è PANI, abruzzese, classe ’99. Debutta nel 2020 con l’EP 4912, nel 2024 pubblica Panic Room, album d’esordio prodotto da Etrusko e Phonez, che unisce fragilità e denuncia sociale. Il suo stile fonde rap, urban e cantautorato. L’abbiamo scelto perché ciò di cui parla nei suoi testi è prezioso e reale, qualcosa che viviamo tutti, ognuno di noi nel proprio contesto. Abbiamo compreso la sua sensibilità e l’abbiamo apprezzata. L’abbiamo fatta anche un po’ nostra, al punto da volerne sapere di più.

Sono Alessandro Paniccia . Faccio musica da tanto, prima su Spotify avevo un altro nome, ma del 2019 ho iniziato questo nuovo progetto perché avevo qualcosa da dire : è sempre stato un sogno chiuso in un cassetto, soprattutto per paura di espormi e del giudizio degli altri. Dopo una rottura e un periodo difficile della mia vita, ho avuto la fortuna di rimboccarmi le maniche e andare in studio per la prima volta. Da lì si è acceso un mondo, qualcosa di incredibile per me, che ancora oggi è la benzina che mi spinge ad andare avanti. Con questo nuovo progetto ho intrapreso una direzione un po’ più ironica , pungente sotto certi punti di vista, più minimal. Però dietro l’artista — anche se odio essere chiamato così — c’è un ragazzo con una sensibilità molto pesante da portare. La mia musica nasce da un’ emozione , positiva o negativa che sia. Nasce da quello che vivo sulla mia pelle, quello che tanti ragazzi — a vent’anni, a venticinque, e probabilmente anche a trenta — vivono ogni giorno. Io racconto la mia storia , ma vorrei che qualcuno potesse rispecchiarsi in essa. Ho un rapporto conflittuale con la mia musica. Ogni volta che esce un mio brano mi sento completamente svuotato . A volte provo ad allontanarmi, ma ho un chiodo fisso in testa che mi dice: non puoi mollare. E infatti, dopo sei, sette anni, sono ancora qui a raccontare quello che sono e quello che voglio dire nelle canzoni. Che è la cosa più importante. La condizione di essere emergente mi pesa per l’invisibilità ; fa male quando dopo tanta fatica non vedo risultati. Quella cosa mi distrugge. Ma dura solo fino a quando vado a dormire: il giorno dopo mi sveglio con lo stesso fuoco del giorno prima e ricomincio da zero. Il 6 febbraio uscirà la mia ultima canzone, Meglio di me . L’ho scritta a Milano , città che mi ha accolto per un anno. Mi ha fatto capire cosa significa vivere fuori dalla provincia, ma allo stesso tempo mi ha tolto tanto. Ho fatto fatica nei rapporti umani lì: non mi ritrovavo, non mi sentivo apprezzato, non mi sentivo abbastanza in un mondo troppo frenetico, che non aspetta nessuno. La canzone parla del mio continuo darmi addosso . Parlo anche di come mi mancasse la spensieratezza della mia città doveva avevo lasciato il vecchio me stesso
VOGLIO UN’ALTRA VITA, POI PAGARE IL CONTO,
ALZARMI TARDI, TIPO A MEZZOGIORNO,
FARE UN CASINO, SCRIVERMI ADDOSSO VAFFANCULO STRONZO.
MEGLIO DI ME, PANI, 2025
Racconta una sofferenza esplosa, sfinito da chi si metteva su un piedistallo senza aver davvero vissuto certe esperienze, anche certi amici rapper. È forse l’unica mia canzone che, quando ascolto, mi provoca un’emozione fortissima . Aspetto il 6 febbraio con tanta ansia e paranoia, con la paura di non riuscire ad arrivare al cuore delle persone. Ma so che, se il testo viene capito, può avere un bel potenziale. Vi saluto e vi abbraccio. Grazie mille per l’opportunità, per l’intervista e per la visibilità. Vi lascio con una frase di Francesca a 3 km da te:
IO NON C’HO MAI CREDUTO ALLA MERITOCRAZIA, MAI.
FRANCESCA A 3 K DA TE, PANI, 2025

La condivisione comunitaria di Leopoldo

La terza intervista l’abbiamo fatta al collettivo Leopoldo, composto da ragazzi romani dal 2007 al 2009. Sono in dieci, nove rapper e un produttore: ED. Le produzioni richiamano il lo-fi hip hop americano, con influenze che spaziano da The Alchemist a J Dilla. Ci sono piaciuti per l’energia che ci hanno trasmesso, sembrano divertirsi con quello che fanno, provocando in noi il desiderio di conoscerli.

Ciao, noi siamo il collettivo Leopoldo e sì, siamo in dieci . L’obiettivo è sempre quello di coinvolgere più persone possibili. Di questi dieci c’è ED, che è il produttore e figura centrale, mentre alcuni ragazzi fanno musica anche al di fuori del collettivo, invece altri, al momento, non hanno ancora un progetto solista o un nome artistico definito. Il modo in cui nascono i pezzi è piuttosto naturale. Ci sono tanti beat a disposizione , realizzati da ED, e ogni brano parte sempre da un’idea. A volte nasce un tema e alcune persone decidono di partecipare a un pezzo su quell’argomento, altre volte c’è semplicemente un beat che colpisce subito e senti che va usato. Poi, ovviamente, le visioni cambiano: su chi canta cosa, su che direzione dare al brano, sul suono. Ma il processo è questo, ed è molto condiviso . Siamo quasi un gruppo autobiografico: parliamo delle nostre esperienze, di come vediamo il mondo, delle nostre opinioni. Anche quando sono diverse tra loro. A volte risultiamo incoerenti, ma è proprio questo il bello di essere un collettivo: ognuno mette il suo per creare qualcosa di unico. Senza l’esperienza personale, avrebbe poco senso fare musica insieme. Scrivere richiede sempre attenzione e sincerità. Per me, in particolare, scrivere e registrare è uno dei momenti più belli e significativi delle mie giornate. Il progetto che abbiamo fatto è volutamente semplice : i pezzi sono diretti, orecchiabili, ma sinceri. Pensiamo di poter migliorare molto, sia come scrittura sia come esperienza, e speriamo di riuscire presto anche a portare questa musica dal vivo, quando ci sarà l’occasione. Per quanto riguarda la visibilità e il riscontro, il primo progetto è andato bene. È anche vero che oggi poche persone vanno attivamente a cercare artisti emergenti. Ancora meno sono quelle che poi consigliano musica nuova ad altri. È una parte dura, ma allo stesso tempo è anche quella più stimolante, perché ti costringe a crederci davvero . Essere emergenti oggi è un’arma a doppio taglio. Da un lato tutti possono vedere e giudicare quello che fai, dall’altro, se il prodotto è valido, hai anche la possibilità di arrivare a molte persone. Noi, però, non puntiamo tantissimo sui social o sui video virali: preferiamo creare un passaparola, crescere attraverso i live e il contatto diretto con chi ascolta, perché per noi l’interazione reale conta più di uno schermo. Non abbiamo un obiettivo preciso e definito, il nostro obiettivo principale è divertirci , fare musica per noi stessi, sentirci più leggeri, condividere le nostre esperienze ed esprimere quello che siamo. Il messaggio che vogliamo lasciare è semplice: restate connessi e seguite Leopoldo ovunque. Grazie davvero a voi per questa intervista e per le domande. È la prima volta che ci capita di parlare così della nostra musica, quindi grazie per lo spazio e per quello che state facendo per il mondo musicale oggi.
27.01.2026 Alessia Restucci, Chiara Calcara