Fantasanremo.


Musica comunitaria

Il 2020, per il Festival di Sanremo, è stato l’anno del cambiamento. Ne abbiamo già parlato nello scorso numero, sottolineando l’importanza della direzione artistica di Amadeus, ma non è stato solo quello. Sono cresciuta con il Festival nel televisore di casa mia: si è sempre visto nella mia famiglia, talvolta relegandolo a semplice sottofondo per poi aumentare il volume quando gli artisti cantavano. Man mano che la qualità musicale calava e le proposte soddisfacevano solo una parte del pubblico, anche il mio interesse è diminuito. Le gag proposte non erano divertenti, le presenze megalomani nella conduzione rendevano il prodotto difficile da digerire. La lunghissima durata della serata non aiutava a incentivare la partecipazione, così, a poco a poco, Sanremo non è diventato più culto, ma un programma. Con Amadeus e Fiorello è emersa la consapevolezza di ciò che si stava facendo: un programma sicuramente difficile da eseguire, per questo hanno deciso di rivolgersi a noi, il pubblico. Nel 2017 i The Jackal, gruppo comico napoletano, avevano fatto un piccolo passo all’interno della competizione convincendo cantanti e personaggi di spicco a pronunciare una parola inutile che fosse un segnale che il pubblico aveva contribuito alla serata: termostato. Semplice, d’effetto, ma la tenda impenetrabile di serietà che aveva circondato la kermesse era stata forata. Nel 2020 un gruppo di amici di Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, aveva ideato un modo per poter godersi di nuovo le serate del Festival: un gioco, un fantacalcio musicale, che aggiungesse quel brivido in più che mancava alla conduzione. Il Fantasanremo è esploso quasi subito: Fedez lesse il regolamento in diretta instagram, i cantanti furono contattati dal pubblico per dire o fare quella cosa che gli avrebbe dato punti e ben presto se ne parlò chiaramente sul palco dell’Ariston: “lo faccio per chi mi ha al Fantasanremo”. Siamo entrati in quel meccanismo impenetrabile, abbiamo dissacrato ciò che era diventato troppo sacro e distante. Anche il modo di vedere gli artisti è cambiato, li abbiamo conosciuti meglio e abbiamo seguito quelle cinque serate di Sanremo come se fosse un reality, come se fossimo anche lì con loro in hotel a vedere la polizia che insegue Orietta Berti per aver violato il coprifuoco o i primi litigi di Morgan e Bugo. Gli stessi cantanti hanno riso insieme a noi: le bellissime sigle degli Eugenio in Via di Gioia, che erano riassunto e ora sono ricordo di un’esperienza bella che abbiamo condiviso insieme. Due anni fa ho visto tutte le serate alla Redazione di Roma, in zona Manzoni, poi l’afflusso è aumentato e l’anno scorso ha fatto sold out ogni sera ben prima dell’inizio del festival. È stata un’esperienza incredibile leggere la classifica insieme, ascoltare i brani e farci un’idea di chi ci piaceva di più. È iniziata con il Fantasanremo, ma è diventato un modo per vivere di nuovo la musica e quelle serate così importanti insieme, tra amici, condividendo emozioni e vibrazioni. Non è scontato condividere il primo ascolto di 24 canzoni italiane inedite, che dovrebbero essere le migliori del nostro panorama. Ci voleva un gioco per capirlo. Quest’anno è stato il mio compaesano, Tony Pitony, a cantare la sigla del Fantasanremo, uno dei personaggi più interessanti e sfacciati della nuova scena ed è forse proprio lui l’emblema di cosa è il Fantasanremo. Un artista vero, un bravissimo cantante, che rende i suoi testi un gioco leggero, attraverso il ridicolo, nasconde anche alcune verità. La commistione tra musica e divertimento. Forse ne abbiamo bisogno per tornare ad apprezzare la musica italiana. Quest’anno anche noi parteciperemo al Fantasanremo, abbiamo la nostra lega, FUORI TEMPO MAGAZINE, e ci piacerebbe che condividessimo queste cinque serate insieme. Magari alla Redazione, se riusciamo, magari al Pierrot Le Fou, ma sarebbe bello vederle insieme e scambiarci le prime impressioni. Quest’anno, dati gli artisti in gara, sono tante le aspettative. E se riusciamo, ci piacerebbe parlarne ogni giorno in un piccolo podcast. Ci piacerebbe e cercheremo di farlo. Vogliamo vivere il Festival di Sanremo insieme alla nostra comunità, vogliamo registrare questo incredibile momento comunitario musicale quasi unico nel suo genere. Ci vediamo a fine febbraio.

28.01.2026 Chiara Calcara