Le domande fanno crescere


Intervista a chiesadisanpaolo: la casualità mistica

Abbiamo iniziato Fuori Tempo perchè amiamo la musica e pensiamo che nasconda sempre qualcos’altro, qualche emozione indefinibile che ci lega a quelle melodie e quelle parole. Un pò come se il destino ci guidasse a quel concerto in quello stato d’animo o all’ascolto di quell’album proprio in quel momento della nostra vita. Questa sorta di casualità mistica ci spinge a essere curiose perchè dietro ogni artista e musica potrebbe nascondersi quella canzone che porteremo nel nostro cuore per tanto tempo. Da quando abbiamo iniziato con Fuori Tempo vi abbiamo conosciuto in tanti e abbiamo conosciuto chiesadisanpaolo. Due ragazzi di Cuneo, circondati da paesini di 500 abitanti, che amano la musica tanto quanto noi. Come noi, non hanno la fortuna ancora di vivere delle proprie passioni, ma dieci anni fa si sono ritrovati a parlare di musica e hanno deciso di iniziare a produrre pezzi house insieme. Li ha spinti un’esigenza. Poi, qualche mese fa è nato un nuovo progetto: spontaneamente, un progetto che va oltre la musica. Abbiamo sentito il loro primo pezzo, Paolina (stupore) e abbiamo parlato degli altri progetti.

Com’è nato il progetto narrativo musicale che vi ha portato a pensare Paolina (stupore)?
È nato spontaneamente. Abbiamo pensato che fosse interessante chiedere a una delle nostre nonne cosa ha provato la prima volta che ha visto il mare. Settant’anni fa non era così scontato aver visto il mare. Le abbiamo detto “Parla in dialetto, esprimiti normalmente” e abbiamo costruito sotto questa base che è molto semplice, ma per noi abbastanza calzante con le sue parole. Da quello che ci ha detto abbiamo composto una base che suscitasse stupore , proprio quello stato emotivo che aveva provato lei la prima volta che ha visto il mare. Poi abbiamo deciso la registrazione sulla base.
È molto interessante l’idea di esprimere queste sensazioni senza l’intermediazione di una lingua di un testo scritto. Quali sono i vostri prossimi progetti?
Le prime idee le abbiamo buttate giù la scorsa primavera, ma le stavamo prendendo con estrema calma, giusto quando sentiamo che è il momento giusto ci mettiamo lì e tiriamo giù qualcosa, ma vorremmo fare un EP che parta dal tema del Mare . Vogliamo che il progetto sia estremamente umano, che metta a nudo i sentimenti delle persone più comuni: la nonna, i pescatori e il ragazzo che attraversa il mare. Per esempio, abbiamo intervistato due pescatori in un porto vicino a Sanremo. Abbiamo passato una notte ad aspettarli al mercato del pesce perché non conoscevamo bene i loro orari. Sono stati molto gentili e ci hanno raccontato com’è la vita al porto. Per loro significa lavoro e in un certo senso sopravvivenza . Poi, la terza traccia sarà un’intervista a un ragazzo maliano venuto in Italia due anni fa col barcone. Lo abbiamo incontrato quasi per caso: faceva autostop, l’ho caricato in macchina e gli ho chiesto se voleva raccontarci la sua storia. Poi abbiamo preso un appuntamento e gli abbiamo fatto un’intervista. Adesso stiamo lavorando anche a quella traccia. In questo caso vogliamo trattare il mare come opportunità di una vita migliore, ma anche come paura . Ci siamo soffermati molto su cosa ha provato quando è salito su quella barca e ha capito che non poteva più tornare indietro. Ci ha raccontato le sue paure e le emozioni del dopo, quando ha rivisto nuovamente il mare dalle nostre zone: voleva andare a nuotare, ma non ce l’ha fatta.
Voi parlate di progetto narrativo musicale e non di pezzi. Abbiamo avuto la sensazione che vogliate tracciare una linea di confine tra ciò che siete voi e ciò che rappresenta la scena musicale italiana contemporanea. Secondo voi ci sono altri artisti che riescono a trasmettere questo livello di immediatezza tra sensazione e musica?
In realtà non abbiamo un metro di paragone con gli altri, perchè questo progetto è nato per la necessità di provare a fare qualcosa che ci venisse dal cuore. Non abbiamo pensato a diversificarci o altro, è nato semplicemente un progetto diverso. Sicuramente ci sono stati molti artisti che ci hanno ispirato, soprattutto per il lavoro che hanno fatto con il dialetto . Mi avete detto che una di voi è napoletana, beh, noi siamo mega fan di Liberato . Poi abbiamo trovato ispirazione anche dall’album Creuza de mä di De Andrè , un album pieno di riferimenti storici e culturali, interamente in genovese. Non stiamo cercando di metterci al suo livello, ma ci siamo detti “Cerchiamo di dare una visione moderna dei nostri posti, della nostra cultura ”. Non vogliamo distinguerci in maniera commerciale o fare solo stream: vogliamo mettere a nudo i sentimenti, e sensazioni.
A noi siete arrivati proprio per questa autenticità. Non avere testi scritti è il vostro pregio, ma anche ciò potrebbe allontanare potenziali ascoltatori. Quindi vi chiedo: chi sarà il vostro pubblico?
Se arrivano gli stream, ben vengano, ma prima di tutto la musica deve piacere a noi. Ci piacerebbe che chi ci ascoltasse trovi familiarità con alcune storie, similitudini, che provi curiosità… non tanto per la musica in sè, ma perchè speriamo che sia uno stimolo a riflettere. Vorremmo che fosse un invito a fermarsi, a guardarsi in faccia, parlare essere timidi. Ci piacerebbe che chi ascolta le nostre tracce possa essere spinto a fare delle domande alle persone attorno a loro, come è successo a noi con i pescatori e con il ragazzo maliano. Le domande semplici sono fondamentali per crescere come persone.

A noi questa curiosità l’hanno stimolata, forse perché del “ fare delle domande ” ne vorremmo fare un lavoro, forse proprio perché Fuori Tempo è nato con la necessità di conoscerci di più. Leggendo gli articoli dei nostri amici, conoscenti, di voi stessi lettori che ci avete inviato, abbiamo avuto la sensazione di conoscervi un po’ più a fondo perché ciò che ci smuove in una melodia o nella frase di un testo è una casualità mistica che è difficile da spiegare in altro modo. Noi le sovrastrutture le odiamo, ma amiamo i nostri dialetti, il siciliano e il napoletano, le nostre prime lingue, e solo chi cresce in una regione che non è la propria sa quanto è strano filtrare tutto su una lingua e una cultura che non sono esattamente le nostre. Quando abbiamo incontrato il loro pezzo, Paolina (stupore) noi che col mare ci siamo cresciute, noi che ci pentiamo di tutte le domande che non siamo riusciti a fare, abbiamo provato una sensazione strana: un riconoscimento attraverso spazi e luoghi . E se il destino ci ha condotto alla loro musica, un motivo ci sarà. Alla base c’è un prodotto puro, un’intenzione semplice quanto d’impatto. Quando abbiamo conosciuto i ragazzi qualcosa è scattato. Due ragazzi che si pongono domande in una società così spietatamente asettica sono una rarità. La curiosità che spinge a conoscersi, i racconti degli altri che prendono vita nei nostri immaginari, pensieri evocativi, sensazioni tangibili. Emozioni che saranno immortali. Tutto ciò che abbiamo appreso da Lorenzo e Lorenzo è stato profondamente arricchente. Speriamo lo sia anche per i lettori e futuri ascoltatori di chiesadisanpaolo, augurandoci che l’umanità chiami a sé altra umanità. Riportando in auge il porre domande, l’essere curiosi e mai sazi di vita.

24.01.2026 Chiara Calcara, Alessia Restucci